Premio Bertacchi 2026 Palazzo Vertamate
Sabato 26 settembre 2026, nella cornice di Palazzo Vertemate Franchi a Piuro, si terrà la finale della XIII Edizione del Premio Internazionale di Letteratura Giovanni Bertacchi, dedicata alla sezione Poesia Inedita.
Anche quest’anno il Premio ha raccolto opere provenienti da ogni parte d’Italia, confermandosi come uno spazio capace di accogliere voci, sensibilità e linguaggi differenti. Le poesie arrivate raccontano emozioni, memoria, paesaggi, relazioni, inquietudini, speranze e frammenti di vita, restituendo un mosaico ricco e profondamente umano.
I finalisti, in ordine alfabetico per cognome, sono: Biagio Amelio, Sabina Balbi, Stefano Baldinu, Renato Bassi, Paolo Luca Bernardini, Roberto Biscaretti di Ruffia, Angela Caccia, Filippo Caddeo, Giuseppe Castellino, Alberto Gaetano Castrini, Lorenzo Cecchi Simoncini, Franco Ciullo, Maria Rosaria De Fazio, Stefano De Francisci, Antonietta Di Santolo, Stella Di Sciullo, Davide Fanfarillo, Lucia Fornaini, Maura Gurini, Licia Inicco, Grazia Levi, Rita Pellegrini, Wilma Riva, Pasqualina Salvi, Alberto Sammarini, Silvia Santarpia, Andrea Veccari e Michela Veronesi.
A tutte le autrici e a tutti gli autori che hanno partecipato va il ringraziamento più sincero dell’organizzazione. Ogni poesia ricevuta ha contribuito a dare forma a questa edizione e a confermare quanto la scrittura poetica continui a essere uno strumento vivo di espressione, riflessione e condivisione.
La finale della Poesia Inedita si svolgerà a Palazzo Vertemate Franchi, una delle più suggestive dimore cinquecentesche della Lombardia, luogo ricco di storia, arte e memoria. Il Palazzo conserva ancora oggi splendidi ambienti affrescati, soffitti lignei, stüe, arredi storici, giardini e vigneti, e custodisce anche un particolare legame con la storia letteraria del territorio: al suo interno si trova infatti una camera intitolata a Giosuè Carducci, che visitò la dimora durante i suoi soggiorni a Madesimo.
Il Premio Giovanni Bertacchi è patrocinato dal Comune di Chiavenna, città natale del poeta e dal Consorzio Turistico Valchiavenna.
La giornata prenderà il via alle ore 16.00, quando finalisti e accompagnatori potranno partecipare a una visita a Palazzo Vertemate Franchi. Alle ore 17.00 avrà invece inizio la Cerimonia del Premio Giovanni Bertacchi, durante la quale saranno proclamati i vincitori delle diverse categorie della sezione Poesia Inedita.
Per le sezioni Narrativa, Volume di Poesia e Volume di Narrativa, i nomi dei finalisti saranno comunicati nel mese di ottobre, in vista della finale in programma a Sondrio nel mese di novembre.
«Ospitare il Premio a Vertemate – dichiara Antonio Muraca, Presidente della Commissione Scientifica del Premio Giovanni Bertacchi – non è una scelta di decoro, ma un atto di fedeltà letteraria. Bertacchi non è un autore da celebrare all’interno di una cornice patrizia estranea: di questo palazzo ha vissuto le stanze vuote, ne ha custodito i segreti nei suoi scritti e ne ha salutato la nuova vita all’inizio del Novecento. Non stiamo semplicemente premiando dei versi in una dimora storica: stiamo riaprendo le finestre e riaccendendo quel focolare, esattamente come lui aveva promesso nei suoi canti».
Sarà dunque un pomeriggio dedicato alla poesia, all’incontro e alla bellezza, in uno dei luoghi più affascinanti del nostro territorio.
«Dopo tredici anni di Premio – dichiara Massimiliano Greco, Direttore Generale del Premio Giovanni Bertacchi – continuo ad accogliere con la stessa curiosità e lo stesso coinvolgimento le centinaia di poesie che arrivano ogni anno. Viviamo in un mondo ancora segnato dalle guerre, dalle sofferenze, dalle ingiustizie, dalle complessità e dalle contraddizioni, eppure continuano a esistere la felicità, la gioia, la speranza e l’amore.
Tutto questo vive nella poesia.
Ogni anno incontriamo parole che diventano manifesto e fotogramma di una vita e, insieme, di tante vite; parole capaci di raccontare l’uomo e le sue infinite sfumature.
Finché esiste la poesia, abbiamo la certezza che qualcuno si è fermato a scrivere. E oggi, nella società del caos, abbiamo forse bisogno più che mai di persone capaci di fermarsi, guardarsi attorno, osservare, ascoltare e raccontare ciò che vive intorno a noi.
La poesia ci educa anche all’empatia: ci permette di entrare, anche solo per un istante, nello sguardo e nella vita di qualcun altro. E forse è proprio così che possiamo avvicinarci, comprenderci meglio e scoprire di essere più simili di quanto pensiamo, un po’ meno soli perché, pur vivendo vite diverse, condividiamo spesso le stesse gioie, le stesse paure, gli stessi desideri e la stessa capacità di sperare. Ed è anche per questo che la poesia continua ad avere un senso: perché crea legami, ci ricorda ciò che ci unisce e ci aiuta a guardare il futuro con maggiore umanità».
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