IL “TRICOLORE D’ITALIA” … SUL PENNONE DI GARMISCH – PARTENKIRCHEN - NELLA GARA DELLE PATTUGLIE MILITARI, ALLE OLIMPIADI INVERNALI DEL 1936!
Bormio (SO) – “Garmisch - 1936 – Bormio – 2026 – NOVANT’ANNI D’ORO” - Esiste un filo d’oro molto sottile che unisce le vette di Garmisch Partenkirchen (Germania) a quelle della “Magna Terra” di Bormio; è un filo lungo ben 90 anni, ed è intrecciato con la lana delle divise degli Alpini e con il legno di betulla, utilizzato per costruire gli sci di una volta!
Riscoprire, oggi (febbraio 2026), la storia di Stefano Sertorelli non è solamente un omaggio ad un Campione, ma un atto di Memoria dovuto e necessario mentre tutta l’Alta Valtellina, e in particolare Bormio, sta vivendo in questi giorni i XXV - Giochi Olimpici Invernali di Milano/Cortina – 2026.
Stefano non era solo un Atleta; era un “figlio” della Magnifica Terra di Bormio, un uomo che ha trasformato la sua fatica in eleganza e il suo sacrificio in vittoria; nelle pagine che compongono questa bella e accattivante pubblicazione, il lettore “attento” non troverà solo la cronaca di una gara leggendaria (targata 1936), ma anche il ritratto di un’epoca dove - per perfezionare la propria tecnica – si sciava con le uova nelle due mani, e quando si ritornava a casa (post gara) si portavano cioccolato e sci nuovi … come tesori di inestimabile ricchezza!
In questo periodo (febbraio 2026) dove Bormio e tutta l’Alta Valtellina sono “caput mundi”, ovvero capitale/centro del mondo, la medaglia d’oro vinta da Stefano Sertorelli, unitamente a Enrico Silvestri, Luigi Perenni e Sisto Scilligo (nella pattuglia militare delle Fiamme Verdi), e custodita - “gelosamente” - presso il Museo Civico di Bormio (palazzo De Simoni), ci parla ancora e (decisamente) ci sussurra che: “IL SEGRETO NON E’ NEL TRAGUARDO, MA NEL CAMMINO FATTO ASSIEME, CON UN SOLO CUORE E UNA SOLA ANIMA”!
Un’ultima annotazione, è quella che riguarda la prefazione della pubblicazione; la stessa è stata scritta, infatti, dall’illustre economista, il prof. Alberto Quadrio Curzio che sottolinea …
“Questo saggio su Stefano Sertorelli è una bella testimonianza di affetto e di stima che i famigliari gli dedicano e perciò ho accolto con piacere la loro proposta di scrivere una prefazione. Stefano è stato mio maestro di sci dagli 8 ai 17 anni, durante i quali sono stato anche apprendista - in quel laboratorio dell’artigiano – dove egli insegnava almeno tre mestieri che – uniti – facevano anche una scuola di discernimento e di esperienza”.
A margine di queste parole belle, vere - e soprattutto sincere e cariche di significato, va posto l’accento anche su un “passaggio” degli autori e “posizionato” a pag. 127 (e da leggere con estrema attenzione).
“Valdidentro, Valdisotto, Valfurva e Bormio: un solo cuore e una sola anima! 90 anni fa - Stefano Sertorelli, unitamente ad Enrico Silvestri, Luigi Perenni e Sisto Scilligo - non erano solamente quattro atleti, erano una pattuglia! Sapevano che se uno solo fosse rimasto indietro, la medaglia sarebbe svanita. La loro forza non stava nei muscoli, ma nella capacità di sincronizzare i loro battiti del cuore! Oggi, più che mai (mentre Bormio abbraccia i Giochi Invernali di Milano e Cortina - 2026), il mondo che ci circonda è in continuo cambiamento: la neve si è fatta preziosa (sia per la Natura … che per l’economia) e le temperature sono in continua risalita; ma noi abbiamo/possediamo un Tesoro (vedi il comprensorio dell’Alta Valtellina) di inestimabile valore che altri non possiedono e che – solo artificialmente – posso avere; ci riferiamo, in particolare, al nostro meraviglioso e spettacolare Territorio che - con la quota, le terme romane, il Parco delle Stelvio e le vette che sfiorano il cielo, oltre ad un microclima più unico che raro – la Natura ci ha donato! Perciò, in relazione a ciò, quale è la lezione che - il nostro illuminato Stefano Sertorelli - ci ha impartito per il futuro prossimo … de La Magna Terra di Bormio? Guardiamo ai nostri quattro comuni di cui sopra: immaginiamoli senza confini e non come sulla mappa, ma come quattro componenti di quella leggendaria pattuglia; se ognuno corre per sé, l’invidia e, soprattutto, il proprio ego diventeranno (inesorabilmente) la nostra pesante zavorra; ma se diventiamo una squadra sola e coesa, possiamo creare un comprensorio unico - a livello mondiale – e collegato da una mobilità pulita e silenziosa come un treno a idrogeno che scivola tra i nostri verdi e salubri boschi, toccando la neve immacolata delle nostre montagne. Non dobbiamo - in assoluto - divorare il territorio, anzi dobbiamo valorizzarla pienamente! Tra altri 90 anni, ovvero nel 2126, chi ci raggiungerà (nuovamente) e salirà sulle nostre vette alpine, dovrà trovarle ancora immacolate, intatte e vive! Il segreto, non è nel traguardo attuale (il 2026 e i Giochi Olimpici Invernali), bensì nel cammino che faremo - assieme - da domani; mettiamo da parte l’IO e riscopriamo il NOI. Stefano Sertorelli ci guarda dalla cima del Gran Zebrù e ci sorride! Ci ha già mostrato la via/traccia da seguire! Ora tocca a noi percorrerla”.
Una pubblicazione, quella dal titolo “NOVANT’ANNI D’ORO”, che ripercorre – fedelmente – la storia di Stefano Sertorelli (uno dei “Tanti”) e dei suoi fratelli, attraverso una serie avvincente di capitoli (nove) che lasceranno il lettore con il fiato sospeso; da sottolineare, infine, che il ricavato dalla vendita del libro verrà – interamente – devoluto per il restauro della chiesa del Sassello di Bormio.
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