Lovero celebra Sant’Alessandro e premia due storie che hanno fatto comunità: Angela Zampatti e Bortolo “Lino” Giudice
È stata una serata nel segno della comunità quella vissuta mercoledì 26 agosto a Lovero, in occasione delle celebrazioni dedicate a Sant’Alessandro, patrono del paese.
Nel sagrato della chiesa di Sant’Alessandro si è svolta la cerimonia di consegna dell’Alessandrino d’Oro, la benemerenza civica con cui l’amministrazione comunale ha scelto quest’anno di rendere omaggio ad Angela Zampatti e Bortolo “Lino” Giudice, due loverini protagonisti di percorsi profondamente diversi, ma accomunati dal forte legame con il proprio paese.
Alla cerimonia erano presenti rappresentanti delle istituzioni e delle amministrazioni del territorio, insieme alle associazioni locali e a numerosi cittadini.
Angela Zampatti, una presenza discreta e costante
Il primo riconoscimento è andato ad Angela Zampatti, classe 1943, da sempre impegnata nella vita della comunità loverina.
La candidatura, avanzata dall’associazione I Giovani di un Tempo, ha voluto valorizzare soprattutto la sua lunga attività di volontariato e il servizio svolto negli anni a favore della parrocchia e della comunità.
Un impegno portato avanti con discrezione, in particolare nella cura della chiesa di Santa Maria delle Grazie, dove Angela si è occupata nel tempo dell’organizzazione degli spazi, degli arredi e della preparazione delle celebrazioni, coordinando anche le volontarie impegnate nelle diverse attività.
Un ruolo che l’ha resa anche un punto di riferimento per i parroci che si sono succeduti a Lovero e per numerose famiglie del paese.
Particolarmente significativo è stato inoltre il rapporto con il compianto don Fiore, al quale Angela è rimasta accanto durante il periodo più delicato della sua malattia.
Bortolo “Lino” Giudice, una vita tra Lovero e la Cina
Storia completamente diversa, ma altrettanto significativa, quella di Bortolo “Lino” Giudice, nato a Lovero nel 1947 e trasferitosi in Cina oltre cinquant’anni fa.
La candidatura, presentata dalla figlia Anna Elena, ha riconosciuto il suo percorso umano e professionale e il contributo dato allo sviluppo delle relazioni tra Italia e Cina.
Arrivato a Pechino nel 1973 grazie a una borsa di studio, Lino ha costruito nel Paese asiatico una lunga esperienza legata alla lingua, alla cultura e ai rapporti internazionali. Nel corso della sua attività ha collaborato con realtà italiane e straniere, diventando un punto di riferimento nei rapporti economici e istituzionali tra i due Paesi.
Nel suo percorso ha avuto modo di incontrare anche importanti esponenti della politica cinese e italiana durante una fase decisiva per l'apertura internazionale della Cina.
A testimonianza della sua attività sono arrivati negli anni importanti riconoscimenti, tra cui il titolo di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia e la Medaglia dell’amicizia conferita dalle autorità cinesi.
Nonostante una vita trascorsa in larga parte lontano dall’Italia, Giudice ha mantenuto vivo il rapporto con Lovero, tornando periodicamente nel paese d’origine.
Una serata dedicata alla memoria e alla comunità
La cerimonia dell’Alessandrino d’Oro si è inserita all’interno di una serata più ampia, caratterizzata anche dalla celebrazione religiosa e dalla partecipazione di numerosi rappresentanti delle istituzioni e delle realtà associative loverine.
Spazio anche alla memoria locale con una mostra curata da Giulio Visini, dedicata al restauro della chiesa di Sant’Alessandro.
A chiudere la serata sono stati lo spettacolo di Christian Poggioni e Marco Belcastro e un momento di festa condiviso con il pubblico.
La sindaca: “Una bellissima testimonianza di comunità”
A tracciare un bilancio della serata è stata la sindaca Annamaria Saligari, che ha sottolineato soprattutto il valore umano dell’appuntamento.
«La serata di Sant’Alessandro è stata qualcosa che è andato ben oltre il grande successo di pubblico: è stata soprattutto una bellissima testimonianza di comunità», ha commentato la prima cittadina.
La sindaca ha ricordato l’emozione suscitata dai due premiati, sottolineando come le loro storie, pur molto diverse, rappresentino entrambe un legame profondo con Lovero.
Particolare attenzione anche alla mostra sul restauro della chiesa, interpretata come occasione per riscoprire e conservare una parte della memoria collettiva del paese.
«Al di là di ogni evento e di ogni riconoscimento, la cosa più bella è stata guardarsi intorno e sentire la gioia e l’orgoglio di essere una comunità unita», ha concluso Saligari.
Una serata che ha quindi unito fede, memoria e festa, riportando al centro due persone che, attraverso percorsi differenti, hanno contribuito a raccontare e rappresentare Lovero ben oltre i suoi confini.
Lorenzo Cisani
Foto Lorenzo Cisani
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