SpaH in poesia: Paolo Piani dedica i suoi versi al progetto che insegna a volare e costruisce futuro
Albosaggia, 7 gennaio 2026 – L’anno nuovo si apre alla Casa di SpaH con un regalo prezioso e inatteso: una poesia che arriva dritta al cuore. A dedicarla è Paolo Piani, tra le voci più autentiche della poesia dialettale valtellinese, che ha scelto SpaH come protagonista dei suoi versi, raccontando con profondità e delicatezza non solo un servizio, ma un’idea di comunità, di futuro, di “dopo di noi”. I suoi versi, intrisi di memoria, sensibilità e profondità umana, celebrano con calore il cammino di inclusione, crescita e autonomia dei giovani che vivono e frequentano il progetto.
La poesia, intitolata “SPA H”, è un omaggio intenso al percorso dei giovani con disabilità che frequentano SpaH e, soprattutto, alla nuova Casa di SpaH, con i suoi appartamenti e i suoi spazi di socialità, pensati per accompagnare i ragazzi verso l’autonomia e per dare risposte concrete a una delle domande più profonde delle famiglie: che ne sarà di mio figlio dopo di noi?
È proprio questo passaggio a rendere i versi di Piani straordinariamente vicini alla vita reale:
“Àa i genitóri, de nòc’ i ghè la fa a posàa,
i stà ca pü còi óc’ sbarlatàac’ a pensàa:
dopo de nùu, còma la sarà la sùa strada?
I puìi iè réet a fasù ognantüu la sùa gnàda!”
Qui c’è tutto il senso della Casa di SpaH: non solo un luogo, ma un percorso che permette ai giovani di costruire la propria strada, il proprio nido, il proprio progetto di vita.
Nei versi di Piani, SpaH diventa un’opera collettiva, una creazione capace di cambiare il quotidiano delle persone, di alleggerire le notti dei genitori, di accendere i volti dei ragazzi:
“La SpaH, ca iàndenùu ià tràc’ èn pée
par i bagai svantagiàac’ fàc dèl bée,
l’è stàc’ par cérti famigli òl pusé bèl regàal
de la Befana, Faraóst, Pasqua e Natàal!”
E ancora:
“‘Sti rèdes, còl l’aiùt de persóni speciàli,
i-è réet a ‘mparàa a ulàa con li sói àli;
e adèss quant cà i tè ‘ncuntra, i-è n’amóor,
còn chèla fàcia alégra e lusènta còme èn fióor!”
Parole che raccontano non solo un servizio educativo, ma un’esperienza di vita, dove le fragilità non vengono negate, ma trasformate in possibilità. La poesia, scritta in dialetto e tradotta per una più ampia fruizione, sottolinea anche il valore della visione condivisa: la gratitudine verso il Sindaco e verso tutti coloro che hanno reso possibile questa realtà. Un elogio che va oltre la forma, e tocca direttamente il cuore di chi crede che la comunità sia protagonista della propria crescita.
All’inizio del 2026, mentre SpaH riprende a pieno ritmo le proprie attività nella nuova struttura, questa poesia diventa simbolo di una ripartenza carica di senso. Un augurio per l’anno nuovo che non parla solo di progetti, ma di persone, relazioni, visioni. Un augurio che ricorda che il “dopo di noi” non è un tempo lontano e astratto, ma qualcosa che si costruisce ogni giorno, con scelte coraggiose, competenze educative e una comunità capace di farsi casa.
La Fondazione Albosaggia e tutta l’équipe di SpaH ringraziano di cuore Paolo Piani per questo dono poetico, che è anche un riconoscimento profondo al lavoro quotidiano svolto accanto ai giovani e alle loro famiglie.
La poesia completa, in dialetto e in traduzione, è disponibile sul sito "dialetto di Albosaggia"
Per informazioni:
Fondazione Albosaggia – Casa di SpaH
www.fondazionealbosaggia.it
www.spah.it
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