Ad Albosaggia la cultura torna ad abitare il paese
Tre giorni di incontri, libri, arte, musica, cammini e comunità. Tre giorni in cui Albosaggia si è trasformata ancora una volta in un grande racconto collettivo diffuso tra corti antiche, giardini nascosti, sentieri e piazze. Si è chiusa con un bilancio estremamente positivo la XVI edizione de “Il Paese delle Storie”, il festival della letteratura e della cultura alpina promosso dalla Fondazione Albosaggia, che quest’anno ha scelto come tema guida “Il ritorno”. Non un semplice festival letterario, ma un’esperienza culturale capace di intrecciare parole, paesaggio, musica, arte e comunità.
Un’edizione che ha confermato, con grande chiarezza, la maturità culturale raggiunta dalla manifestazione: un festival riconosciuto e apprezzato per la qualità delle proposte, per l’originalità del format e per la capacità — rara — di costruire un dialogo autentico tra grandi autori, territorio e comunità.
A fare da cornice agli incontri letterari del sabato pomeriggio è stato il suggestivo giardino della famiglia Cortese, piccolo angolo “di paradiso” nascosto tra le vecchie corti del centro storico di Albosaggia: un luogo quasi sospeso nel tempo, impreziosito da roseti in fiore, siepi e magnifici alberi, che ha accolto il pubblico in un’atmosfera raccolta e profondamente evocativa, perfettamente in sintonia con lo spirito del festival.
Ad aprire gli incontri del sabato è stato il progetto artistico di Francesca Gusmeroli e Anna Boscacci di Amani Grafica, che hanno interpretato il tema del ritorno attraverso un’installazione partecipativa e una riflessione poetica intensa e molto apprezzata dal pubblico. Particolarmente toccante il testo originale scritto e letto da Francesca Gusmeroli, accompagnata al pianoforte dal maestro Renato Caspani: un momento di rara delicatezza che ha dato il tono all’intero pomeriggio.
Di altissimo livello gli incontri con gli autori ospiti del festival, capaci di affrontare il tema del ritorno da prospettive profondamente diverse ma accomunate da uno sguardo autentico e contemporaneo.
Molto apprezzato l’incontro con Max Bevilacqua, che ha presentato Boscoverso, un originale “musilibro” in cui parole e musica si intrecciano in un racconto dedicato al legame tra natura, cooperazione e comunità. La presentazione è stata arricchita da brani originali eseguiti dal vivo dallo stesso autore alla voce e alla chitarra, accompagnato dal mandolino, trasformando l’incontro in un’esperienza immersiva e coinvolgente.
I percorsi imprevedibili della felicità narrati da Federica Garancini, hanno offerto al pubblico uno sguardo delicato e autentico sulle fragilità, sulle svolte inattese della vita e sulla possibilità di ritrovare sé stessi proprio quando tutto sembra andare fuori programma.
Grande attenzione e partecipazione anche per Stefano Motta, che con Felik ha accompagnato il pubblico in un viaggio tra storia, leggenda e memoria ai piedi del Monte Rosa, intrecciando mistero, ricerca interiore e tradizione alpina in un racconto capace di riflettere sul significato profondo del ritorno: quello alle proprie radici, ai luoghi dell’anima e alle storie che continuano ad abitare le montagne.
L'incontro con Elia Milani è stato tra i momenti più intensi dell’intero festival. L’ex corrispondente Mediaset da Gerusalemme ha raccontato in Voci dal confine otto anni trascorsi tra israeliani e palestinesi con uno sguardo umano, lucido e mai banale, offrendo al pubblico una riflessione profonda sui conflitti, sull’identità e sulla possibilità dell’incontro. Un dialogo particolarmente apprezzato, capace di unire rigore giornalistico e grande sensibilità narrativa.
Molto atteso anche l’intervento di Alberto Ravagnani, che ha presentato il suo ultimo libro La Scelta. In un confronto sincero e diretto con il pubblico, Ravagnani ha affrontato temi legati alla libertà interiore, ai cambiamenti della vita e al coraggio di ritornare a sé stessi, offrendo una testimonianza personale intensa e autentica che ha colpito profondamente i presenti.
Molto apprezzata anche l’installazione partecipativa “I segni del ritorno”, che ha invitato visitatori e partecipanti a lasciare tracce, parole e immagini del proprio personale significato del ritorno, trasformando il festival in uno spazio condiviso di memoria e immaginazione.
Accanto agli autori, il festival ha continuato a valorizzare il rapporto tra cultura e comunità. Preziosa la presenza dei giovani di SpaH, il progetto di autonomia promosso dalla Fondazione Albosaggia, che hanno animato il festival con un banchetto di prodotti realizzati da loro e uno spazio ristoro diventato luogo spontaneo di incontro e condivisione.
Molto partecipata anche la giornata inaugurale dedicata alle scuole, con il progetto SIMABÈ che ha visto bambini e bambine protagonisti nella restituzione pubblica dei lavori svolti durante l’anno scolastico attorno ai libri e al tema del festival. Un percorso che conferma la volontà del Paese delle Storie di investire sulla lettura e sull’immaginazione come strumenti di crescita e costruzione di comunità.
Come da tradizione, il festival ha inoltre custodito uno dei suoi simboli più identitari: le celebri pile della legna artistiche, opere collettive nate dall’ingegno e dalla manualità della comunità, capaci di trasformare il paese in un museo diffuso a cielo aperto. Domenica pomeriggio si sono svolte le premiazioni delle pile e del concorso LEGO, che ha visto la partecipazione di numerosi bambini e famiglie.
Molto apprezzati anche i percorsi culturali a Palazzo Paribelli curati dal FAI, che hanno permesso al pubblico di riscoprire uno dei luoghi simbolo del patrimonio storico locale attraverso visite guidate partecipate e molto seguite, e il concerto serale per pianoforte e violoncello, dedicato a Martino Angeloni, nella chiesa di Santa Caterina, che ha concluso il sabato del festival in un’atmosfera di grande intensità. L’esibizione, caratterizzata da un dialogo musicale essenziale e profondamente evocativo tra i due strumenti, ha accompagnato il numeroso pubblico in un percorso di ascolto raccolto e suggestivo, trasformando lo spazio sacro in un luogo di sospensione e contemplazione, perfettamente in sintonia con il tema del ritorno.
«Questa edizione ci ha restituito ancora una volta la forza delle relazioni e della cultura vissuta nei territori», sottolinea la presidente della Fondazione Albosaggia, Ornella Forza. «Vedere il paese animarsi di persone, ascoltare dialoghi profondi tra autori e pubblico, osservare bambini, famiglie e visitatori vivere insieme questi spazi è stata un’emozione autentica. Il Paese delle Storie continua a crescere perché nasce dalla comunità e torna ogni anno alla comunità».
Grande soddisfazione anche da parte del sindaco di Albosaggia, Graziano Murada: «Il festival rappresenta ormai un elemento identitario per il nostro paese. Non è soltanto una manifestazione culturale di qualità, ma un’occasione concreta per valorizzare il territorio, le tradizioni e il senso di appartenenza della nostra comunità. In questi giorni Albosaggia è diventata davvero un luogo capace di accogliere, creare bellezza e generare legami».
In un tempo che corre veloce e consuma tutto rapidamente, Il Paese delle Storie continua invece a scegliere il gesto opposto: fermarsi, ascoltare, ritornare. Ai luoghi. Alle parole. Alle persone.
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