La nostra provincia e il suo Oro Blu: super-profitti per le imprese ma territori dimenticati
La Regione Lombardia, dopo aver emesso il bando di gara per l’aggiudicazione delle concessioni idroelettriche “Codera Ratti-Dongo”, ora pensa invece di procedere direttamente ad assegnare agli attuali esercenti tutte le concessioni scadute o in scadenza. E’ evidente che non è l’Ente pubblico a disciplinare le regole per la gestione del proprio patrimonio ma sono le Imprese già sfruttatrici che decidono chi, come, e in che modo continuare tale sfruttamento.
Segnaliamo comunque il ritardo nel rinnovo delle concessioni già scadute, ritardo che ha consentito agli attuali gestori, la Edison- EdF ed A2A, di continuare a ricavare super profitti in cambio di un aumento del canone annuale irrisorio.
Nei bandi già emanati per il rinnovo degli impianti “Codera Ratti – Dongo”: il punteggio riservato alle questioni economiche è superiore a quello riservato alle problematiche di sicurezza ed a quelle territoriali ed ambientali; le comunità locali e le Amministrazioni sono state completamente ignorate durante la formulazione dei bandi.
La Provincia con 5.000GWh di produzione annua ha un indice di sfruttamento idroelettrico per unità di superficie territoriale, doppio o più che doppio, rispetto alle Province similari: Bolzano, Trento, Belluno e Valle d’Aosta.
Le maggiori quantità prodotte nella nostra Provincia, sono dovute alla unica turbinazione di acque che provengono da diversi bacini imbriferi. Le acque vengono poi scaricate in torrenti diversi da quelli ove sono state prelevate. Il mancato scorrimento nei torrenti naturali, delle acque così sottratte, inibisce l’azione di autodepurazione con conseguenze disastrose in caso di grossi temporali. Inoltre circa 280 Km di canali di gronda drenano ulteriormente le acque dei versanti. I declivi, maggiormente inariditi, sono soggetti a dilavamento superficiale e all’aumento dei fenomeni franosi. I terreni dei conoidi perdono di fertilità per l’abbassamento della falda acquifera.
Nel rinnovo delle concessioni bisognerà provvedere ad apportare le opportune modifiche o soluzioni alternative all’attuale organizzazione impiantistica, anche in considerazione dei cambiamenti climatici, presenti e futuri. In particolare sarà necessario che le acque, dopo essere state turbinate, siano restituite nella stessa asta del torrente dalla quale sono state prelevate.
La produzione idroelettrica in Provincia di Sondrio dovrebbe passare completamente nelle mani della Regione Lombardia. La Regione potrebbe operare mediante una propria società completamente pubblica o, in alternativa, potrebbe darne la gestione, non la concessione, ad una ditta privata, molto più semplice da assoggettarsi al proprio controllo. In questo modo sarebbe possibile incassare 800mln/1 mld di euro annui lordi, anziché gli attuali 60/70 netti.
La gestione pubblica è già attuata dalle nostre provincie limitrofe: Bolzano e Trento che producono con proprie società e sono titolari del demanio. La Provincia di Sondrio non è titolare del demanio in quanto gli stessi partiti al potere oggi in Regione Lombardia ed in Provincia di Sondrio, a suo tempo, dopo aver preso per il naso i Sindaci locali, si sono “dimenticati” di passare il demanio dalla Regione alla Provincia.
Ribadiamo che i bandi per il rinnovo delle concessioni ed i relativi disciplinari devono essere concordati con le popolazioni locali.
Per la nostra sicurezza e in difesa del territorio:
Bisogna verificare se sono stati fatti tutti i collaudi previsti dal RD 1775/33, oppure se gli impianti sono ancora in esercizio provvisorio ed eventualmente, chi se ne assume la responsabilità;
Gli impianti devono essere completamente rivisti anche in considerazioni della loro vetustà, (80 – 100 anni dalla costruzione di dighe, gallerie, condotte forzate) e messi in condizioni di sicurezza certa.
Devono essere rivisti tutti i piani della sicurezza, oppure se non presenti devono essere elaborati.
Bisogna evitare l’ulteriore cementificazione mentre invece è necessario intervenire con “manutentori del territorio”, che sostituirebbero in parte i posti di lavoro venuti meno con l’automazione degli impianti.
Bisogna rivedere, in forte rialzo, e controllare regolarmente i deflussi a valle delle captazioni al fine di evitare che a causa delle basse quantità di acque rilasciate le medesime non scompaiano in subalveo subito dopo il rilascio.
Chiediamo l’abbandono immediato dei prelievi effettuati con i canali di gronda e l’inizio dello studio per modificare le opere di presa, al fine di restituire l’acqua nella stessa asta del torrente, ove è stata prelevata.
Chiediamo inoltre l’assunzione di 500 Manutentori del Territorio. Il finanziamento per il personale e per le macchine operatrici, potrebbe essere recuperato in parte dai canoni pagati per lo sfruttamento delle acque, in parte potrebbe rivenire da contratti di spazzamento neve invernale ed in parte da finanziamenti per la coltivazione dei boschi, la sistemazione dei sentieri, delle mulattiere e delle strade agrosilvopastorali.
Segreteria Federazione Provinciale di Sondrio
Partito della Rifondazione Comunista
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