“Una Montagna di Formaggi”, le due DOP della Valtellina si raccontano in e-book e podcast
(Milano, 20 maggio 2026) Debutta oggi online l’ebook e podcast “Una Montagna di Formaggi Valtellina Casera e Bitto, Storie di Dop”, un racconto corale e contemporaneo che ha l’obiettivo di restituire lavoro, memoria e valore di una delle filiere lattiero-casearie più identitarie dell’arco alpino lombardo. Il progetto, presentato oggi a Milano dal Consorzio per la Tutela dei due formaggi, ruota attorno a 11 storie emblematiche di due prodotti fortemente identitari della Valle tanto amata da Mario Soldati («Chi non è mai stato in Valtellina ci vada. E ci vada subito!» diceva nel suo reportage di viaggio Vino al vino), e ora raccontate dai giornalisti Marco Bolasco ed Eugenio Signoroni. Libro e podcast – 5 episodi online dal 20 maggio, uno a settimana - sono scaricabili gratuitamente sulle maggiori piattaforme di streaming (Spotify, Apple Podcasts, YouTube, Amazon Music) e, a seguire, sul sito del Consorzio www.ctcb.it.
L’obiettivo è far conoscere fuori dalla Valle una filiera che è insieme produzione e presidio territoriale. “L’obiettivo è far conoscere fuori dalla Valle una filiera che è insieme imprenditoria agricola, produzione alimentare e presidio territoriale. “Bitto e Valtellina Casera rappresentano una filiera di 120 produttori di materia prima e 71 tra produttori e stagionatori di formaggio che oggi ha un valore alla produzione di 16,3 milioni di euro (+2,78%), a fronte di 248.946 forme marchiate - commenta il presidente del Consorzio, Marco Deghi -. Oggi questi formaggi rappresentano, dopo la Bresaola della Valtellina IGP, la seconda voce dell’agroalimentare DOP della Valtellina. Le due produzioni DOP rappresentano circa il 30 %dell’economia lattiero-casearia della provincia di Sondrio, ma di questa sono il punto di riferimento, il vero fiore all’occhiello del sistema agricolo valtellinese. Numeri rilevanti che acquistano pieno senso solo se letti insieme alla funzione sociale ed ambientale della filiera: senza alpeggiatori, senza trasformazione locale, verrebbe meno un presidio essenziale delle aree montane e delle loro tradizioni. Gli alpeggiatori, in questo senso, non sono solo produttori: sono custodi attivi del paesaggio alpino, garanti della biodiversità dei pascoli e della sopravvivenza stessa della montagna. È per raccontare questa funzione importantissima dei nostri produttori abbiamo creato questo progetto, che mette insieme storie di impegno quotidiano e di duro lavoro”.
Il Bitto, formaggio perenne che può invecchiare fino a 10 anni, è prodotto in alpeggio solo d’estate in quota tra i 1.400-2.300 metri in provincia di Sondrio e di Lecco (e in alcuni comuni limitrofi della Val Brembana). Due mungiture al giorno, all’alba e al tramonto e la lavorazione sul posto, ogni giorno e con qualsiasi tempo, ne fanno un prodotto raro e autentico: sono 12.857 le forme prodotte e nell’estate 2025 da 45 produttori - alpeggiatori e stagionatori. A valle, il Valtellina Casera, il semigrasso di latteria oggi prodotto tutto l’anno, conquista progressivamente il pubblico: oltre 236mila (+6,7%) le forme marchiate nel 2025 e con un + 10% nei 4 primi mesi 2026
Undici storie per raccontare una filiera
Il racconto si costruisce attraverso tredici voci: alpeggiatori, casari, operatori e stagionatori che incarnano la continuità di un sapere antico che guarda al futuro. Persone che, ogni giorno, tengono insieme economia e manutenzione della montagna e vivono il mestiere come vocazione, contatto con gli animali e la natura. Storie che raccontano di passaggi generazionali di padre in figlio; di donne che portano avanti i sogni e le passioni dei propri padri, ma con una visione imprenditoriale e innovativa. Storie di ritorno alle origini, ma anche di consapevolezza, dopo esperienze di altri stili di vita come quello dell’assicuratore. Come, ad esempio, quella di Davide Codazzi, l’allevatore-casaro di Moda Vegia; con 264 mila follower su Instagram oggi racconta sui social la sua quotidianità tra mucche e pascoli della Val Gerola, trasformando la vita d’alpeggio in un racconto autentico e contemporaneo di dedizione e amore per la montagna, anche con meteo e condizioni avverse. «Ho trovato la mia strada», racconta con soddisfazione. E ha anche un’idea molto chiara del futuro. «So cosa farò tra vent’anni: continuerò questo lavoro, magari in modo diverso – racconta Codazzi -. Mi piacerebbe costruire una stalla in alta montagna e vivere lì, forse con meno animali, ma in una dimensione sostenibile. Sapere dove stai andando ti fa vivere più tranquillo e sereno. È una consapevolezza che io stesso ho faticato a trovare». Ma anche della famiglia Grassi (Claudio, Dante e Loretta), allevatori di vacche di razza bruna alpina e produttori di Bitto che continuano il lavoro del padre che ha caricato l’alpe per ben più di 50 anni. O come quella dello stagionatore Paolo Ciapponi che nella sua bottega storica a Morbegno – tra cantine che sembrano labirinti – porta avanti l’intuizione del padre e dello zio di Paolo che il Bitto potesse migliorare con una stagionatura di dieci anni. Ancora oggi qui si possono fare verticali indimenticabili. O Viola Vanini, che con La Fiorida porta avanti il sogno avveniristico del padre da bambino: “produrre formaggi e farli degustare agli ospiti che avrebbero dormito a pochi metri dalla stalla e avrebbero anche potuto assistere al processo produttivo, senza trucchi né segreti”. Oggi la sua stalla (21 mq a mucca) è tra le migliori best practice di benessere animale a livello europeo. E ancora Cristina Gusmeroli, vincitrice del primo premio della Mostra del Bitto 2024, che porta avanti l’eredità e la passione del papà fin dall’età di 15 anni, il giovane casaro Enrico Martinelli (Latteria Sociale Valtellina) e Franco Marantelli, testimone di un progresso nel benessere animale e in allevamento. Si passa ai racconti di Selene Erini (tecnica del Consorzio), delle addette qualità Erica Cossi (Pedranzini), testimone di come una giovane generazione di produttrici e produttori si stia facendo largo, e Marta Donadoni (Latteria Sociale Valtellina). Ma anche testimonianze dei cambiamenti e di ciò che fu questo mestiere come quella di Felice Codega. A questi si affiancano le voci di Marco Deghi e Marco Chiapparini, presidente e coordinatore del CTCB.
Ne emerge un affresco realistico: mani esperte, stagionature lente, gesti ripetuti e affinati nel tempo e che guarda all’innovazione di un mestiere fatto non solo di tradizioni e passaggi generazionali ma anche di studio. Il libro restituisce anche la dimensione gastronomica più quotidiana e identitaria. Piatti come i Pizzoccheri – recentemente apprezzati anche dal New York Times e dove il Valtellina Casera gioca un ruolo centrale – diventano la sintesi concreta di una cultura alimentare che nasce dalla necessità e si evolve in simbolo.
“Chi non è mai stato in Valtellina ci vada. E ci vada subito. Il richiamo di Mario Soldati – dichiara l’autore, il giornalista Eugenio Signoroni – è la chiave di lettura dell’intero progetto. Una Montagna di Formaggi supera la semplice comunicazione di prodotto per costruire una narrazione di sistema, in cui il formaggio non è il punto di arrivo, ma l’inizio di un racconto di sistema sul territorio. In questo senso, la Valtellina, capace di tenere insieme tradizione e contemporaneità, si conferma un caso emblematico: qui la produzione non si limita a generare soltanto valore economico, ma contribuisce concretamente a mantenere viva la montagna”.
Una Montagna di Formaggi – Valtellina Casera e Bitto: storie di DOP” è un progetto di Topic, da un’idea di INC – PR Agency – Content First, testi di Eugenio Signoroni e fotografie di Phil Gale, Roberto Ganassa e Andrea Gherardi. Il podcast è ideato da Marco Bolasco e realizzato da Piano P, con la voce di Eugenio Signoroni.
“Questo progetto – racconta l’editore Marco Bolasco - interpreta perfettamente la volontà di Topic di valorizzare e approfondire patrimoni ad alto valore culturale. Siamo particolarmente felici che il nostro primo podcast sia dedicato a un territorio come la Valtellina, un esempio autentico di come tradizione, produzione e identità possano trasformarsi in racconto contemporaneo, in piena coerenza con la nostra missione editoriale”.
«Raccontare i luoghi e le persone attraverso i suoni e le voci in presa diretta è una delle esperienze più affascinanti, per chi si occupa di giornalismo audio», dice Carlo Annese, fondatore di Piano P, la prima piattaforma di podcast giornalistici in Italia, che ha prodotto la serie di Topic. «Farlo in Valtellina, con Eugenio Signoroni, è stato ancora più interessante. Siamo entrati nelle stalle e nelle sale di produzione per descrivere, letteralmente, dal vivo il lavoro, la cultura e le tradizioni dietro due eccellenze del cibo».
Per contatto: INC – ufficio stampa CTCB:
Ilaria Koeppen
Francesca Bellini
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