Si è concluso la settimana scorsa il Summer Camp for Special che il Chievo Verona Calcio ha organizzato a Sondalo per la seconda edizione, grazie alla partnership con la locale associazione sportiva sondalina.

Il Summer Camp for Special vuole offrire a tutti i ragazzi con disabilità cognitivo-relazionali l’occasione di partecipare a una vera e propria scuola calcio e trascorrere qualche giorno in compagnia, in un ambiente sereno e giocoso, con un’organizzazione ben strutturata, disponibilità di attrezzature e con istruttori validamente formati. Il Chievo Verona, infatti, da qualche anni ha avviato il progetto di una scuola calcio disabili e a tutt’oggi può contare su una squadra di 22 giocatori, che partecipa al campionato ufficiale denominato “Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale” organizzato dalla Lega di Serie A, con più di 30 partite a stagione. Le intenzioni dell’A.C. Sondalo sono quelle di avviarsi in questa direzione per arrivare a creare una scuola calcio e una squadra For Special a livello locale.

Il Camp si è svolto da lunedì a sabato, con sedute di allenamento, giochi, cene in quota, intrattenimenti vari e con un ballo finale in cui tutti gli iscritti si sono scatenati in pista. Abbiamo incontrato Simone, tesserato Special Sport dell’US Bormiese, che anche nel 2019 ha partecipato con grande entusiasmo, tanto che al momento dei saluti aveva le lacrime agli occhi per la partenza imminente degli amici con cui ha condiviso una settimana di Camp: “Sono stato molto bene, abbiamo fatto allenamenti, giochi, balli, siamo stati a cena a Eita («mamma mia, che serata!»). Sabato abbiamo giocato la partita finale e ho segnato 4 gol, e inoltre ho preso una traversa! Ho imparato molte cose e fatto nuove amicizie”.

Simone è davvero entusiasta, mi mostra fiero la divisa del Chievo Verona ricevuta in regalo, le scarpette gialle da calco e la lista di amici con cui si tiene in contatto tramite un gruppo di whattsapp; ha il telefonino pieno di fotografie e di video, tra cui quelli dove – con un cappello borsalino in testa molto fashion – si scatena nei balli della festa di fine corso… “ma ho anche cantato «Io vagabodo» al karaoke!

Lo scopo principale – conferma Bruno, uno degli organizzatori – è proprio quello di offrire a questi ragazzi nuove possibilità di fare amicizia, di costruire relazioni, di crescere nelle loro abilità. Per questo il progetto del Camp è strutturato su una settimana intensa di attività, per dargli modo di condividere il più possibile. Ci piacerebbe che questo progetto sfociasse in qualcosa di più regolare, una squadra “For Special” a livello locale, ma per arrivare a questo ci sono tanti passi da fare, a partire da una maggiore consapevolezza da parte delle famiglie, delle associazioni e delle istituzioni. È un percorso lungo e impegnativo, che richiede anche un grande investimento in termini di personale adeguatamente formato, ma noi ci crediamo perché anche il calcio può diventare un mezzo per far sì che questi ragazzi possano stare insieme e crescere insieme”.

Simone, intanto, non smette di indicarmi i nome dei suo amici, non solo veronesi ma anche della valle, perchè quest’anno il Camp ha visto la presenza di qualche valtellinese in più. La socializzazione è fondamentale per questi ragazzi, per aprirsi verso l’esterno e per acquisire una propria autonomia. Proprio come Simone, che adesso è aiuto cuoco in un ristorante di Bormio molto frequentato e non disdegna di preparare qualche piatto anche in casa. E se nel calcio sembra non avere troppe preferenze (“attacco, difesa, centro…. va bene tutto tranne il portiere”), nel menù non transige e il suo piatto preferito è solo uno: i pizzoccheri della Valtellina!

 

Anna

 

Commenti

commenti

Riproduzione © riservata - AltaReziaNews