Vivere tutte e quattro le stagioni sullo Stelvio, si può? Eccome! L’ha fatto Giacomo Pieri, marchigiano di Cagli (PU) chiamato familiarmente Zico (per una predisposizione giovanile al calcio), che ha appena concluso una “sgambatina” di sole 100 salite sullo Stelvio in 30 giorni, trascorse – appunto – con tutte le condizioni meteo: solleone, pioggia, nuvole, grandine, neve, vento. Se l’Everest è il mito di ogni alpinista, lo Stelvio sembra sulla buona strada nel diventarlo per i ciclisti, non esclusi quelli che – come Zico – lo rendono protagonista di progetti del tutto eccezionali.

«Suvvia, eccezionali mi sembra una parola grossa” – esordisce l’ultracycling man – io sono una persona normale, solo mi pongo degli obiettivi un po’ più alti della media. Ma non ci sono arrivato per caso, c’è stato dietro un grande lavoro e un grande percorso».

Vuoi raccontarcelo?

Sono sempre stato uno sportivo, sin da giovane. Sono partito come calciatore, però senza rinunciare a provare altre attività come basket, bici, corsa… Nella bici, poi, mi sono evoluto: dalle semplici gare alle Gran Fondo, randonnée, endurance, everesting…. adesso mi piace costruire progetti mirati, come quello che ho appena portato a termine.

Ovvero, “Stelvio Unlimited”. Ce lo spieghi?

Ho iniziato a pensarci 2 anni fa, dopo aver concluso il quadruplo everesting. Sono reduce da tanti record e tante imprese, in cui ho sempre cercato di esplorare i miei limiti, di vedere fin dove mi potevo spingere… perché le dinamiche mentali sono importantissime nell’affrontare una sfida. Mi sono ripromesso di pedalare per 30 giorni su e giù dallo Stelvio e arrivare suppergiù a 100 salite. Però la cosa fondamentale non era il numero in sé di salite (potevano essere anche 101, 105 o meno), quanto l’aver superato una barriera mentale che poteva essere limitante. Io non ho mai pedalato più di 6/7 giorni continuativi, qui sono stato in sella per 30 giorni!

Non sarà stata una sola questione di mente, avrai anche un allenamento per fare questo genere di cose…

Ovvio, non ci si improvvisa a pedalare così! Per questo “Unlimited” mi sono fatto 600 ore di allenamento… Sono anni che mi cimento in queste sfide, ma ci sono arrivato dopo un lavoro su me stesso; se mi guardo indietro, mi rivedo come uno sportivo centrato sul mio ego, mentre ora sono focalizzato su quello che faccio ma in funzione di qualcos’altro… faccio conferenze nell’Università di Urbino sulle mie esperienze, tengo lezioni di mental coach, sono inserito in programmi di studio medico-sportivo… insomma, spero che questo mio andare torni utile non tanto a me, quanto agli altri.

Questo aspetto della sfida è particolarmente attraente su tanti giovani. Come incanalarlo nel modo giusto?

Non è facile, perché si tende a vedere solo l’aspetto fisico di una sfida, trascurando quello mentale che è invece il motore più potente per affrontarla e superarla. Lo dico con cognizione di causa: nel 2013 mi ero iscritto alla manifestazione Ironman di Zurigo, ho dovuto abbandonarla per problemi intestinali… ma in realtà è stata la mente che mi ha suggerito quella via di fuga… Per me è stato un punto di svolta, la mente è potentissima per influenzare il nostro stato d’animo e fisico! Questo lo dico chiaramente nelle mie conferenze, nelle quali cerco soprattutto di diffondere una sana cultura dello sport.

Immagino che a Cagli ti guardino tutti come un marziano…

In effetti all’inizio era così, ma poi – piano piano – hanno capito il senso dei miei progetti e anche il mio cambiamento è servito a questo. La cosa che mi fa più piacere è che ho spronato tanti giovani a dedicarsi allo sport, il che ha dato spazio alle loro potenzialità. E gradualmente sono riuscito anche ad avvicinare qualche sponsor, che mi segue accettando la mia filosofia di sport, ovvero praticare eventi anche estremi, ma sempre nel rispetto del proprio corpo e quindi senza aspettative; significa che bisogna avere un certo stile di vita e soprattutto lavorare su se stessi per cercare di migliorarsi. Per riuscire in una sfida, non c’è bisogno del talento ma dell’impegno

Anche in quest’ottica sei diventato testimonial AVIS

Sì, il presidente dell’Avis di Cagli è un amico e ci è sembrato naturale questo connubio, proprio per l’importanza per un donatore – come per uno sportivo – di avere uno stile di vita sano, di rispettare il proprio corpo, di mettersi al servizio degli altri. L’Avis mi segue nelle mie imprese, ma sono anche donatore e parte dei miei progetti consiste nell’essere monitorato a livello medico (Avis e Università di Urbino) per testare i miei valori e renderli disponibili a fini di studio e ricerca.

Torniamo alla tua impresa: perché proprio lo Stelvio?

Lo Stelvio è la montagna dei sogni nell’immaginario di ogni ciclista; io me ne sono innamorato quando l’ho affrontato per la prima volta durante la Transdolomitic e ho avuto voglia di costruirci un progetto, perché per salire una montagna nelle condizioni in cui lo faccio io, bisogna innamorarsene, sentirla parte del proprio io: questo aspetto è fondamentale per avere gli stimoli e le motivazioni per affrontare le sfide che ciascuno di noi si pone.

Difficoltà e soddisfazioni:

Difficoltà, inevitabilmente legate allo sforzo fisico, anche perché qui la quota si sente! I primi giorni ho avuto qualche momento di crisi e dormivo male, poi ho ingranato bene e in questo devo dire che mi è stata di grande aiuto la vicinanza delle persone che mi seguivano. Questo è sicuramente l’aspetto più bello, piacevole e stimolante di tutto, anche perché senza condivisione ci sei solo tu e basta, resta tutto finalizzato a se stessi. Invece in questi 30 giorni ho vissuto delle esperienze incredibili che porterò sempre con me: i ragazzi della malga che ogni mattina mi accolgono al mio passaggio (l’ultimo giorno persino con i campanacci!!), la disponibilità e i consigli di Daniele, le persone che mi invitavano a pranzo e cena, quelli che mi offrivano un caffè e intanto intavolavano una discussione con me…. questa condivisione umana dà una carica incredibile! Il bello delle mie imprese è anche questo: fermarsi a parlare con la gente, guardarsi in giro, assaporare i momenti senza il ticchettio del cronometro, perché quello che ti restituiscono, è impagabile.

Come si affrontano 3-4 salite giornaliere allo Stelvio?

Se è per questo, ne ho fatte anche 5 di salite! Il segreto è dividere tutto in micro-obiettivi: in questo modo un viaggio enorme si scompone in tanti pezzetti che si affrontano uno per volta. E poi, lo ripeto, è stato fondamentale il supporto della gente e anche di quei compagni di viaggio che ogni giorno si aggregavano a me per salire sullo Stelvio. Non solo concittadini (da Cagli sono arrivate a Bormio un centinaio circa di persone nel corso di questo mese), ma anche tanti ciclisti del posto e questo è stato arricchente perché ha creato legami con il territorio. Poi c’erano quelli che mi seguivano con affetto su Instagram.

Quale messaggio vuoi mandare dopo questa impresa?

Se ti trovi in una condizione di difficoltà, non potrai che migliorare e crescere. Io faccio cose di alto livello ma sono una persona assolutamente normale, con un lavoro uguale a tanti (sono carpentiere), con una famiglia che mi ha seguito nel mio percorso e condivide i miei progetti. Con l’impegno, negli anni, ho modificato alcune mie caratteristiche e se l’ho fatto io, lo possono fare tutti. Anche per questo sono diventato donatore Avis: la donazione è un atto alla portata di tutti, ma che ha enormi ricadute positive per molti altri. 

 

Quale migliore incoraggiamento per le associazioni di donatori? Non a caso, sullo Stelvio insieme a Zico ha pedalato anche Claudio Casari, presidente Avis Bormio, che non ha escluso un possibile “gemellaggio” con i colleghi di Cagli. Intanto, la vulcanica segretaria Norma è già al lavoro sull’ipotesi del viaggio nelle Marche… magari, sarà pure l’occasione per farlo in bici!

 

Anna

 

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