«Tutti i no che ho ricevuto, ho sempre cercato di trasformarli in sì». Sta tutta qui, la filosofia di Franz Parolo: poche parole che però gli hanno consentito di raggiungere traguardi insperati sino a pochi anni fa e di guardare avanti verso obiettivi sempre nuovi, cercando di superare i limiti imposti dalla sua disabilità. Una disabilità, quella della displegia spastica agli arti inferiori, che gli impedisce forse di camminare come gli altri, ma non lo relega certo all’inattività e se anche il futuro dovesse riservare la prospettiva di una carrozzina, questo non fermerà i suoi propositi, perché «la vita è un disegno dal contorno tracciato, ma ancora tutto da colorare».

Franz, per me sei stato una sorpresa: non ti conoscevo e non sapevo che ti allenassi con la handbike tanto da partecipare al Giro d’italia

In realtà ho sempre praticato sport, in particolare ero attratto dal mondo dei motori e della velocità («moto, go-kart, quad, motoslitta, bici… bastava avesse un manubrio o volante e io vi ero sopra») e poi facevo tanta piscina. Lo sport mi è servito come stimolo per superare i miei limiti fisici, insieme alla musica, mia altra grande passione…

Ora però ti dedichi quasi esclusivamente alla handbike: una folgorazione?

Anzitutto, rispetto a quando ero giovane con più tempo libero, adesso ho una famiglia, un lavoro e quindi mi sono un po’ calmato e concentrato su meno attività… Anzi, devo ringraziare tantissimo la mia famiglia che mi sostiene sempre! La handbike l’ho provata nel 2019, ma era assistita elettricamente, e mi sono sentito subito a mio agio perché potevo «esprimere tutta la mia libertà senza alibi, senza scuse, senza maschere». Però volevo anche qualcosa di più….

Ovverossia fare una scelta di tipo agonistico. Come ci sei arrivato?

Ho fatto le primissime esperienze al velodromo di Milano, per prenderci la mano e fare qualche “pedalata” sulla handbike da corsa. Poi è stato fondamentale l’incontro con Federico Villa, atleta paraolimpico, che con il fratello Alessandro ha creato una onlus a Carate Brianza chiamata i “Piccoli Diavoli 3 ruote” (https://www.piccolidiavoli3ruote.com/about), e che attraverso lo sport – e in particolare l’handbike – punta ad «allenare persone che nonostante problemi motori, vogliono competere trovando stimoli e motivazioni per combattere le loro infermità». Siamo diventati amici e mi sono tesserato per la loro squadra agonistica, cosicché adesso gareggio per loro al Giro d’Italia. Infine, mi sono stati d’aiuto Paolo Cecchetto e Vittorio Podestà, due atleti paraciclisti della nazionale italiana con cui ho avuto occasione di pedalare: mi hanno dato tanti suggerimenti e stimoli e mi hanno consigliato sull’acquisto della mia prima handbike competitiva usata.

Quindi è da poco che gareggi in handbike…

Sì, tenendo anche conto che nelle 2020 siamo stati praticamente fermi… posso contare le mie gare sulle dita di una mano!

Com’è strutturata questa competizione?

È divisa in 4 tappe a livello nazionale (http://www.girohandbike.it). Partecipando ad ogni tappa si acquisiscono dei punteggi, che alla fine determinano la classifica assoluta, che viene differenziata in base alle diverse abilità. Ci sono due modalità di partecipazione: con partenza a cronometro oppure con partenza in linea e un circuito che tutti devono seguire per più giri: ovviamente ogni modalità ha le sue strategie, ad esempio nella crono si gareggia da soli senza avversari al fianco, non c’è la scia da seguire, non c’è gioco di squadra… insomma, si costruiscono le tattiche proprio come professionisti.

Come stai andando?

Io non ho grandi ambizioni, tieni presente che sono solo 8 mesi che vado seriamente con la handbike… Però sono davvero soddisfatto perché ci sono già stati molti miglioramenti in termini di rendimento, mi sto allenando bene e gareggiare aiuta ad avere riscontri sulla tua preparazione. Io, ad esempio, sono partito che facevo i 25 all’ora e adesso ho una media di 30! Ma i migliori sono avanti: viaggiano sui 36/39 di media oraria, è gente che gareggia da anni!

Non sei stato fortunato al tuo primo Giro…

No! Nella prima tappa di Reggio Emilia del 6 giugno scorso si è rotta la bicicletta! Sono riuscito lo stesso a concludere il percorso, anche se con difficoltà. Poi ho partecipato alla seconda tappa del 20 giugno a Pioltello, con una bici avuta in prestito, ho saltato la terza di Roccaraso per motivi di salute e ho in programma di fare la quarta ed ultima tappa di Assisi il prossimo 26 settembre, anche perché la mia squadra farà un ritiro lì vicino proprio in quel periodo.

Hai trovato una nuova handbike?

Sì! Dopo la rottura della bicicletta ho avuto in prova una handbike da Christian Giagnoni, campione italiano di handbike: l’ho provata e mi sono trovato bene, per cui ho deciso di acquistarla. 

Cosa rappresenta per te la handbike?

In effetti è stato un punto di svolta nella mia vita. Per 42 anni ho interpretato il ruolo della “roccia”, di chi era bravo a fare tante cose nonostante le evidenti difficoltà. Adesso, però, voglio mettermi in gioco proprio come disabile in mezzo ai disabili senza alibi né senza scuse, e qui è emerso l’aspetto competitivo!

Sei seguito da qualche personal trainer?

No, non ho preparatori né tutor, ma posso contare sulla tecnologia che oggi abbiamo a disposizione e sia Federico sia Alessandro Villa mi danno una mano a livello di valutazioni e programmi. Poi io sono uno meticoloso: mi preparo i miei programmi di allenamento, mi studio le prestazioni… Tra l’altro, questa bici che ho comprato (in verità la devo ancora pagare…) è dotata di strumenti che permettono di capire il mio lavoro e il mio sforzo e questo mi aiuta anche nella preparazione. 

Come ti alleni?

In inverno sui rulli, da febbraio/marzo scendo nella zona di Grosio/Lovero, come credo faccia la maggior parte dei ciclisti dell’Alta Valle! Prima del covid facevo anche tanta palestra (a tale proposito ringrazio la Bormio Fitness per avermi dato la possibilità di allenarmi da loro) e anche la piscina era una meta abituale. Però quest’ultima l’ho un po’ abbandonata, perché i benefici che traevo dalla piscina erano poi vanificati dai grandi sforzi per accedere alle vasche (non ci sono percorsi dedicati).

Oltre alla hand bike, quali altri progetti hai in serbo?

Quello a cui tengo di più è di poter in futuro entrare nelle scuole a spiegare ai bambini che si può vivere lo sport sotto diversi aspetti e punti di vista, voglio far loro capire quanto sia importante l’autostima ancor prima che l’agonismo… La competizione è sana, ma va indirizzata nel modo corretto! E poi… chi lo sa… forse le paraolimpiadi!!!

 

Perché no? Noi glielo auguriamo con tutto il cuore!

Per scoprire chi è Franz Parolo e seguirlo nei suoi progetti:

https://www.franzparolo.com

 

Anna

 

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