L’interessante Convegno organizzato nelle giornate di giovedì 15 e venerdì 16 luglio 2021 ha proposto all’attenzione del pubblico l’importanza delle fonti non solo come strumenti di studio e ricerca, ma come sussidi fondamentali per lo sviluppo turistico e la comprensione del proprio patrimonio, una comprensione che da un lato ci deve rendere consapevoli della nostra storia e dall’altra ci deve rendere responsabili nel mantenerla viva e nel renderla parte integrante della realtà.

In questo contesto Ersaf – Parco Nazionale dello Stelvio – sta portando avanti un lavoro importante e meritevole di attenzione sulla tutela delle specie naturali e del patrimonio naturale-storico-archeologico che esiste in questo territorio, come sancito dalla Legge quadro sulle aree protette n. 394/91. Nell’incontro tenuto all’auditorium dell’IIS Alberti di Bormio e in collegamento streaming, si è parlato di presente e di futuro, di strumenti e di prospettive, di proposte e criticità, attraverso i casi di studio via via presentati dai relatori.

Abbiamo bisogno del passato per poterci approcciare al paesaggio dell’oggi“, hanno esordito Marco Lanzini e Giovanni Pietrangeli dell’Università di Bergamo, che si sono occupati del riordino e inventariazione dell’archivio storico del Parco Nazionale, un lavoro poi confluito nella pubblicazione “Un archivio sul crinale. Inventario dell’Archivio storico del Parco nazionale dello Stelvio 1932-1978” (scaricabile gratuitamente in pdf dal sito della Direzione generale archivi) e in una mostra presentata lo scorso anno alle Ferriere Corneliani di Premadio Valdidentro (https://www.altarezianews.it/2020/08/19/la-montagna-si-rilegge/). Circa 80 anni di storia che gli archivi hanno custodito e dalla quale emerge un ente vitale, attivo, fortemente presente sul territorio e centrato su molteplici aspetti, dalla ricerca scientifica all’attività didattica, dalla tutela ambientale ai rapporti con altri enti/istituzioni. Il riordinamento, che è stato realizzato con la collaborazione di alcuni studenti dell’IIS Alberti, ha interessato una mole non indifferente di materiale (circa 300 pezzi tra buste e registri dal 1935 al 1978, e 550 pezzi relativi alla documentazione successiva) e ha prodotto una banca dati con migliaia di schede analitiche, che saranno messe a disposizione per finalità di studio e ricerca.

Di altrettanto valore il materiale archivistico conservato dall’archivio comunale di Bormio, su cui Riccardo Rao, professore associato nell’ateneo bergamasco, ha iniziato un progetto di studio che sembra molto promettente e si diparte in 3 direzioni di ricerca ossia la gestione dei boschi, il rapporto con il mondo animale e i vari aspetti legati alla gestione del rischio ambiente (prevenzione del dissesto idrogeologico, sfruttamento di boschi e pascoli, manutenzione, taglio legna, ecc.). Ciò che qui emerge è la forte governance pubblica che nel corso dei secoli delibera su questi fondamentali aspetti, ancora oggi centrali nella gestione dell’ambiente. Insomma, anche i nostri avi erano molto attenti ad attuare pratiche di sostenibilità ambientale, sebbene il contesto fosse differente.

Altrettanto interessanti alcune questioni che sono state poste al tavolo dei relatori e sulle quali il dibattito e aperto più che mai.

– Esiste anche un turismo al servizio del territorio anziché solo un territorio al servizio del turismo? – si domanda e ci domanda Maurizio Dematteis nel prospettare l’esempio portato dalla rete Sweet Mountains, un progetto di raccolta dati tra Piemonte e Valle d’Aosta da cui trarre informazioni utili sulle realtà alpine. Le comunità locali possiedono un patrimonio al giorno d’oggi sempre più ricercato, ovvero quell’esclusività data dalla primitività dell’ambiente e dall’autenticità dei prodotti; un patrimonio che, tuttavia, è anche sempre più difficile da mantenere vivo. Di qui l’importanza di pensare a un modello culturale che non sia necessariamente in contrapposizione, ma che possa portare a interscambi proficui senza perdita di identità né di qualità.

A proposito di qualità, il settore alimentare costituisce un ambito molto apprezzato ove le piccole realtà alpine sono portatrici di valori e diventano custodi fedeli delle tradizioni e della biodiversità. A fronte delle evidenti difficoltà di sopravvivenza, per molte piccole aziende agricole il turismo costituisce un esempio di “servizio al territorio”.

In quest’ottica è senz’altro auspicabile che pubblico e privato siano alleati per rispondere adeguatamente alle esigenze del territorio.

 

Anna

 

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