Porre l’attenzione su quanto sta accadendo al ghiacciaio Fellaria-Palü, evidenziare un’emergenza che riguarda l’intero pianeta, non soltanto i ghiacci perenni: è il grande merito dello studio “Bernina Terra Glacialis”, condotto dal Servizio Glaciologico Lombardo e finanziato dal progetto Interreg “B-Ice & Heritage”, Programma di cooperazione Interreg V-A Italia-Svizzera 2014/2020, che unisce la Valmalenco, la Val Poschiavo, la Val Bregaglia e l’Alta Engadina, finanziato da Unione Europea, Regione Lombardia e Svizzera, che ieri sera è stato presentato sul palco di Sondrio Festival dal responsabile scientifico Riccardo Scotti. Divulgazione scientifica nella sua accezione più tradizionale, interessante e coinvolgente, efficace nel trasmettere al pubblico presente le informazioni più importanti. Nel programma dell’edizione estiva della Mostra Internazionale dei Documentari sui Parchi, è entrato un tema caro alla manifestazione, già trattato negli anni passati, ma per la prima volta il protagonista è stato il ghiacciaio della Valmalenco, il secondo delle Alpi meridionali dopo l’Adamello, situato per due terzi in territorio italiano e per un terzo in Svizzera.

Il sindaco di Lanzada Christian Nana, nella sua introduzione, ha ricordato come dopo un anno e mezzo di pandemia la strategia del progetto Interreg “B-Ice & Heritage” abbia fornito una risposta alla necessità di ripensare la proposta turistica della Valmalenco, più attenta alla tutela del patrimonio culturale e ambientale, allo scopo di rendere la valle più attrattiva tutto l’anno ma anche competitiva sul mercato turistico e sostenibile dal punto di vista ambientale, partendo dalla sensibilizzazione dei residenti. La battaglia per la sopravvivenza che ogni giorno il ghiacciaio combatte è il manifesto di un progetto emblematico dirompente per gli obiettivi prefissati, un cambio di rotta per ripartire.

Il responsabile scientifico del Sgl Riccardo Scotti, con l’aiuto di slide riassuntive intercalate da fotografie suggestive e immagini in time-lapse spettacolari, ha presentato il ghiacciaio e illustrato il lavoro di ricerca condotto a partire dal 2019. Il complesso glaciale Fellaria-Palü, situato in Valmalenco, sul territorio comunale di Lanzada, a dividere Italia e Svizzera, con una superficie complessiva di 14 chilometri quadrati. è il secondo maggiore delle Alpi meridionali dopo l’Adamello ma con un bacino di accumulo più ampio e a una quota più elevata: sette chilometri quadrati fra 3500 e 3700 metri di altitudine, 400 metri in più, che lo mantengono innevato nonostante l’aumento delle temperature. Lo studio finanziato dal progetto Interreg “B-Ice & Heritage” si pone l’obiettivo di quantificare l’intero volume di ghiaccio. Una particolarità che gli è valso l’appellativo di “Piccola Antartide della Lombardia”, una distesa quasi completamente pianeggiante, una fabbrica di ghiaccio, per un luogo incredibile e meraviglioso, come l’ha descritto Scotti, un enigma per come la neve riesca a conservarsi anche nelle estati più calde nonostante l’esposizione a sud.

I tecnici hanno condotto rilievi geofisici per misurare lo spessore del ghiacciaio e le sue variazioni volumetriche ed effettuato il monitoraggio degli accumuli nevosi: stimoli scientifici e questioni aperte che riguardano quanto ghiaccio si forma e per quanto tempo ancora la neve riuscirà a resistere. Per fare luce su quanto sta avvenendo e per studiare da vicino il ghiacciaio come mai prima d’ora, a oltre 3500 metri di quota sono state installate le webcam più alte della Lombardia, che restituiscono immagini che utilizzate con la tecnica del time-lapse consentono di visualizzare il flusso del ghiacciaio. L’obiettivo? Far comprendere quello che sta succedendo per agire: ≪Non è troppo tardi – ha concluso Scotti -: i ghiacciai si possono ancora salvare, il loro futuro dipende da noi. Se invece continueremo così li perderemo tutti. Speriamo che questo lavoro possa servire anche a far appassionare la gente a questi luoghi e a far conoscere i rischi che stanno correndo non soltanto i ghiacciai ma l’intero pianeta≫. Servono nuove abitudini per determinare una drastica riduzione delle emissioni nei prossimi decenni: qualcosa si può ancora salvare, a cominciare dall’Altipiano di Fellaria, gioiello delle Alpi tra Italia e Svizzera.

Emanuela Zecca

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