Tanta carne al fuoco – è proprio il caso di dirlo – per il Forum promosso da The European House – Ambrosetti sull’agroalimentare che Bormio sta ospitando in questi due giorni: al di là del calibro e delle esperienze degli ospiti, esponenti di spicco del settore agroalimentare italiano ed internazionale (tra cui anche le aziende valtellinesi Rigamonti, Galbusera e Levissima), gli argomenti trattati suscitano riflessioni profonde sulla ricchezza e l’importanza del patrimonio enogastronomico di cui disponiamo in Italia e di cui una larga fetta di popolazione ignora l’enorme potenziale in termini di attrattività e di richiamo turistico.

I numeri del comparto, che l’amministratore delegato Valerio De Molli ha snocciolato nella sessione di ieri, sono impressionanti: in Italia oltre 200 miliardi di fatturato, 45 miliardi di export, 1 milione di occupati e 64 miliardi di valore aggiunto; ma anche solo restando nella nostra piccola provincia, possiamo vantare ben 2500 aziende (tra realtà agricole e food and beverage), 6500 dipendenti, 42 prodotti agroalimentari con denominazione territoriale (1^ provincia in Lombardia); e ancora, la Valtellina produce l’80% della bresaola nazionale, ha la più vasta superficie terrazzata in Italia (2.500 km di muretti a secco di vigne) e si colloca al 3° posto in Italia per impatto economico territoriale dei prodotti a base di carne certificata (dopo Parma e Udine).

Sono numeri straordinari, che certificano non solo un’abilità tutta italiana che ha radici profonde nelle singole tradizioni culinarie, ma anche un apprezzamento planetario che fa sì che ogni territorio diventi esso stesso un ambasciatore del gusto made in Italy. Lo ha sottolineato De Molli: la prima destinazione al mondo in fatto di enogastronomia è proprio il Bel Paese.

Naturalmente, un settore così poliedrico e complesso trascina con sé anche una serie di criticità che rallentano il potenziale espansivo; tuttavia, è facile comprendere come per un territorio come la Valtellina, che ha nel turismo una delle sue risorse essenziali, curare la qualità e la sostenibilità della filiera agroalimentare significa accrescere sia l’offerta, sia l’appeal ed è un aspetto di cui i 1168 esercizi ricettivi della Provincia dovrebbero tenere in grande considerazione, soprattutto in virtù del trend crescente di presenze rilevate (oltre 3 milioni, 1^ provincia del Centro-Nord e 5^ in Italia per crescita delle presenze turistiche nel triennio 2017-2019). A questo proposito la Galbusera ha fornito un esempio illuminante di politica aziendale per la sua filiera del grano 100% italiano, che ha raccolto consensi e approvazione fra i presenti.

Anche l’intervento dell’imprenditore bormino Giacomo Pedranzini, pur nella sua essenzialità, non manca di coraggio e di schiettezza: “abbiamo spinto troppo sui volumi” – ammette – “e prima di parlare di sostenibilità occorrerebbe fare un passo indietro e ripartire da una maggiore equità e corretta distribuzione del reddito”, non mancando di sottolineare l’inefficacia della burocrazia applicata all’altimetria: “in montagna, più si sale, più certi regolamenti diventano inapplicabili”.

Un convegno con tantissimi spunti e idee per favorire la discussione intorno a un comparto strategico per tutti, dalle multinazionali alle piccole realtà alpine.

 

Anna

A questo link il materiale consultabile dei relatori e delle aziende: https://www.ambrosetti.eu/Forum-food-2021/

COMUNICATO-STAMPA-4-giugno

COMUNICATO STAMPA 5 giugno_

dati settore agroalimentare Italia Lombardia Valtellina

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