Mai lasciarsi ingannare dalle apparenze! Laura ci viene incontro con le sembianze di una dolce maestrina (insegna matematica alle scuole elementari), ma ha l’anima di un guerriero e il cuore ammaliato dal ghiaccio, che è poi quello della pista di short track… infatti, nel suo poco tempo libero (oltre a lavorare, sta studiando per laurearsi) è uno dei pochi giudici che dirigono le gare di short track. Da brava ex atleta (era in nazionale junior) la passione per questa disciplina non l’ha più abbandonata dall’età di 5 anni, quando smessi i tutù del pattinaggio artistico si è infilata le tutine aderenti e si è lanciata sulla velocità.

 

Dai volteggi artistici al moto circolare perpetuo della pista corta… cosa ti ha spinto verso lo short track?

Avevo cominciato con il pattinaggio artistico, ma io ero affascinata dai pattinatori così appena ho avuto la possibilità (l’artistico stava ormai esaurendo la sua parabola) ho semplicemente cambiato pattini e da lì è iniziato tutto.

Raccontaci la tua carriera nello short track

Purtroppo, si è interrotta troppo presto: un brutto infortunio a 17 anni mi ha costretto ad abbandonare l’attività e i sogni di fare di questo sport una ragione di vita anche professionale. Ero arrivata sino alla nazionale junior e mi sarebbe tanto piaciuto competere ancora, ma le cose hanno preso una piega diversa. Però non ho rimpianti e quel mondo che ho imparato ad amare fa ancora parte della mia vita, sebbene sotto una forma diversa. E vuoi sapere qual è la cosa più buffa? Io, che in pista ero piuttosto fallosa (tanto da guadagnarmi il soprannome “killer”, adesso mi trovo dalla parte opposta a punire i falli degli altri!!

Il lavoro del giudice non è molto quotato fra i giovani; tu, invece, ti ci sei buttata a capofitto

Beh, non proprio a capofitto… all’inizio non volevo saperne più niente di questo mondo, poi mi sono fatta convincere da un amico comune e ci siamo imbarcati in questa impresa, che mi ha completamente coinvolto! Sarebbe bellissimo poterne fare una professione, anche se è difficilissimo.

Adesso sei giudice “Internazionale W”, uno dei pochi in Italia e una delle poche donne con questa qualifica…

Non è stato un percorso facile, perché bisogna imparare ad assumersi parecchie responsabilità e quando sei giovanissima, come lo ero io quando ho iniziato, bisogna farsi rispettare da gente che magari ha decine di anni più di te, altrimenti ti mangiano viva!!! Ma sono orgogliosa di essere giunta fino a qui: l’organico dell’ISU prevede 7 figure, che attualmente sono tutte coperte; io sono l’8° giudice, la prima riserva, e in tutta Italia siamo 5 donne.

Non male: quale trafila hai sostenuto per arrivare a questa modifica?

Il percorso normale prevede un periodo come “aspiranti”, durante il quale scendiamo in pista in competizioni regionali affiancando i rispettivi giudici. È una fase in cui impariamo ad affrontare le situazioni che si presentano, anche se spesso già le abbiamo sperimentate perché molti di noi sono stati atleti e quindi conoscono bene l’ambiente e le regole. Poi si diventa giudici nazionali e da lì si può proseguire nella carriera con altre qualifiche: internazionale, internazionale W (per competizioni mondiali) e infine il massimo livello che è quello di giudice ISU. Nel mio caso, sono esattamente 10 anni che sono entrata nel mondo GUG (Gruppo Ufficiali di Gara) e faccio anche parte del Consiglio Federale.

Quali altre figure prevede una gara di short track?

Oltre ai giudici ci sono i competitor (che preparano le batterie e prendono i tempi) e gli starter e il loro numero varia a seconda del tipo di competizione. Anche il ruolo è diverso, perché i giudici possono rivestire la carica di chief (in soldoni, quello che comanda tutta la gara) o di assistenti. Inoltre, esiste la figura del video-referee, una sorta di VAR che sostituisce quelli che un tempo stavano ai lati della pista come observer. Ognuna di queste figure, quando esce il calendario con le gare di stagione (ottobre-aprile), dà la sua disponibilità in totale libertà, anche perché non si tratta di ruoli chiusi e nel corso della stagione si possono ricoprire incarichi diversi.

La mancanza di arbitri e giudici è un problema endemico in ogni sport e spesso induce ad accettare chiunque si proponga. Lo ritieni un giusto approccio?

Il problema esiste ed è molto grave. Il nostro è un movimento povero, non ci sono grandi interessi e i fondi sono pochi, quindi ha poco appeal verso i giovani. Ma le persone che ruotano intorno alle gare sono fondamentali, perché senza di loro questo sport va a morire. Nel mio piccolo sento molto questa responsabilità e proprio perché amo questo sport vorrei che altri intraprendessero questa strada. Ogni ruolo richiede preparazione e carattere, ma ci sono varie figure fra cui ciascuno può trovare quella che più gli è congeniale. Ad esempio, fare un giudice per chi non ha mai pattinato è una lacuna piuttosto importante, non credi? Poi, ci sono le eccezioni, come Alessandro Mauri, che è partito da una scrivania senza aver mai calzato i pattini ed ora è uno dei più quotati, bravi e preparati al mondo!

Poi, probabilmente, conta anche avere il carattere giusto…

Sicuro! Anzitutto è un ruolo che richiede grande responsabilità perché in ogni gara vanno prese decisioni importanti che possono influire pesantemente sul prosieguo della competizione. È essenziale saper trovare soluzioni immediate ai problemi e soprattutto cercare di non farli emergere verso l’esterno, perché potrebbero essere fonte di incomprensioni e contestazioni; bisogna avere flessibilità, iniziativa e sangue freddo! E poi è fondamentale il confronto costante con gli altri collaboratori.

Quanto al sangue freddo, non sarà difficile con le temperature in cui vi trovate ad operare!

Un aspetto poco piacevole del nostro lavoro, che ci costringe a stare in pista per parecchie ore consecutive. Però ampiamento compensato da altri aspetti, ad esempio il privilegio di poter partecipare in prima persona a eventi di altissimo livello, di godere da vicino la bellezza di una gara, di ammirare la bravura degli atleti. E poi, per le persone a cui piace viaggiare, è l’occasione per frequentare un ambiente davvero cosmopolita: i giudici internazionali molto bravi vengono chiamati in tutto il mondo. Ma l’aspetto che probabilmente più mi coinvolge è il fatto di sentirmi parte di una famiglia: essendo pochi ci conosciamo tutti e la frequentazione va al di là delle competizioni. Fra noi si è creato un clima di reciproca simpatia, cordialità e affetto. Insomma, quando ci riuniamo è una festa e nei post-gara o durante i raduni emerge questo legame speciale che ci unisce.

L’introduzione del video-referee vi ha dato una grande mano

Ha stravolto completamente il metodo di giudizio e alzato la qualità del nostro lavoro. Adesso, dopo ogni gara, possiamo valutarne l’andamento con una certa sicurezza, mentre prima era tutto affidato all’occhio umano. In certe gare abbiamo anche cuffie e microfono per poterci relazionare ancora meglio tra di noi senza interferenze. Non che per me sia un problema, perché quando scendo in pista non esiste più niente al di fuori della gara. Il problema, semmai, nasce dopo la gara… ci sono certi genitori per i quali le gare dei figli sono campi di battaglia! Una volta mi è addirittura capitata una mamma che ha provato a intimidirmi con la sua professione di avvocato.

I giudici valutano una gara, ma chi valuta i giudici?

C’è un sistema di valutazione incrociata tramite questionari che coinvolge tutti gli addetti e non riguarda solo le decisioni prese sulla pista, ma tiene in considerazione anche la capacità di interazione e di far sentire tutti a proprio agio.

Ti è capitato di dirigere gare con le tue ex compagne di squadra?

Altrochè, e sono stata inflessibile!!!

 

Per chi volesse entrare a far parte di questo mondo ci sono diverse opportunità di collaborazione a tutti i livelli. Chiunque può candidarsi perché i ruoli sono vari e sono richieste figure anche di ambito tecnico (per la preparazione dei materiali).

 

Per informazioni:

Laura 339-1458696 – lauradelpi93@hotmail.it

 

 

Commenti

commenti

Riproduzione © riservata - AltaReziaNews