Una carriera ordinaria non necessariamente significa “piatta” o “banale”, tutt’altro! Esistono storie alle quali non daresti alcun credito, ma che invece nascondono episodi di raro idealismo e di verace attaccamento a qualcosa, il che al giorno d’oggi – dominato dall’usa-e-getta – le rende ancora più intriganti.

Questo è il racconto di un capitano, potremmo chiamarlo una “bandiera”, anche se lui si schermisce come fosse un semplice fazzoletto.

Massimo Antonioli detto Max o anche «Giustissimo», classe 1991, guida la formazione maschile dell’US Bormiese nel campionato Coppa Italia stagione 2020/2021 di pallavolo. Ciuffo d’ordinanza, sguardo alla Clooney, mancino potente, riflessi fulminei ma soprattutto un grande “terzotempista” fuori campo. Gioca a pallavolo dalle elementari, probabilmente non ricorda nemmeno lui con esattezza da quando, data la sua noncuranza a ogni tipo di curriculum.

 

Diciamo allora che giochi da una ventina d’anni…

Più o meno… ricordo solo che ho cominciato a giocare a minivolley con la Pallavolo Valfurva, che all’epoca aveva una squadra nei campionati provinciali, e il mio primo allenatore è stato il mitico Peppino Pedranzini. Poi dal minivolley sono stato catapultato direttamente con i grandi di prima divisione.

Accidenti! Eri un bambino prodigio?

Non credo proprio, è che una volta non esistevano tutte le categorie che ci sono adesso; le squadre erano pochine e chi voleva proseguire era obbligato a saltare di livello. Ma questo non mi ha mai creato problemi, diciamo che mi sono fatto le ossa…

Ad ogni modo, se ti hanno chiamato in prima divisione ci sarà pur stato qualche elemento a tuo favore

Non saprei… a me piace giocare a pallavolo e basta, tutto il resto viene da sé. Non che non abbia fatto altri sport, ho provato hockey, calcio, fondo… però la pallavolo è qualcosa che mi porto dietro da 30 anni ormai, difficile abbandonarla.

Descrivi la tua carriera pallavolistica

Ho avuto una carriera varia e interessante: sono stato libero, poi laterale, opposto e all’occorrenza faccio anche l’alzatore. L’unico ruolo che mi manca è il centro, ma ho ancora tempo per sperimentare…. dentro mi sento un teenager!!!

A proposito di età: oggi le carriere sportive si allungano e sono tanti gli atleti – chiamiamoli “non più di primo pelo” – che continuano a gareggiare dopo anni di attività. Come spiegheresti questo fenomeno?

Penso che se hai una passione, la porti avanti fino a quando ti sia possibile, almeno finché il fisico regge!! Gioco con ragazzi più giovani di me, ma non mi sento fuori posto perché abbiamo tutti lo stesso obiettivo. E poi, l’esperienza aiuta.

Nell’arco della tua attività, ci sono episodi (positivi e negativi) che ti hanno segnato in particolare?

Direi di no, finora ho avuto una carriera normalissima, alti e bassi, qualche azzoppamento, qualche “liscio” sulle schiacciate… In effetti mi viene in mente un episodio divertente dei primi anni in cui mi allenavo: avevamo in squadra il mitico “Gianfrancone”, un omone di atleta, e siccome all’epoca ero davvero mingherlino capitava che lui mi scegliesse per fare l’esercizio degli affondi sulle gambe con in spalla un compagno. “Io prendo Max, che è il più leggero” – diceva Gianfranco – solo che poi bisognava darsi il cambio e allora toccava a me fare gli affondi con lui sulle spalle!!!

Mai andare contro un peso-massimo! Tu, comunque, sei rimasto anche adesso un peso-piuma…

Sono così di costituzione, però compenso la mancanza di robustezza con l’agilità sul campo, sono come una molla pronta a scattare.

Fra tutti i ruoli in cui hai giocato, qual è quello in cui ti senti più a tuo agio?

Mi trovo bene in qualunque ruolo, ma forse l’opposto è quello che mi calza più a pennello per il fatto di tirare di sinistro. Anche se io non sono mancino, come tutti pensano, bensì ambidestro. Inoltre, a differenza dell’opposto standard che viene relegato fuori dalla ricezione per prepararsi alla schiacciata, a me capita anche di fare il ricevitore. In effetti, sono un po’ anomalo!

Però c’è un ambito in cui sei maestro: il terzo tempo

Sicuro, quello è il mio vero spazio! Ma non tanto a scopo personale, bensì perché il terzo tempo è quello che fa la squadra; trovarsi insieme dopo un impegno è ciò che cementa il gruppo ed è quello che più mi manca in questa fase dominata dalla paura e dai divieti di assembramenti. Il vero delitto di questa pandemia è l’aver quasi azzerato i rapporti umani.

Un’ultima domanda che tutti i lettori attendono avidamente di sapere: da dove deriva il tuo nomignolo “Giustissimo”? Si può svelare?

Per i nostri lettori farò un’eccezione: nasce tutto da un “terzo tempo” in cui ero piuttosto allegro e ad ogni frase o domanda dei miei amici continuavo a rispondere solo «giustissimo»… immaginatevi la scena comica… e da lì sono diventato Max “Giustissimo”.

 

Anche il capitano Max ci tiene a sottolineare l’urgenza di riprendere in mano il settore maschile, che sta scomparendo dal radar della pallavolo provinciale. L’US Bormiese, che da anni continua a battersi per il mantenimento del volley maschile, partecipa in questa stagione alla Coppa Italia con la seguente formazione:

 

Massimo Antonioli (cap), Mattia Castellazzi, Samuele Compagnoni, Angelo Giacomelli, Matteo Giordano, Michele Giordano, Giuseppe Leombruno, Francesco Martinelli, Mattia Moretti, Matteo Panizzolo, Massimiliano Pedrana, Fabio Rini, Marco Rini, Francesco Romani, Marco Zangrando

allenatori Dante “Pisi” Guasconi, Panfilo Leombruno, Anna Guasconi

Con la squadra maggiore si allena anche il promettente Jacopo Illini (classe 2009) il cui sogno sarebbe di poter proseguire con la pallavolo anche negli anni a venire. Per il momento si accontenta di giocare con i compagni al mini campionato 3×3, che a livello provinciale costituisce l’unica “riserva di gioco”. Ecco i nomi di questi giovanissimi:

Michele Andreola, Jacopo Illini, Noah Pianelli

Lucas Calderon, Martino De Gasperi, Matteo Emanuel, Andrea Kadiu

 

Anna

 

Foto: Max Antonioli in azione con l’US Bormiese

 

Commenti

commenti

Riproduzione © riservata - AltaReziaNews