L’abitato di Migiondo fu interessato nei secoli passati da un’attività estrattiva di una certa consistenza: Simone Angeloni prova a dimostrarne l’esistenza attraverso le deduzioni ottenute incrociando l’osservazione diretta del territorio e le fonti orali, data la mancanza di documentazione in proposito. A tale proposito, è molto viva la tradizione che ricorda gli abitanti di Migiondo impegnati come tagliapietre, fatto che sarebbe confermato dalle condizioni particolari delle rocce riscontrate nelle pareti di Migiondo che si presterebbero facilmente all’estrazione e alla lavorazione di materiale lapideo. L’autore prova a individuare le possibili cave dove si sarebbe potuta svolgere l’attività estrattiva, riscontrabile da morfologia, intaccature, scanalature e colore del materiale roccioso. È assai probabile che alcune opere nei dintorni siano state realizzate proprio con la pietra estratta dalle cave di Migiondo, ad esempio il pavimento della chiesa di Migiondo è costituita da lastre del tutto assimilabili al materiale della cava in questione, così come per il lastricato dell’oratorio dei Disciplini o di S. Antonio di Sondalo, senza dimenticare che la pietra lapidea di Migiondo trovò molto probabilmente impiego anche in altre opere come vasche per fontane di Bormio.

 

Anna

S. ANGELONI, Gli gneiss della zona di Migiondo: tra palestre, cave e pavimenti di chiese, Bollettino n. 11/2008

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