In questi mesi a cavallo del 2020/21 si è costituito un gruppo di lavoro sul tema del rinnovo delle grandi derivazioni a scopo idroelettrico, vale a dire un coordinamento di comitati, associazioni e liberi cittadini di tutto l’arco alpino dal Friuli, Veneto, Trento, Bolzano, Lombardia, Piemonte e Val d’Aosta.

Le grandi derivazioni a scopo idroelettrico rappresentano una risorsa insostituibile di produzione di energia rinnovabile ma hanno un impatto negativo sui territori in termini di impianti, dighe, canali ed elettrodotti che solcano le valli.

Delicata anche la gestione della risorsa acqua strappata ai fiumi, la gestione delle piene, la manutenzione dei bacini imbriferi e la tutela degli altri usi. Negli anni gli investimenti, il personale impiegato, l’attenzione per il territorio sono venuti meno a vantaggio degli utili delle aziende idroelettriche.

Con legge del ’99, il famoso decreto Bersani, furono fissate le scadenze delle concessioni e fu previsto il rinnovo attraverso procedure ad evidenza pubblica. La legge, tuttavia, è rimasta inapplicata poichè è da decenni che – una volta scadute le concessioni – le aziende continuano a turbinare in regime di prosecuzione temporanea.

La politica ha fatto negli anni provvedimenti raffazzonati, tra cui proroghe di concessioni incostituzionali. Sembra chiara la volontà di non mettere realmente in concorrenza le concessioni scadute sul mercato con il pretesto di non far entrare aziende straniere.

Nel 2019 si è di nuovo messo mano alla normativa nazionale, con una regionalizzazione delle competenze in materia con trasferimento di beni e competenze, e molte regioni hanno deliberato o stanno approntando le leggi regionali per i rinnovi. Ci sono delle questioni aperte sulla legittimità di alcuni passaggi e ci sono movimenti governativi che vorrebbero di nuovo centralizzare la gestione.

Lo scopo del coordinamento è quello di raccogliere tutti i soggetti interessati per vigilare su tutti questi movimenti e stimolare un’azione che porti ad un rinnovo realmente trasparente delle concessioni idroelettriche, che sia in grado di tutelare l’ambiente e le risorse idriche e che risulti più favorevole ai territori montani sfruttati. Solo riassegnando le concessioni scadute si potranno ridefinire le regole per una gestione dell’idroelettrico più rispettoso dell’ambiente, con ritorni sui territori.

E’ necessario che i nuovi concessionari investano sugli impianti, sulla sicurezza delle dighe, sulle riqualificazione dei corsi d’acqua interessati dalle derivazioni, sull’occupazione e sul contrasto al dissesto dei bacini imbriferi. Tutti temi fondamentali da affrontare con serietà che vanno oltre le seppur importanti compensazioni economiche.

Una partita cruciale per molti territori alpini che intendiamo seguire proponendo idee e obiettivi ai politici ed a tutti gli amministratori.

 

COMITATO “IL GRANDE IDROELETTRICO DELL’ARCO ALPINO”

 

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