L’incredibile show andato in onda sulle reti di tutto il mondo, con protagonista il Congresso USA sbeffeggiato e assalito, induce a pensieri preoccupanti circa la deriva di un certo modo di fare politica che sembra stia prendendo piede un po’ ovunque; una politica aggressiva, dove la derisione e l’ostracismo diventano strumenti di delegittimazione e di paralisi, sventolati nel nome di quei valori che – in realtà – dovrebbero accomunare indistintamente tutti i cittadini, di qualunque credo e colore politico. Ma ancor più destabilizzante, in questa epoca schizofrenica, è l’uso disinibito dei moderni mezzi di comunicazione social da parte di coloro che – per l’elevatissimo seguito che hanno e per i delicati incarichi che ricoprono – dovrebbero utilizzarli con accortezza e intelligenza, non a mo’ di clava per bastonare chiunque né come vetrina a ogni piè sospinto. Perché le parole sono importanti e possono fare grossi danni, soprattutto la parola scritta, che è facile da fraintendere e da re-interpretare.

I social hanno dato un pubblico a ciascuno di noi, al personaggio come all’uomo della strada, ma non hanno insegnato a maneggiarlo con cura. È come avere in mano una super Ferrari da Formula 1: se non la si sa guidare, si rischiano incidenti gravi sia verso gli altri, sia verso noi stessi. I social impazzano in ogni angolo del globo, moltiplicano a velocità stratosferica ogni tweet, generano a cascata una quantità di interazioni che sfuggono a ogni controllo. Per questo bisogna essere rispettosi di ciò che si pubblica sulle varie piattaforme e valutare bene le conseguenze dei nostri pensieri, perché quando vengono lanciati nel mare aperto dei divoratori social, ci sfuggono completamente di mano e a quel punto diventa impossibile recuperarli. C’è chi ha costruito su questo una vera e propria strategia comunicativa, che può pagare in termini di consenso, ma che si può rivelare un boomerang dagli esiti infausti, come dimostra il caso americano.

Auspico che nella scuola si trovi posto per una nuova materia “Educazione ai social”, per far comprendere alle giovani generazioni non tanto le potenzialità dei social, quanto i pericoli insiti nella comunicazione senza filtri. L’uomo si distingue dall’animale in quanto dotato di raziocinio e di capacità nel governare i propri impulsi, e ciò dovrebbe avvenire nel mondo reale come sulle piattaforme social. Nel mondo reale abbiamo già vissuto la stagione del terrore, non riproponiamola in salsa virtuale.

 

Anna

 

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