Assemblea informale di Bormio Terme tramite piattaforma video nel tardo pomeriggio di mercoledì 30 dicembre 2020. A chiusura dell’anno pandemico il consiglio ha voluto fare il punto con i soci per informali delle azioni intraprese durante la chiusura imposta dai DPCM e rassicurarli sulle prospettive future della società. Il neopresidente Naide Falcione si è ritrovata catapultata in una situazione di quelle che nemmeno uno scafato “capitano d’industria” vorrebbe affrontare, se si pensa che in questo 2020 i 5 settori della società sono rimasti chiusi – tra varie fasi altalenanti – da un minimo di 83 a un massimo di 182 giorni e che anche nei periodi di operatività non hanno certo potuto lavorare ai massimi livelli, date le restrizioni e i timori serpeggianti fra la gente.

Il comparto acqua e stabilimenti termali è stato uno dei più penalizzati: il primo a chiudere e l’ultimo ad aprire – si rammarica il presidente Naide Falcione –. Nel nostro caso la chiusura del settore ‘Benessere’, che rappresenta il core business di Bormio Terme, ha determinato un impatto percentuale in negativo sul fatturato del 56,27%, mentre altri reparti come quello ‘Salute e Cure’ hanno retto meglio, dal momento che forniscono servizi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), ritenuti prioritari da parte del Ministero e facenti capo al Servizio Sanitario Nazionale. Il Centro Estetico è rimasto aperto a fasi alterne e anche la ristorazione, se ha lavorato in estate, ha fatto riscontrare in seguito una perdita importante strettamente connessa alla mancanza di utenza. Il negozio, infine, è rimasto sempre aperto con utilizzo di personale addetto ad altri settori, ma anche in questo reparto il fatturato ha fatto segnare un -41,70%. Il secondo lockdown, in particolare, è stato deleterio perché ha coinvolto le festività che costituiscono i 15 giorni di maggior fatturato dell’anno e ha interrotto il trend positivo della società. , A uno sguardo complessivo, le perdite di Bormio Terme si attestano intorno al 48% (il fatturato dello scorso anno era di 4,322 milioni, mentre adesso è stimato sui 2,300 milioni), laddove il trend nazionale ha raggiunto punte persino del 70%. La società sta dimostrando di reagire”.

In questa direzione va il monitoraggio cui la società è stata sottoposta in questi mesi da parte dei consiglieri: un atto doveroso verso i soci ma anche una scelta di responsabilità per tenere il polso della situazione e farsi trovare pronti non appena il governo darà il via per ripartire. “Abbiano svolto un monitoraggio molto attento sui costi/ricavi e sulla liquidità – interviene Silvia Cavazziper far fronte agli impegni con i fornitori, i dipendenti, le banche e i soci; giustamente ci si aspetta da noi una gestione attenta e vogliamo lavorare al massimo per dimostrare che questa società ha un potenziale e in futuro meriterà di essere sostenuta perché sarà in grado di dare soddisfazioni anche dal punto di vista economico”.

Paradossalmente, il bilancio al 31.12.2019 si era chiuso proprio con un utile, il primo dopo anni di bilanci in rosso: un segnale importante e soprattutto un grande stimolo a proseguire sulla strada intrapresa; non a caso Silvia Cavazzi ne ha parlato come di un “ottimo punto di tutela”, perché quell’utile certifica la bontà del lavoro svolto e potrebbe favorire maggiore fiducia e maggiore aiuto in futuro. Basti pensare che nel solo periodo di gennaio-febbraio 2020 (prima della chiusura), è stato registrato un incremento percentuale pari al 5% sul fatturato!

Sul fronte del personale l’incertezza e la mancanza di date precise sulla ripartenza rendono la situazione drammatica e destabilizzante, perché diventa impossibile fare programmazione e soprattutto dare sicurezze ai dipendenti. “Abbiamo 56 dipendenti che lavorano normalmente per 1500 ore l’anno circa: 1/3 di loro sono stati messi in cassa integrazione fissa con integrazione salariale fino alla fine del 2020, ma dal 1° gennaio – in caso di prolungamento della chiusura – la CIG sarà garantita solo per 6 settimane e la società dovrà contribuire con una percentuale sul fatturato, il che comporterebbe un ulteriore aggravio di costi aziendali. Sinora siamo riusciti a tamponare le perdite, con diversi strumenti e aiuti sia governativi sia di enti locali [tra cui comune di Bormio e Comunità Montana, nda], ma se non riapriamo ai primi di febbraio c’è il rischio di non avere più copertura… – preavvisa il Presidente –.

Tuttavia, nessuno fra i consiglieri si perde d’animo e anzi, si fanno programmi per il futuro e si ragiona su investimenti, a partire dall’imminente progetto di qualificazione legato ai Fondi dei Comuni Confinanti, che riconosce a Bormio Terme il ruolo di servizio strategico per il territorio. “Per ora stiamo lavorando su un progetto preliminare di fattibilità – spiega il presidente Falcione – e mi preme sottolineare che non si tratterà di una distruzione, bensì di una ottimizzazione della struttura e delle risorse. Un primo settore in cui interverremo sarà quello delle inalazioni, che nel dopo-pandemia avrà un ruolo importante per molti utenti, debilitati dalle malattie e affezioni respiratorie. L’installazione di un nuovo impianto inalatorio era un intervento già previsto nella primavera del 2020, verrà attuato – se tutto andrà come previsto – nell’aprile 2021”.

Forse, mai come quest’anno si è avvertita la mancanza dei servizi a sostegno dell’offerta territoriale e il ruolo fondamentale che molti di essi – fra il quali il comparto termale – hanno sia per la promozione complessiva dell’Alta Valle per il salubrità e benessere dei suoi residenti; diventerà ancor più indispensabile la cooperazione tra enti e associazioni per fare in modo che la ripartenza dia subito i suoi frutti. In attesa della grande celebrazione del centenario di Bormio Terme, soltanto rimandata!

 

Anna

 

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