Sondrio – Recentemente, il comune di Sondrio (la città di Sondrio che fa leva sulle sue peculiarità e sulle attrattive non solo per i residenti, ma soprattutto da un punto di vista turistico), per animare il capoluogo valtellinese ha finanziato la costruzione di un ponte ciclo-pedonale sul torrente Mallero, che collegherà la frazione di Mossini a quella di Ponchiera e consentirà, così, di ammirare dall’alto le poco conosciute “Cassandre”.

Le Cassandre, ambiente naturale maestoso e suggestivo, sono le gole selvagge nelle quali si getta il Mallero uscendo dalla Valmalenco; il collegamento ciclo-pedonale (di cui sopra menzionato) aereo e mozzafiato (con i suoi 146 metri di lunghezza e largo quasi tre) consentirà di (ri) – scoprire l’intera zona, tra l’altro ubicata in mezzo alla bella e suggestiva Via dei Terrazzamenti (si tratta di un percorso ciclo pedonale tra i vigneti, che si sviluppa per decine di chilometri tra Tirano e Morbegno, e che ogni anno, a novembre, richiama migliaia di runners provenienti da ogni parte d’Italia – WINE TRAIL) e alla strada del vino (un affascinante tracciato panoramico, lunga ben 67 km, che si snoda – interamente sul versante retico – tra i terrazzamenti vitati e i produttori del Nebbiolo delle Alpi; risulta essere un percorso carrabile, facile da seguire grazie alla segnaletica stradale e che collega Ardenno a Tirano attraversando longitudinalmente la Valtellina).

Non è possibile vederle da vicino, ma ci si può “girare” intorno attraverso un bel percorso ad anello (per l’appunto denominato delle Cassandre) che si snoda per quasi 8 km. tra le contrade di Ponchiera, Arquino e Mossini, intercettando – per un buon tratto – il blasonato sentiero Rusca (un itinerario storico che ricalca la famosa “strada cavallera”, tracciato commerciale che – anticamente – collegava, attraverso la Valmalenco, Sondrio con il passo del Muretto: porta di comunicazione tra Valtellina e la vicina Engadina, nel cantone dei Grigioni, in Svizzera).

A tale proposito abbiamo chiesto “lumi” a un sondriese – che ci tiene a precisare – di origini “malenche”, al secolo Giorgio Giordani (appassionato di storia locale & valtellinese e buon conoscitore del territorio provinciale), che – molto lusingato da una simile richiesta – ci ha raccontato quanto segue!

Dove sono collocate le “Cassandre”?

<<Il torrente Mallero, che scende dalla Valmalenco, sbocca a nord della città di Sondrio attraverso una gola chiamata localmente “le Cassandre”; la gola, di origine fluviale, inizia in località Arquino e termina in località Gombaro (alle porte di Sondrio); si sviluppa, serpeggiando, per poco meno di tre chilometri; dall’alto è in pratica invisibile e solo in alcuni punti è possibile scorgerne dei brevi tratti>>.

Sembra che a livello bibliografico esista poco: è esatto?

<<In giro non ho trovato descrizioni, foto e/o altro; tutti ne parlano ma, probabilmente, pochissimi le hanno viste e le conoscono nella loro affascinante interezza e chissà se qualcuno le ha mai relazionate minuziosamente! Ed è per tale ragione che, equipaggiati di tutto punto, in una bellissima e caldissima giornata di luglio 2020 ho deciso, con tre miei amici (Mirko, Vittorio e Francesco), di intraprendere questa seducente e misteriosa avventura che è iniziata ad Arquino, sulla dx. idrografica e poco oltre il paese, dove c’è un piccolo parcheggio e si è conclusa, dopo qualche ora, in località Gombaro: ma, credetemi, ne è valsa la pena>>.

Siamo curiosi di sapere come avete affrontato questa spettacolare “discesa” e soprattutto questa affascinante (ri) – scoperta!

<<Equipaggiamento da “canyoning”, ovvero muta e calzari in neoprene, scarponcini, casco, maschera da sub, imbracatura, zaino da canyoning con corda e bidoncino stagno; qualche cordino, il telefono cellulare (purtroppo – nota dolente – con assenza di segnale) e, soprattutto, macchina fotografica impermeabile per documentare il “tutto”. Dopo aver seguito, per un breve tratto, il sentiero che conduce a Mossini, ci siamo calati, grazie all’aiuto della corda, nell’alveo del torrente stesso e a valle dell’inaccessibile forra, chiusa a monte dal cosiddetto “puzzun dei can”, toponimo locale che non lascia nessun dubbio sull’origine del nome. Da qui siamo scesi verso valle, senza particolari difficoltà, sino ad una strettoia; a questo punto ci siamo buttati – letteralmente – in acqua e ci siamo lasciati trasportare dalla corrente nell’ampia e tranquilla pozza sottostante; da qui non è più possibile tornare indietro, a meno che, non si abbia fissato una corda a monte della strettoia – primo punto chiave>>.

Giorgio Giordani continua poi nella spettacolare e puntuale descrizione!

<<Giungiamo, così, nei pressi dello scarico del canale che passa sopra di noi e che alimenta la centrale idroelettrica; lo oltrepassiamo velocemente, tenendoci alla dovuta distanza, visto che si apre e si chiude all’improvviso – secondo punto chiave – e raggiungiamo l’edificio della centrale idroelettrica Mallero Due; da qui, una ripida scalinata in calcestruzzo ci permette di raggiungere la soprastante centrale idroelettrica Mallero Uno (prima via di fuga); ricordo, a tale proposito, che queste due centrali di proprietà dell’E.N.E.L. furono costruite nei primi anni del secolo scorso e sono alimentate dalle acque provenienti dalla Valmalenco>>.

Giordani, con dovizia di particolari, riprende – successivamente – lo spettacolare racconto …

<<Dopo aver oltrepassato, inizialmente, qualche facile ostacolo, proseguiamo – senza problemi – fino all’altro “punto chiave” ovvero una briglia deteriorata, che superiamo calandoci con la corda nella pozza sottostante (possibilità di tuffo!). Tra questa briglia e la pozza, abbiamo trovato (posizionata sulla sx.) una breve galleria scavata nella roccia che dovrebbe essere stata realizzata durante la costruzione della parte di briglia più antica datata 1896. Poco oltre, sulla dx, anche se non ben visibile, è presente la seconda “via di fuga”, che porta al “Doss Murasc” situato nei pressi di Mossini. Continuiamo lungo il greto fino a intravedere, in alto sulla dx., l’uscita del by-pass, costruito per far defluire a valle l’acqua che, in caso di frana (frana di Spriana), andrebbe a ostruire il corso del torrente Mallero (l’opera e tuttora incompiuta) ma, sono in arrivo da Roma i trenta milioni necessari per completare l’opera! Qui, sulla sx., è presente la terza via di fuga che, salendo si sdoppia in due percorsi, che portano entrambi a Ponchiera>>.

Siamo oramai giunti al termine della “discesa” e alle porte di Sondrio …

<<Arrivati a questo punto, riprendiamo la nostra avventura e – senza trovare particolari difficoltà – raggiungiamo il cosiddetto “briglione” di 18 metri di altezza, da cui, a quanto pare, qualcuno si è pure tuffato! Lo superiamo sulla sx., salendoci sopra lungo una breve scala metallica ingabbiata che ci permette di raggiungerne la sua sommità, per poi attraversarlo, portandoci – così – sulla dx. Qui troviamo la quarta “via di fuga”; si tratta di una serie di scale metalliche ingabbiate che consentono di raggiungere il sentiero soprastante che porta alla frazione Mossini>>.

E – come sottolinea il vecchio adagio che dice “dulcis in fundo” – la bella e accattivante avventura di “canyoning” giunge al suo termine naturale in località Gombaro; Giorgio Giordani ce la racconta così!

<<Dal “briglione”, poco sopra descritto, si stacca un sentiero attrezzato – con funi e con una scala metallica – che ci ha condotto nella parte sottostante, poco oltre la grande pozza a valle del “briglione”; e, continuando sulla sx. lungo il greto del torrente, raggiungiamo dapprima la super-nota briglia dei tuffi (8 metri circa di altezza) e, a seguire, un’altra sottostante molto più bassa. A questo punto attraversiamo la prima, portandoci così sulla dx. per poi scendere un ripido, ma breve pendio. Continuando lungo il greto del torrente Mallero, ci imbattiamo, così, in un’altra briglia, anch’essa accompagnata da un’altra più bassa – sottostante – che oltrepassiamo … entrambe sulla sx.; infine, attraverso il muro dell’argine sx., arriviamo alla località “Gombaro”, dove scorgiamo l’ultima e piccola briglia, da cui è possibile tuffarsi e … qui finisce la nostra indimenticabile, suggestiva e soprattutto spettacolare avventura. Concedetemi due ulteriori parole “storiche” a riguardo: il toponimo “Gombaro” deriva da gumbet (gomito) e in passato, un canale di derivazione dello stesso torrente Mallero (conosciuto con il termine di “Malleretto” – ancora esistente – ) permetteva il funzionamento di numerose macchine, azionate dalla forza idraulica dell’acqua  , nella vicina e suggestiva contrada Fracaiolo. Ricordo, per dovere di cronaca, che DX & SX si riferiscono al nostro senso di marcia; infine, da valutare – con attenzione – la quantità d’acqua presente: se ce n’è troppa, non si riesce a scendere in sicurezza>>.

 

Silvio M.

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