Sono molte le donne di origine italiana giunte per lavoro nelle valli meridionali dei Grigioni nel secondo dopoguerra. Nell’ambito di un pluriennale progetto di ricerca promosso dall’Istituto per la ricerca sulla cultura grigione, la storica Francesca Nussio ne ha intervistate una ventina: ha registrato i loro racconti di vita e ha tracciato una mappa delle ragioni e dei percorsi, delle
difficoltà e delle soddisfazioni che hanno incontrato. Ne è uscita una nuova pagina della storia dell’immigrazione italiana in Svizzera. Una delle protagoniste, citata in apertura del libro, riassume così la situazione da lei osservata nel comune di Brusio in Valposchiavo: “Tante italiane hanno sposato gente svizzera. Erano tutte qui a lavorare. Quasi in ogni casa c’era una persona che poi restava qui. […] Era tutta una tiritera [una catena]. Si chiamavano l’un l’altra.” Chiunque conosca la realtà delle valli di confine grigioni nella seconda metà del XX secolo quasi certamente ha conosciuto o conosce donne di origine italiana, in special modo valtellinesi o valchiavennasche, giunte a lavorare come domestiche, cameriere o aiutanti agricole e poi entrate a far parte delle comunità locali attraverso il matrimonio. Molte altre donne si sono invece fermate in Svizzera per periodi circoscritti per poi rientrare in Italia. Altre ancora non hanno mai lasciato davvero il proprio paese, ma attraversavano il confine giornalmente come frontaliere. Si tratta di storie lontane dai riflettori, vite spese tra lavoro salariato e lavoro di cura non retribuito. Nel suo libro “Donne d’oltre frontiera. Storie di migrazione tra Lombardia e Grigioni nel secondo dopoguerra”, Francesca Nussio ricostruisce alcune di queste vicende, inserendole nel contesto più ampio della storia dell’immigrazione italiana in Svizzera e della storia delle donne.

I mille volti della migrazione
La storiografia ha già da tempo esplorato il mondo variegato dell’emigrazione grigione, in particolare quello dell’emigrazione dei caffettieri e pasticcieri, ma solo da alcuni anni si è rivolta anche a un altro fenomeno migratorio, altrettanto rilevante: quello dell’arrivo di forza lavoro proveniente dall’estero. In questo contesto, la storia delle donne migranti è stata ancora poco considerata, benché le donne siano state una componente anche statisticamente molto significativa dell’immigrazione nei Grigioni. Questo studio apre perciò un nuovo importante capitolo nella storiografia regionale, fornendo al contempo una nuova pagina alla storia della migrazione italiana in Svizzera che si è finora concentrata soprattutto sui flussi diretti verso i centri più  industriali e urbanizzati della Confederazione.

Empatia e distanza critica
Il libro si basa su una serie di interviste a donne nate tra il 1925 e il 1946 in provincia di Sondrio o in province lombarde limitrofe che, da giovani nubili, si sono recate per lavoro nelle valli di confine Valposchiavo e Bregaglia (e spesso anche in altre località dei Grigioni e della Svizzera). L’autrice assume consapevolmente il rischio di affrontare un campo di indagine che le è molto vicino, anche per ragioni familiari: come scrive nel libro, anche le sue due nonne erano “donne d’oltre frontiera”. L’affinità con il tema si percepisce anche nelle interviste, riprodotte in parte testualmente nel libro, che riflettono la costruzione paziente e rispettosa di un dialogo basato sulla fiducia e sulla curiosità reciproche. Alla prossimità del rapporto umano, l’autrice affianca la distanza critica della storica, che le permette di leggere nelle storie individuali una più ampia storia collettiva.

Conservare la memoria
La raccolta di testimonianze orali è uno strumento per indagare aspetti meno noti del recente passato e consolidare la memoria storica di comunità, raccogliendo anche gli aspetti più minuti, quelli che di regola non lasciano traccia nei documenti o nelle pubblicazioni locali. Numerose interviste a testimoni hanno permesso di far luce su esperienze di vita segnate dalle grandi trasformazioni economiche, sociali e culturali del secondo dopoguerra. Nel suo libro, Francesca Nussio compie un passo ulteriore sottoponendo le fonti orali a un’attenta analisi, un’analisi condotta con grande sensibilità e attenzione per aspetti di genere, sociali, antropologici, culturali e linguistici.

Il libro
Il volume, frutto di un pluriennale progetto di ricerca sostenuto dall’Istituto per la ricerca sulla cultura grigione, è pubblicato da Viella, casa editrice di Roma specializzata nella saggistica. Le previste presentazioni pubbliche sono state rimandate per la situazione sanitaria e verranno organizzate appena possibile. Il volume si può ordinare in qualsiasi libreria o direttamente online al prezzo di 39 € (www.viella.it). In Svizzera può essere ordinato presso il distributore grigione Desertina (www.desertina.ch/shop). A Poschiavo è inoltre possibile acquistare il libro alla Biblio.ludo.teca al prezzo di 42 Franchi.

 

Istituto per la ricerca sulla cultura grigione

 

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nella foto: Cesira Gini (la donna più alta del gruppo che con una mano aiuta a tenere il pentolone) assieme alla responsabile della cucina (una donna di origine bresciana, al centro) e ad altre due donne italiane impiegate nelle mense di cantiere in Svizzera. Posano in compagnia di un gruppo di operai valtellinesi, davanti a una baracca di cantiere nei pressi di Innerferrera, 1957. Gli operai si trovavano a Innerferrera per costruire la strada d accesso alla Valle di Lei, strada che avrebbe permesso di dare avvio alla costruzione dell omonima diga. (Archivio privato Fam. Rogantini-Gini, Villa di Chiavenna)

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