A seguito della diffusione nella primavera dell’anno in corso della pandemia da Covid-19 che ha, purtroppo anche nella provincia di Sondrio, interessato, in alcuni casi drammaticamente, le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), il Prefetto di Sondrio ha ritenuto opportuno attivare un tavolo di confronto di cui fanno parte, oltre che le Direzioni delle stesse RSA, anche il Presidente della Provincia di Sondrio, i Direttori Generali dell’Agenzia di Tutela della Salute della Montagna e dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale e i rappresentanti sindacali di CGIL, CISL e UIL.

Nella prima fase sono state principalmente affrontate le tematiche più strettamente connesse alla predisposizione di tutti gli strumenti necessari per contenere e minimizzare i rischi dovuti all’espansione del virus (in primis quello del rinvenimento dei Dispositivi di Protezione Individuale, insufficienti in quella fase, dei protocolli operativi per gli operatori sanitari, sociosanitari e assistenziali, ecc); in una seconda fase, corrispondente ad un rallentamento della diffusione del virus, l’attenzione si è spostata sugli effetti della pandemia soprattutto con riguardo al profilo gestionale-organizzativo e a quello economico-finanziario. La gestione della pandemia ha messo a dura prova l’organizzazione di molte RSA, contribuendo ad aggravare talune situazioni di criticità già presenti e più volte affrontate.

Lo scorso 10 novembre il tavolo si è nuovamente riunito per fare il punto della situazione in considerazione dell’attuale contesto di nuova espansione del contagio da Covid-19 e sulle criticità delle RSA della provincia, nonché per procedere ad una valutazione congiunta delle prospettive future anche alla luce della passata esperienza. Tra le criticità comuni non solo a tutte le RSA della provincia, ma anche all’intero comparto sanitario, è emersa con forza quella legata alla cronica carenza di personale, ed in particolare delle figure dell’operatore sociosanitario e dell’assistenze socioassistenziale, aggravata in questo periodo da lunghi periodi di malattia, quarantene, dimissioni e trasferimenti presso le strutture ospedaliere; per queste figure si è auspicato lo svolgimento di corsi di formazione e qualificazione promuovendo la partecipazione agli stessi con la previsione di contributi da richiedere alle banche e alle fondazioni locali.

E’ emerso inoltre che la cennata carenza non consente, tra le altre cose, di rendere operative quelle strutture (quale ad esempio il VI padiglione dell’Ospedale Morelli, per complessivi 45 posti), individuate per le cosiddette “degenze di sorveglianza”, atte a consentire il periodo di isolamento ai positivi (asintomatici e paucisintomatici) che, per vari motivi, non possono trascorrere il periodo di  isolamento presso le proprie residenze.

Al predetto incontro del 10 novembre è seguita una iniziativa che si è concretata in una lettera congiunta del Prefetto e del Presidente della Provincia con la quale, in relazione alle carenze croniche di personale soprattutto nei ruoli di OSS e ASA, sono state direttamente coinvolte la Fondazione Pro Valtellina, la Fondazione Gruppo Credito Valtellinese e la Banca Popolare di Sondrio ai fini di un contributo economico per ulteriori corsi che possano consentire un incremento del numero di quelle figure professionali. Queste ultime hanno dato piena disponibilità, dichiarandosi pronte a offrire un contributo economico necessario a coprire a favore dei partecipanti parte dei costi dei corsi, consentendo così ad una platea sempre più grande di poter accedere più agevolmente agli stessi e di poter fin dall’inizio della fase di stage essere di aiuto concreto al personale già impegnato.

Sarà cura del Centro Formazione Professionale della Provincia di Sondrio coordinare gli enti di formazione operativa nel settore al fine di organizzare i corsi in questione.

 

Ufficio Stampa Prefettura

 

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