La prima volta della Valdidentro come arrivo di tappa è andata oltre le più rosee aspettative: nata quasi per scherzo, l’idea di portare il Giro d’Italia ai laghi di Cancano si è dimostrata vincente e – ciliegina sulla torta – ha avuto il pregio di essere una tappa in cui i corridori si sono scatenati sulla salita dello Stelvio, attore principale della giornata e traino importante per il prosieguo sino alle torri di Fraele. L’amministrazione comunale di Valdidentro, presente al gran completo, può finalmente tracciare un primo bilancio di questa esperienza, che non era priva di grandi incognite: il tempo – certamente – ma anche la situazione Covid e non da ultimo la protesta latente per l’ospedale Morelli che sembrava voler esplodere proprio nei frangenti della gara. Tra gli artefici dell’iniziativa, Enrico Maccarini e Giacomo “Sugo” Giacomelli, consiglieri di maggioranza e membri del gruppo “Venti27” da cui è scaturita l’attuale amministrazione comunale. Enrico e Giacomo, inoltre, sono assidui frequentatori delle due ruote, per passione ma anche per lavoro. Li abbiamo “incontrati” su Meet e li abbiamo intervistati in coppia.

La prima domanda è scontata: come è nata questa idea del Giro d’Italia?

La leggenda narra che quando si ha bisogno di asfaltare qualche tratto di strada… si fa passare il Giro! Scherziamo! L’idea è affiorata due anni fa, anche se all’inizio era più una boutade… però ci siamo detti: perché non provarci? Così non appena c’è stata la possibilità, ci siamo candidati e in questo ci ha dato una grande mano Andrea Palomba, che era nello staff di Ugo Parolo ed è un grande appassionato delle nostre zone: lui ci ha introdotti nell’ambiente. Tieni presente che per ospitare un arrivo di tappa ci sono circa 90 località in lizza!

Qual è la discriminante perché una località venga scelta come arrivo di tappa?

Uno dei punti cardine è la via di fuga, ossia ci deve essere una possibilità di ritirata alternativa alla strada utilizzata per la gara; nel nostro caso la via di fuga era problematica, perché volevamo puntare all’arrivo in salita a Cancano. Esserci riusciti è un motivo di grande soddisfazione: c’è stato un grande lavoro dietro e sicuramente tanti aspetti possono essere migliorati, ma abbiamo mostrato una proposta alternativa alle tappe che normalmente caratterizzano le salite di montagna.

Appunto, quanto lavoro c’è dietro le quinte? Quali accordi di collaborazione si instaurano? Quali programmi vengono stilati?

Ti dirò che questa candidatura è stata tenuta sotto segreto per parecchio tempo [aleggiava già nel 2018], ma intanto abbiamo lavorato parecchio perché si potesse concretizzare e realizzare al meglio. Il percorso, ad esempio, è partito con una bozza ma poi è stato modificato in itinere. Una prima bozza prevedeva il passaggio a Fiordalpe, ma poi abbiamo ragionato insieme che sarebbe stato un bel segnale per i nostri cittadini avere il passaggio all’interno delle loro frazioni e così siamo riusciti a inserire questa modifica, che è avvenuta addirittura  dopo la presentazione ufficiale a Milano!!! Questo, dal nostro punto di vista, avrebbe permesso anche il passaggio davanti agli asili di Premadio e di Isolaccia, con l’idea era di coinvolgere i bambini in questo giorno di festa.

Mi sembra che la cittadinanza abbia risposto bene, tutta la Valdidentro si è sentita partecipe e coinvolta nella corsa rosa

È vero, le case erano tutte addobbate e anche le vie non toccate dal Giro avevano preparato qualcosa, striscioni, decorazioni, cartelli… Ci ha fatto molto piacere questa partecipazione, è il senso per cui promuoviamo le iniziative, che devono stimolare l’appartenenza a una comunità. Poi, certamente, ci sono anche i “bastian contrari”, ma quello fa parte del gioco…

Il quartier tappa era collocato al polifunzionale Rasin di Isolaccia: avete avuto modo di relazionarvi con le persone presenti per avere un feedback della tappa?

Qui sveliamo un retroscena: una settimana prima della tappa ci siamo recati a Rimini perché volevamo capire come nelle altre località si organizzava la logistica ed il quartier tappa. Eravamo abbastanza ansiosi, ma alla fine della giornata ci siamo dati una gomitata e siamo rientrati più che fiduciosi di riuscire a soddisfare ampiamente i nostri ospiti. Infatti i giornalisti si sono fermati a Rasin per tutto il tempo della gara e anche nelle ore successive, necessarie alla redazione dei vari pezzi e servizi giornalistici, sono rimasti al loro posto nel polifunzionale, dove hanno apprezzato moltissimo l’organizzazione, la caffetteria aperta h24 e il buffet della scuola alberghiera. Si sono sentiti trattare bene ed è questo che fa la differenza: l’ospite va trattato con i guanti! Inoltre, il premio “giornalisti per un giorno” dato a Valentina Cantoni ci ha fatto guadagnare un altro punto nell’apprezzamento.

Negli ultimi due anni Cancano è diventata una meta privilegiata, tanto che addirittura nell’estate 2020 avete dovuto raggiunto il tetto massimo di permessi rilasciati. Possiamo dire che “è nata una stella”?

Questo era uno dei nostri obiettivi! Negli anni scorsi avevamo avuto tanti incontri con gli operatori della zona di Cancano, ai quali avrebbe fatto piacere un intervento mirato per la valorizzazione della località che sino ad allora non era mai riuscita ad esprimere appieno la sua potenzialità turistica. Poi nel volgere di un biennio si sono realizzate le condizioni perfette perché ciò accadesse e dobbiamo dire che un traino fenomenale è stata la Gran Fondo Stelvio-Santini del 2019, con l’arrivo proprio a Cancano a causa della chiusura dello Stelvio. Il monitoraggio degli hastag di Instagram nei giorni immediatamente successivi alla Santini ci dava il 40% in più di promozione su Cancano e quindi un ritorno enorme in termini di immagine! Nello stesso anno ci fu anche il Giro d’Italia femminile, che pure ha fatto la sua parte per veicolare la zona dei laghi di Cancano…

Potrebbe diventare una “classica” del Giro d’Italia?

Perché no? Gli organizzatori del Giro sono sempre alla ricerca di salite inedite ogni anno e Cancano ha dimostrato di costituire una proposta convincente, anche perché può essere abbinata bene a tante altre grandi salite che ci sono in zona come lo Stelvio, il Gavia, il Mortirolo. Ma al di là del paesaggio, indubbiamente affascinante, una buona parte della riuscita della tappa è dovuta all’organizzazione predisposta per questo evento: dai volontari ai tecnici, dalle istituzioni alle associazioni, tutti hanno contribuito a rendere indimenticabile una giornata che resterà negli annali del Giro 2020.

Diciamo che anche il tempo vi ha dato una mano: far passare una gara dai 2758 metri dello Stelvio il mese di ottobre, non è così scontato!

Certamente! La corsa si sarebbe svolta ugualmente con lo Stelvio chiuso: il piano alternativo prevedeva il Mortirolo e quindi per noi non sarebbe cambiato molto. Però lo Stelvio l’ha resa senza dubbio  indimenticabile, grazie agli attacchi che sono stati sferrati dai corridori della Ineos e della Sunweb e di conseguenza sui tornanti di Cancano i tifosi erano tutti infervorati. Un po’ più critico è stato il dopo-gara: una difficoltà del gareggiare in ottobre è data dal buio che avanza presto e non ci ha consentito di gestire ottimamente il deflusso da Cancano, anche perché le condizioni autunnali hanno imposto alla direzione di far salire tutte le ammiraglie anziché il loro numero dimezzato, come capita in primavera. Ecco perchè in alcuni tratti della SS 38 ci sono stati degli incolonnamenti.

Una nota dolente, quella delle lunghe code sulla SS 38. Come mai le squadre non si sono fermate negli alberghi dell’Alta Valle e si sono sobbarcate chilometri di coda per arrivare in hotel in bassa valle?

La polemica degli alberghi chiusi – a nostro avviso – è stata fuori luogo e non ha ragione di essere per tanti motivi. Anzitutto l’alloggio delle squadre del Giro viene gestito da un’agenzia esterna, che contatta direttamente le strutture alberghiere e verifica che siano adatte alle varie esigenze. In secondo luogo, far alloggiare le squadre in Alta Valle poteva essere controproducente perché la tappa del giorno dopo era a Morbegno e avrebbe costretto i corridori a una levataccia; non dimentichiamo che in una manifestazione di tale portata ci sono dinamiche che la località ospitante non può sempre gestire. E in ultimo, non dimentichiamo che tanti alberghi in Alta Valle erano già chiusi da giorni e non si può certo imputare a un imprenditore la colpa di non aver riaperto: far ripartire un hotel con tutto quello che c’è dietro, non è un giochetto, e oltretutto farlo per un giorno solo, con ospiti che hanno tutta una serie di richiesta particolari… succede la stessa cosa nelle altre località turistiche toccate dal Giro. Quindi non attribuiamo demeriti agli albergatori che avevano già chiuso!!

Una cosa che mi ha molto colpita: la quantità innumerevole di gente che è salita a piedi o in bici sui tornanti di Cancano!

Anche noi ci siamo stupiti, è stata una delle tappe con maggiore affluenza di pubblico! E tieni presente che la strada per Cancano era completamente chiusa alle auto, non c’era un servizio navetta né un taxi che potesse passare: solo a piedi o in bici. Questo dimostra che la mobilità dolce può funzionare e che l’italiano medio, un po’ pigro e indisciplinato, può modificare le sue abitudini se viene messo nelle condizioni di farlo. Pensiamo proprio a Cancano e all’istituzione del pedaggio: dopo qualche difficoltà iniziale tra il 1° e il 2° anno, oggi possiamo dire di aver fatto una scelta strutturale importante che – insieme al resto – sta dando i primi frutti sul territorio e non solo in termini economici (gli utili dei pedaggi vengono utilizzati per manutenzione di strade e sentieri di collegamento, ad esempio il collegamento completo dalla Valdidentro al Forte di Oga completamente libero dalle automobili, che è stato appena realizzato). Quest’anno gli operatori di Cancano sono stati sommersi di richieste e di turisti e noi speriamo vivamente che si aprano altre opportunità di sviluppo imprenditoriale. Vogliamo invogliare la gente a muoversi, ma nel modo più ecofriendly possibile; ciò implicherà certamente di studiare attentamente ulteriori modifiche alle strade come Cancano, magari con un contingentamento fisso di auto… vedremo.

Cosa vi aspettate dal passaggio di questo 103° Giro d’Italia?

Non commettiamo l’errore di pensare che il Giro sia un evento fine a se stesso: è sì un evento sportivo, ma dietro c’è un investimento di persone e di soldi e le ricadute non devono essere viste nel breve periodo. Pensiamo al Giro del 2012, quando vinse il belga De Gendt: da lì si aprì il ciclo con l’arrivo dei primi turisti belgi e che prosegue anche adesso! E poi, non dobbiamo viverlo solo nella sua dimensione sportiva: è importante quello che può lasciare sul territorio in termini di capitale umano. A noi interessa molto di più che la valorizzazione di una zona come Cancano possa creare opportunità imprenditoriali, magari stimolare qualche giovane a mettersi in gioco aprendovi un’attività, investendo con idee e servizi innovativi: vogliamo creare le condizioni per loro, affinchè possano sviluppare nuove proposte e ampliare l’offerta generale.

Quindi il Giro come volano per dare impulso al territorio

Esattamente! La sfida per il futuro sarà questa, unita alla tutela del territorio stesso. Si deve trovare il giusto rapporto tra sviluppo e salvaguardia, ma una cosa dev’essere chiara: bisogna osare! Bisogna mettersi in gioco! Solo così il passaggio del Giro non resterà una mera giornata folcloristica.

 

 

Anna

 

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