Nei secoli andati i boschi costituivano una fondamentale risorsa economica per tutto il territorio alpino e come tale erano rigorosamente disciplinati dalle autorità. Nell’archivio comunale di Bormio si conservano gli Statuta nemorum (Statuti dei Boschi), compilati tra il XIV e il XVII secolo, che contengono non soltanto norme giuridiche e amministrative, ma anche tutta una serie di interessanti indicazioni toponomastiche e linguistiche. La data più antica che vi compare è il 1387, tuttavia “sembra giustificato ipotizzare che i boschi fossero sotto controllo da un tempo più lontano”. Vi vengono descritti circa un’ottantina di boschi di Bormio e valli (Livigno compresa), con i loro confini e gli obblighi imposti alle Vicinanze, come quella di nominare dei sorveglianti sui boschi, che erano considerati officiali pubblici a tutti gli effetti. Ogni comunità, inoltre, aveva l’obbligo di fissare all’interno dei propri confini almeno un bosco tenso, a scopo di difendere il territorio e preservarlo dallo sfruttamento intensivo. In questi boschi, infatti, non si potevano pascolare le bestie né era consentito raccogliere legna “perché necessari alla consistenza e integrità de’ monti che d’alto pendono sui sottostanti terreni”. L’aggettivo “tenso” deriva dal latino e indicava anticamente il filo teso (“tensus”) con cui si segnava il confine.

 

Anna

 

R. BRACCHI, Appellativi geografici comuni negli Statuti boschivi di Bormio, Bollettino n. 8/2005

http://www.cssav.it/wp-content/uploads/2017/02/Bsav-08-Bracchi.pdf

Foto: archivio Museo Castello D’Albertis Genova

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