I ghiacciai, straordinari elementi del paesaggio montano, memoria e scrigno di conoscenza dell’ambiente, lanciano da alcuni decenni il loro grido drammatico.

L’idea di effettuare monitoraggi su alcuni dei ghiacciai delle Alpi è venuta nel 2019 a Legambiente ed in particolare a Vanda Bonardo, responsabile Alpi Legambiente e Presidente di CIPRA Italia.

Dopo i requiem per i ghiacciai proposto lo scorso anno a settembre, con l’evento clou organizzato nei pressi del ghiacciaio del Lys sul gruppo del Monte Rosa, l’associazione ambientalista – che con immediatezza viene riconosciuta anche dai profani – ha deciso di sviluppare e proporre la Carovana dei ghiacciai in collaborazione con il Comitato Glaciologico Italiano.

Una delle tappe previste nel periodo compreso tra il 17 agosto ed il 4 settembre 2020 ha toccato anche l’Alta Valtellina ed in particolare la Valfurva, soffermandosi a monitorare la situazione dei ghiacciai dello Sforzellina e dei Forni.

I tre giorni di studio e verifica sul campo sono stati riassunti in una interessante conferenza stampa tenutasi presso la Sc’Tua Granda al Palazzo De Simoni di Bormio.

Ai saluti dei sindaci di Bormio Roberto Volpato e di Valfurva Angelo Cacciotto, che hanno evidenziato l’importanza di appuntamenti come questo per sensibilizzare la popolazione al problema dello scioglimento e scomparsa dei ghiacciai, sono seguiti gli interventi di Vanda Bonardo, del professor Claudio Smiraglia – past president del Comitato Glaciologico Italiano e profondo conoscitore dei ghiacciai dell’Alta Valtellina, della prof.ssa Guglielmina, di Massimo Favaron – responsabile didattica del Parco dello Stelvio Lombardia e di Barbara Meggetto  – presidente Legambiente Lombardia.

Da tutti è arrivato forte il messaggio che la riduzione dei ghiacciai alpini è dovuta al riscaldamento globale (+ 2 gradi negli ultimi 150 anni e con perdita, ad esempio per il ghiacciaio dei Forni, di circa 2 km e mezzo di lunghezza e decine di metri di spessore).

I confronti tra la situazione attuale e le vecchie fotografie non lasciano spazio a dubbi. Ma lo si può notare semplicemente percorrendo la strada che da Valdidentro sale al Foscagno per Livigno. Di anno in anno è evidente la perdita di ghiaccio sull’apparato glaciale che ricopre la parete nord della Cima Piazzi.

Ecco quindi che diventa importante monitorare e conoscere quanto sta accadendo, così da aumentare la consapevolezza sui rischi che potrebbero colpire anche i nostri territori.

E importante sensibilizzare ed educare le persone ad una maggior attenzione negli atteggiamenti quotidiani (ad esempio utilizzare la bicicletta per spostamenti brevi piuttosto dell’auto).

E’ fondamentale – grazie ai dati raccolti – orientare i decisori politici in scelte di prevenzione e che permettano uno sviluppo sostenibile.

L’auspicio da parte dei relatori è anche quello che nei prossimi anni si possa ripetere questa prima esperienza, così da avere la possibilità, anche attraverso la partecipazione di persone comuni, di migliorare la conoscenza delle problematiche correlate ai mutamenti climatici.

L’attenzione che ciascuno di noi porrà in essere potrà essere di fondamentale rilevanza, perché emerge chiaro il fatto che un problema globale quale quello del ritiro dei ghiacciai sottintende risvolti locali che potrebbero comportare tra pochi anni gravi rischi economici, culturali, sociali.

E allora appare evidente l’importanza del lavoro fatto dalla Carovana dei ghiacciai che ha voluto concludere la 3 giorni in Alta Valtellina con un saluto simbolico da parte del musicista Martin Mayes: particolare il momento in cui il suono del suo corno svizzero ha echeggiato e inondato la storica Sc’Tua Granda. Chiudendo gli occhi sembrava di udire il lamento dei nostri ghacciai.

 

maio

Resoconto Carovana dei ghiacciai – Forni e Sforzellina

 

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