Nella sala riunioni del 3° padiglione dell’ospedale Morelli di Sondalo è andata in scena l’ennesima conferenza stampa sul futuro della struttura ospedaliera e della sanità valtellinese. Con toni pacati i relatori hanno esposto le ragioni di una programmazione che nelle intenzioni di Regione Lombardia e dell’ATS della Montagna deve mirare il più possibile a tutelare il diritto alla salute, ma lo deve fare consentendo al cittadino di accedere a un’offerta qualitativamente alta. Il che significa riorganizzare il patrimonio sanitario (di medici e attrezzature) in modo tale da fornire la risposta più adeguata possibile a ogni esigenza. “Ce lo chiedono i medici” – afferma il dr Marco Salmoiraghi, dirigente della DG Welfare Programmazione –; i professionisti della sanità lombarda che partecipano ai vari tavoli ci chiedono di fare delle scelte perché le competenze dei professionisti devono essere mantenute ai livelli più alti possibili. E la qualità si fonda sui volumi di attività che un’equipe riesce ad affrontare: senza attività non c’è qualità”, concetti condivisi anche dal dr Federico De Gonda, primario di neurochirurgia (“la tecnologia avanzata non deve andare dispersa”) e dal dr Della Pona, primario di chirurgia toracica, che si è formato proprio a Sondalo. Quest’ultimo sottolinea l’enorme cambiamento che negli anni ha subito la chirurgia toracica, che oggi è prevalentemente oncologica, e come la nascita di grossi poli sanitari abbia stravolto l’assetto ospedaliero rispetto a 30 anni fa, per poi concludere: “Penso si possa fare ottima chirurgia toracica anche a Sondrio”.

NON SI TORNA INDIETRO – Proprio su questa specialità, assieme alla chirurgia vascolare e alla neurochirurgia, tutte trasferite da Sondalo a Sondrio a inizio Covid, vertono alcune delle più urgenti richieste da parte del Comitato, secondo il quale tali specialità rimangono essenziali e indispensabili per il funzionamento ottimale dell’unità spinale. Salmoiraghi, invece, esclude il ritorno delle 3 specialità a Sondalo e aggiunge che l’unità spinale resta inderogabilmente a Sondalo come alta specialità senza per questo risultarne compromessa: “già oggi, da altre parti, si lavora così”. Certo è che a noi profani della materia resta un senso di smarrimento per dichiarazioni diametralmente opposte che ci arrivano da medici competenti…

Al contrario, conosciamo i disguidi cui sono sottoposti tanti cittadini che attualmente si recano a Sondrio, nonché la fatica degli operatori che si trovano ad operare con carichi di lavoro aumentati e in ambienti non proprio spaziosi. Forse, si sarebbe potuto prevedere un periodo di transizione per approntare adeguatamente l’ospedale del capoluogo prima di attuare il trasferimento definitivo? Un conto è operare in periodo di covid, con le normali attività ed interventi dimezzati; un conto è operare a pieno regime, con gli arretrati e con un surplus di reparti da gestire…

UN ITER VOLUTO PER FAVORIRE IL DIALOGO – L’assessore agli Enti locali, montagna e piccoli comuni Massimo Sertori, pur non entrando nel merito delle scelte tecniche, difende l’iter avviato da Regione Lombardia per la riorganizzazione della sanità, che è stato per la Valtellina del tutto inusuale proprio perché si è voluto tenere in considerazione la sua situazione geografica come provincia interamente montana; “la materia è di competenza regionale, ma noi abbiamo voluto incaricare l’ATS della stesura di un Piano, la quale si è avvalsa di un soggetto esterno (Politecnico) del tutto imparziale. Abbiamo poi avviato interlocuzioni con tutti i soggetti interessati e ascoltato le valutazioni di tutti, tranne dei sindaci dell’Alta Valle che l’hanno rifiutato in toto. Eppure è stato fatto per favorire il dialogo e la dialettica, tant’è vero che la quasi totalità delle osservazioni pervenute nel “Piano dei 71” sono state recepite”.

IL PIANO IN SINTESI – Il piano di riorganizzazione, in sostanza, contempla un ospedale centrale (Sondrio, in cui saranno ubicate tutte le specialità ad eccezione della cardiochirurgia) e 4 presidi, fra i quali Sondalo avrà un ruolo di primo livello con anche un dipartimento di emergenza di primo livello, Chiavenna ospedale di base, Morbegno e Tirano POT (Presidi Ospedalieri Territoriali). L’orientamento è già deciso in questa direzione e prevede una serie di finanziamenti per dotazioni e personale, “ed io – dice Sertori – mi accerterò di persona che prima della sua approvazione in Consiglio venga dotato di tutte le necessarie coperture, che la programmazione sia accurata e che i vari presidi abbiano tutte le garanzie di funzionalità”.

Rete, interdisciplinarietà, qualità, funzionalità… ma anche e soprattutto una questione di numeri (altrimenti detti “volumi di risorse”): il bacino di utenza di Sondalo (ma anche della Valtellina tutta) non è appetibile per giustificare la prosecuzione dello status quo. Ma c’è di peggio: se a Sondrio i medici non saranno bravi a creare rapporti fiduciari di collaborazione con altri istituti più rinomati e specializzati, nemmeno il nosocomio cittadino risulterà attrattivo a lungo andare. Dipenderà dalla professionalità e dalle energie (in termini di risorse umane e tecnologiche) che la Regione convoglierà sull’ospedale, un impegno che sarà messo nero su bianco ai primi di settembre.

Insomma, la qualità è il concetto al quale tutti gli attori sembrano ispirarsi ma che diventa estremamente difficile da declinare sul territorio.

 

Anna

 

 

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