Il Consiglio della Bormio Ghiaccio che si è recentemente rinnovato, ha portato un volto nuovo al massimo ruolo di rappresentanza dell’associazione. Michele Cola è entrato nel mondo dello short track per caso, seguendo il suo primo figlio che dopo un primo corso di avviamento aveva deciso di proseguire sui pattini. Da lì è stato un crescendo e il suo impegno con l’associazione è andato di pari passo insieme alla passione dei figli: oggi ne ha addirittura 4 che praticano short track!

Dì la verità, così adesso riesci a controllarli meglio!

In realtà ho il sospetto che siano loro a controllare me… scherzi a parte, spero che la mia nomina non influisca in qualche modo sulle loro scelte, io mi sono messo a disposizione del gruppo perché voglio dare il mio contributo ai volontari che lavorano per i nostri giovani.

Raccontaci il tuo ingresso nel mondo della Bormio Ghiaccio

Tutto inizia nella stagione 2013/2014 e anche io mi sono avvicinato per la prima volta al pattinaggio di velocità. Poi anche gli altri figli hanno seguito l’esempio del primo e così mi sono ritrovato in mezzo a pattini, lame, ghiaccio, allenamenti, gare, trasferte… un bel daffare!

È la legge del contrappasso! Se in gioventù lo sport ti ha solo sfiorato, adesso ti ci ritrovi completamente immerso!

È vero, da ragazzo ho praticato sci e arrampicata, ma solo come forma di svago, senza competizioni e sono anche stato volontario del Soccorso. Ora lo short track mi coinvolge in pieno, però non mi pesa questo impegno: per i figli si fa tutto e poi ho scoperto un ambiente sano, stimolante, dove possono fare delle belle esperienze e costruire relazioni.

In questi anni hai avuto modo di conoscere meglio la Bormio Ghiaccio: che idea ti sei fatto?

Anzitutto bisogna dire che vivere lo sport dall’esterno, intendo solo come spettatore, è un po’ limitante perché non ci si rende minimamente conto del lavoro che c’è dietro le quinte. Nel caso della Bormio Ghiaccio, poi, la gestione è ancora più complessa perché si organizzano manifestazioni di caratura internazionale (come i recenti Mondiali junior) e di altissimo livello, non è facile mantenere i requisiti per competere.

Io mi stupisco sempre di come un paesino di montagna possa competere da ben 40 anni con megalopoli metropolitane: secondo te qual è il segreto?

La passione, quella che smuove anche le montagne! E poi la consapevolezza di poter offrire ai nostri giovani non solo una chance sportiva, ma anche di vita; tanti nostri atleti si sono imposti nella nazionale, hanno partecipato a Olimpiadi, sono entrati a far parte di vari gruppi sportivi (ultimi in ordine Luca Spechenhauser e Elisa Confortola, inquadrati nel GS Fiamme Oro). La Bormio Ghiaccio è un’opportunità straordinaria di crescita e di formazione per i nostri giovani, dovremmo sempre tenerlo presente al di là di ogni antipatia personale.

La nazionale junior è forse quella in cui si riflette maggiormente lo stretto rapporto con la Bormio Ghiaccio: è l’anticamera della nazionale maggiore, gli atleti gareggiano ancora con i vostri colori e poi c’è Nicola Rodigari, con la sua esperienza e il suo background locale…

Siamo fieri del percorso fatto da Nicola, come atleta e come allenatore. Essendo nato e cresciuto qui, conosce perfettamente le difficoltà che i giovani e le famiglie devono affrontare. L’Alta Valle è un’isola felice per certi aspetti, ma la sua perifericità è anche fonte di maggiori ostacoli, a livello di collegamenti, di finanziamenti, di progresso. Il fatto di poter avere qui la nazionale è senza dubbio un grande stimolo per i ragazzi del club e poi Bormio offre tutto quel che serve anche per lo svago. Non a caso il Palaghiaccio in estate diventa meta di ritiri per tantissime squadre e nazionali (non solo dello short track). Di questo dobbiamo rendere merito ai preparatori e ai responsabili dell’impianto, che svolgono un egregio lavoro.

A proposito, abbiamo letto nel comunicato FISG che Bormio tornerà ad essere Centro Federale dalla prossima stagione. Bel colpo, presidente!

Non è merito mio, ma di tutte le persone che lavorano per migliorare. D’altronde, già da qualche anno la nazionale junior aveva il suo quartier generale a Bormio, mi sembra ragionevole che tutti i gruppi lavorino appaiati, anche mescolandosi, perché solo dal confronto e dallo scambio si può crescere e trovare stimoli a migliorarsi. E poi, è un ritorno alle origini perché il Centro Federale fu già a Bormio negli anni ’90.

Penso che non sia estranea a questa decisione la vostra capacità organizzativa, come si è visto nei recenti Mondiali junior

La Bormio Ghiaccio vanta una solida esperienza in queste manifestazioni, pensa che la prima gara internazionale risale al 1989. È però innegabile che non si fa niente senza un gruppo di lavoro che con passione e sacrificio porta avanti le cose. In questo senso la mia nuova carica mi fa ben sperare perché è una “continuità nella qualità”, ovvero il Consiglio si è parecchio rinnovato, ma può sempre contare sulla presenza e sull’esperienza di chi ci ha preceduto. Ognuno di noi, con i suoi compiti, porta avanti la tradizione sapendo di avere alle spalle un’ottima squadra.

Avete già avuto occasione di trovarvi come nuovo Consiglio? Di discutere del futuro? Di programmare qualcosa?

Adesso come adesso la programmazione è ferma, almeno finché non usciranno delle linee-guida per la stagione a venire. Noi abbiamo già avanzato la nostra disponibilità ad ospitare delle gare, ma poi bisognerà capire come queste si potranno strutturare perché sino pochi giorni fa, a causa delle precauzioni legate al distanziamento, lo short track si svolgeva con grosse limitazioni; chiamiamola una “candidatura con riserva”. Però abbiamo riscontrato nei tesserati una grande voglia di ricominciare, abbiamo sondato la disponibilità per la nuova stagione e quasi tutti hanno confermato la loro presenza: si parla di oltre 70 ragazzi, con un range d’età che va dal 2014 al 1999. Ringrazio gli allenatori che svolgono un lavoro egregio per seguirli tutti.

Quali sono i maggiori problemi lasciati in eredità dal Covid 19?

Tanti! Gli allenamenti svolti sino a ieri sono stati completamente stravolti e snaturati a causa delle limitazioni imposte dal distanziamento sociale. Per due mesi i ragazzi si sono esercitati in piccoli gruppi, ma senza potersi confrontare l’uno con l’altro perchè le norme vietavano qualsiasi contatto; pensare di gareggiare in queste condizioni sarebbe stato davvero improponibile… lo short track è uno sport dove è connaturata la vicinanza fisica, gli atleti girano in pista gomito-a-gomito e poi c’è la staffetta, con le spinte di un atleta all’altro nel momento del cambio… sono tutti elementi imprescindibili di questo sport. Per fortuna da oggi la FISG ha recepito gli ultimi provvedimenti regionali in materia, che hanno autorizzato la ripresa degli sport di contatto, di squadra e individuali, seppur limitatamente al momento specifico dell’allenamento situazionale. L’aspetto positivo per i ragazzi è sicuramente l’essersi ritrovati,;anche i miei figli hanno sofferto l’interruzione dei rapporti con amici e compagni di squadra.

Per concludere, vedremo mai una staffetta di famiglia??

Ah, quello sì che sarebbe un sogno!!

 

Anna

Foto: Marco Lanfranchi

 

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