Elisabetta è stata coraggiosa nella sua scelta di voler far partire la Milanesiana e questa piazza piena è una testimonianza della voglia che la gente ha di ritrovarsi, è un messaggio di speranza e di coraggio, laddove in altri posti ha prevalso la sfiducia. La Milanesiana è il festival del coraggio”. Così Vittorio Sgarbi esordisce nella serata di lunedì 29 giugno 2020 per l’avvio della kermesse che da 21 edizioni porta in tutta Italia un insieme di belle arti e di spettacoli e soprattutto permette incontri di persone e di mondi diversi, spesso lontani, ma ricchi di qualcosa, ciascuno a modo suo.

La piazza di Bormio ha risposto con entusiasmo all’invito della Milanesiana 2020, nonostante le suggestioni ancora vive dei fatti di cronaca. E l’irruente Vittorio Sgarbi non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione per una breve digressione sia sulla pandemia sia sulla recente espulsione dal Parlamento, col suo solito stile crudo e irridente, che sa essere comunicatore intrattenendo le persone. La presenza all’evento di entrambi i fratelli è stato un quid che ha dato alla serata una nota di ironia garbata, con i frequenti battibecchi tra Elisabetta e Vittorio e le punzecchiature di quest’ultimo all’amico Paolo Crepet, altro ospite d’eccezione della serata.

Il tema della Milanesiana 2020 è incentrato sui colori e la mente; nel caso del nostro territorio è un tema che si attaglia benissimo, come ha ben detto l’assessore Luigi Azzalini nel rimarcare lo splendore dei colori delle nostre vallate, con le tinte che la natura sa regalare al paesaggio e a chi sa immergersi in esso.

Se nella lectio di Paolo Crepet i colori sono messi in rapporto con lo stato d’animo (la figura anonima in bianco/nero, nascosta quasi pudicamente sotto un pastrano in un manicomio negli anni 70, oppure il tramonto su Civita di Bagnoregio, luogo ideale del ritrovare se stessi, oppure ancora il ritratto della nonna, dai toni quasi “pastellati” che evoca una tristezza lagunare), per Sgarbi non si tratta tanto di sviscerare il rapporto colori-mente, quanto di portare all’attenzione del pubblico il divenire stilistico che ha interessato uno dei pittori più “duri e cattivi” del nostro tempo, quel Luca Crocicchi del quale è appena stata inaugurata la mostra personale presso la sede della Banca Popolare di Sondrio (visitabile sino al 15 agosto). Dai quadri dei primi anni, nati nell’ambito di un gruppo di pittori, Crocicchi si è via via estremizzato, individualizzato, in perenne conflitto con il mondo, e anche se oggi sembra approdato a una dimensione più serena, è pur sempre una serenità apparente: emblematico il quadro del giardino di spine, ossimoro di due realtà che suscitano rispettivamente quiete/riposo e sofferenze, anche se l’attenzione del pubblico è stata catturata soprattutto dal ritratto di un meraviglioso gatto dal pelo lanceolato, di uno sgargiante color verde e dagli ipnotici occhi gialli.

Ascoltare Sgarbi disquisire di arte per noi equivale ad entrare in una porta proibita, sulla quale spesso ci possiamo solo affacciare senza comprendere l’enormità che vi si nasconde e che eppure ci affascina. Come ci affascina l’insolito duetto dei due celebri fratelli, che risponde ai canoni a noi ben conosciuti di scanzonata intimità familiare e perciò ancora più graditi.

In chiusura di serata, il concerto della band Extraliscio di Mauro Ermanno Giovanardi e Mirco Mariani (con l’aggiunta di Marco Carusino), un omaggio al grande Fabrizio De Andrè con pezzi riarrangiati scelti tra i più impegnativi del cantautore genovese, assai lontani dalle ballate note a tutti. Una decina di canzoni immerse in un’atmosfera quasi struggente, complice la mancanza di batteria, la voce tenebrosa del vocalist, le sonorità ovattate del complesso e l’oscurità notturna. A fare da contraltare alla potenza poetica del concerto, un buffo Sgarbi che si mescolava al pubblico scattando selfie, assaggiando il vin brulè e discutendo affabilmente, senza tema di essere portato via a forza di braccia.

È indubbio che la rassegna costituisca un evento prestigioso e che contribuisca a dare lustro a chi la ospita, altrettanto ovvio che abbia dei costi superiori a quelli di una manifestazione locale. Il richiamo mediatico, tuttavia, è forte e alle obiezioni di coloro che credono solo in eventi “di cassa”, meritevoli solo in proporzione alle presenze che fanno, mi verrebbe da rispondere (ma è il mio pensiero da profana, non ho la verità in tasca) che bisogna saper investire su un brand (come è Bormio, ossia il comprensorio bormino) e anche se l’investimento non sempre dà riscontri nell’immediatezza, andrebbe considerata la “nomea” che ne deriva per il paese. Forse ci vuole solo il coraggio di investire nel futuro e aprirsi a prospettive di lungo termine. Lo stesso grande coraggio che ha spinto Paola Romerio Bonazzi a impegnarsi per far sì che nel 2020, nonostante tutti i pronostici negativi, la Milanesiana atterrasse nuovamente in piazza Kuerc.

 

Anna

 

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