La diga del Gleno, candidata al concorso “I Luoghi del Cuore del FAI”, è un luogo che suscita sempre grandi emozioni. La frattura tra le sue grandi arcate è un emblema perenne della tragedia del 1° dicembre 1923 quando la diga cedette e l’acqua distrusse varie contrade della Val di Scalve provocando oltre 350 morti. La gita di questa giornata ci consente non solo di ammirare gli splendidi panorami della vallata, ma anche di riflettere sulla convivenza tra l’uomo e l’ambiente e sulla necessità di calibrare al meglio questo rapporto.

Per arrivare in val di Scalve si transita dall’Aprica e di lì in Valcamonica fino a Pianezza di Vilminore di Scalve.  Abbandonate le auto si sale lungo il sentiero che porta ai ruderi della diga, a piccoli gruppi distanziati a causa prescrizioni sanitarie per Coronavirus. Dopo aver ammirato lo squarcio nella struttura e il pittoresco laghetto, si riprende a percorrere la vallata in direzione del rifugio Tagliaferri fino ad una malga utilizzata in estate dai pastori della valle. Sosta per la merenda e poi il ritorno lungo lo stesso sentiero per riapprodare a Pianezza.

Meteo variabile ma giornata asciutta che ci ha permesso di camminare senza troppa fatica.

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LUCIANO BERTOLINA 

CAI VALFURVA

 

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