Comincia a delinearsi il quadro del “dopo-Corona” e per quanto ci sia attesa per l’apertura delle “gabbie”, dopo due mesi di stop, è abbastanza chiaro che dovremo ridisegnare il nostro stile di vita e soprattutto il nostro rapporto con gli altri. Tralasciando le questioni nodali sulla ripartenza, per le quali c’è una vasta platea di esperti molto più preparata di noi, ci piace riportare alcune riflessioni sul ruolo che la bicicletta potrà avere nell’immediato futuro; non a caso, poiché le due ruote hanno largamente contribuito a convogliare in Alta Valle una clientela sempre più ampia e interessata ai nostri circuiti ciclistici.

Il professor Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano, intervenendo in un webinar organizzato da InBici Magazine ha convenuto sull’utilità che la bicicletta possa rappresentare nella fase 2 un ottimo strumento sia per gli spostamenti (ovviando agli inconvenienti dell’accesso contingentato ai mezzi pubblici e al solito problema dei parcheggi) sia per la salute (ovviando alle restrizioni ancora imposte a una gran parte delle attività sportive)

La bici – dunque – anche nell’era della pandemia diventa una soluzione a portata di mano di chiunque per affrontare in modo meno negativo il ritorno alla quotidianità, con buona pace degli osteggiatori motorizzati che sui social sfogano contro i ciclisti le proprie frustrazioni. Oggi, poi, con le moderne bici elettriche si aprono possibilità insperate che rendono fattibile l’uso della bicicletta non solo a scopo turistico, ma anche per le necessità quotidiane. Enrico Maccarini di E-Stelvio, relatore alla recente Bike Economy de Il Sole 24 Ore, ha già pensato a un progetto pilota legato allo spostamento di persone e di merci tramite le cosiddette “cargo-bike”: “A inizio stagione abbiamo investito acquistando 4 e-cargobike dal leader mondiale nella produzione di questi mezzi (Riese & Muller). L’intento è quello di iniziare un processo di mobilità con questi mezzi che possono portare bambini, animali domestici, merce ovunque vogliamo, con poca fatica. In molti paesi del Nord Europa sono già una realtà affermata, ora anche noi in questa Fase 2 abbiamo la grande occasione di poter investire in questi mezzi che ci consentiranno di portare a scuola i nostri figli, di andare a fare la spesa e di concedersi anche l’uscita domenicale con la famiglia. Insomma, l’e-bike ci può aprire mille possibilità”.

Non mancano in Valtellina altri esempi virtuosi in questo campo che promuovono la mobilità sostenibile, come Daniele Rinaldi di Tirano: “Rinaldi Telai” – prosegue Maccarini – “produce Vale, una e-cargobike a tre ruote con grande stabilità che nelle settimane di lockdown ha permesso di effettuare consegne a domicilio a Tirano. Ma penso anche al governo australiano, che offre ai suoi dipendenti dei benefit per il noleggio di e-cargobike per coprire il tragitto casa-scuola-lavoro-spesa”.

Sul fronte degli eventi ciclistici, invece, bisognerà ancora attendere prima di poter tornare a condividere la conquista di una grande salita in compagnia. Spiega il prof. Pregliasco: “il contatto frenetico con altri sportivi è un importante veicolo per contagiare altre persone. Inoltre, c’è il cosiddetto “rischio spogliatoio”, una finestra di 2-3 ore dopo un’attività molto intensa dove la risposta immunitaria potrebbe non essere la stessa di quando siamo a riposo, quindi bisogna fare attenzione in quei momenti. Bisogna anche considerare che intorno agli eventi professionistici girano centinaia di persone tra corridori, meccanici, massaggiatori, staff, senza contare gli assembramenti di pubblico…”.

Per l’Alta Valle si tratta di un duro colpo che preclude un settore molto attivo in termini di ricettività. Andrea Maiolani, direttore dell’US Bormiese che collabora e organizza diverse gare ciclistiche amatoriali di respiro internazionale, è attendista: “Impossibile, ad ora, fare delle previsioni, tutto il nostro comparto è fermo non solo a livello di eventi, ma anche di pura attività sociale qual è quella dei tesserati. Non possiamo far altro che attenerci alle indicazioni governative e se ci saranno spazi di manovra ci daremo subito da fare per lavorare”. Il che significa che quest’anno bisognerà probabilmente rinunciare a tutte le iniziative di aggregazione pensate per turisti, residenti, professionisti, famiglie… un universo di attività strettamente connesso col tessuto economico del territorio. “Tutte le associazioni si trovano nella medesima situazione – osserva Maiolani – e l’aspetto più scoraggiante è la mancanza di qualsiasi prospettiva certa anche nel prossimo futuro, alla ripresa della scuola e di quelle che dovrebbero essere le tradizionali attività sportive destinate ai giovani. Si discute tanto del calcio, ma l’Italia è fatta di una miriade di piccole società che contribuiscono in modo determinante all’interno delle loro comunità”.

E mentre il mondo delle due ruote si interroga sul futuro, lo Stelvio e le altre grandi salite attendono la riapertura estiva per una fruizione che sarà singola e personale, e forse proprio per questo ancora più emozionale.

 

Anna

 

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