Nell’ambito di un concorso promosso qualche anno fa dalla Bormio Ghiaccio in occasione del circuito internazionale di short track denominato “Star Class”, cinque classi dell’IC “Martino Anzi” hanno intervistato alcuni protagonisti del pattinaggio di velocità, ai quali hanno sottoposto le loro domande e le loro curiosità. Ne sono nati cinque piacevoli incontri “vis-a-vis”, che i piccoli giornalisti hanno poi rielaborato in veri e propri articoli: li vogliamo riproporre di volta in volta, un po’ perchè si tratta di un lavoro meritevole da parte loro, un po’ perchè contengono richiami sempre validi sul ruodo educativo dello sport, anche quello vissuto a livello agonistico, senza dimenticare che tra poche settimane Bormio ospiterà una manifestazione mondiale quali i “Campionati del mondo junior di pattinaggio di velocità” (www.facebook.com/bormio2020) che ben riassumono la vocazione turistico-sportiva del nostro comprensorio. La lezione che ci hanno lasciato è: “non importa quale sia il tuo sport, l’importante è che impari ad amarlo” e – naturalmente – praticarlo con il massimo dell’impegno!

 

Istituto Comprensivo “M. Anzi”- Bormio – Sede di Bormio. Classe Seconda C

 

Dove abiti? Che scuola hai fatto? Di cosa ti occupi adesso?  Quale è stata la vittoria migliore?

Adesso abito a Livigno da 17 anni, ho fatto l’alberghiera segreteria e adesso mi occupo di giornalismo, anche in televisione per il canale “telemonteneve”. Quando ho vinto il mondiale nel 1996, di staffetta, le mie compagne erano:

  • Marinella Canclini
  • Barbara Baldissera
  • Mara Urbani

Nella pubblicazione del libro dei record mondiali eravamo presenti per la velocità maggiore in staffetta.

Quando hai iniziato a pattinare hai subito capito che quello era il tuo sport?

Pattinare mi piaceva molto, leggevo Topolino e guardavo con ammirazione i pattini a rotelle che venivano raffigurati nei fumetti. Per Natale ne avrei voluto un paio, ma costavano troppo. Anche sciare costava troppo, mio fratello faceva parte dello sci club ed i miei genitori non potevano permettersi un’altra spesa così alta. A sei anni ho iniziato quindi a pattinare su ghiaccio, molto più economico dello sci, con i miei amati pattini di vernice gialla. Alla prima gara in provincia di Bergamo, li ho dimenticati negli spogliatoi e l’anno seguente, tornando in quel posto, li ho rivisti fra quelli da noleggiare ma non ho avuto il coraggio di farmeli restituire. Con il tempo, ho capito che era il mio sport.

Per quanti anni hai praticato short track in modo agonistico? Ho praticato short track da quando avevo 5 anni fino a 28, quindi per 23 anni

Hai qualche rito scaramantico?

Mi ricordo quell’anno del mondiale che vincemmo nel ’96 eravamo già forti perché vincevamo già gare importanti in coppa del mondo. A quei tempi c’era una pubblicità che sponsorizzava un libro di animali e una frase pronunciata spesso era “zula la zebra”. Prima di entrare in pista ci mettemmo vicine e gridammo “zula la zebra” e ci portò fortuna e arrivammo prime!

Quante volte alla settimana ti allenavi?

Fino ai tredici anni mi allenavo tutti i giorni tranne la domenica, se non avevamo gare. Dai quattordici fino a quando sono entrata in Nazionale, pattinavo due volte al giorno per tutta la settimana.

Hai mai provato a fare pattinaggio artistico?

Ho provato a fare pattinaggio artistico ma, non essendoci un’insegnante, mi arrangiavo da sola all’oratorio. Probabilmente mi sarebbe piaciuto come sport, ma decisi di fare short track perché, in quegli anni, venne istituita la squadra di Bormio con gli allenatori. Questo è uno sport maschile ma, in effetti, ripensandoci, il tutù da artistico non sarebbe stato l’ideale per me.

Quando hai del tempo libero pattini ancora?

Da quando a 28 anni ho smesso di fare gare ed ho avuto il mio primo figlio, non mi alleno più ma, in occasione delle Bormiadi, mi capita di fare qualche giro veloce. Ho insegnato questa disciplina ai miei figli e, probabilmente, se avessimo abitato a Bormio, uno di loro l’avrebbe scelta come sport.

Katia ci tiene a ricordare di essere molto legata ad Armando Trabucchi perché, dice, “E’ stato l’unico giornalista che mia ha seguita dalle prime gare alle vittorie importanti… inoltre poi da collega era prodigo nel dispensarmi consigli come se fossi una sua allieva”.

 

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