TE’ LETTERARIO: CARDUCCI

 

SONDRIO 1 dicembre 2019

Quest’oggi, alle ore 16 circa, presso la sala Gianoli del Museo Valtellinese di Storia e Arte di Sondrio, prende avvio un’iniziativa che il vice presidente dell’Associazione Culturale Progetto Alfa (che è l’ente promotore), Antonio Muraca, ha definito sperimentale: “Che vuole essere un momento di condivisione per degustare vari te di varie parti del mondo ascoltare le composizioni dei nostri poeti e conoscere alcuni poeti capisaldi della nostra letteratura. In particolar modo oggi ci concentreremo su Carducci, poeta che ha trascorso gli ultimi anni della sua vita a Madesimo e ha scritto poesie che ci hanno accompagnato nel nostro percorso scolastico”. Questa iniziativa è parsa necessaria perché, come ha spiegato Massimiliano Greco, che di Progetto Alfa è presidente nonché ideatore e fondatore: “E’ importante conoscere gli autori classici che hanno reso grande la poesia nel nostro Paese, conoscere la poesia classica per trarne spunti di riflessione e modelli cui ispirarsi”. E che c’è di meglio che riflettere accompagnandosi con una buona tazza di tè? Oggi l’offerta prevedeva tè verde, tè alla menta, tè alla rosa e al melograno, accompagnati da una meditazione guidata, offerta da Maurizio Ortolani Della Nave che è avvenuta dopo l’importante focus su Carducci attraverso la visione di spezzoni di un documentario reperibile su RAIPLAY (e di cui la RAI detiene i diritti quindi non si può diffondere molto se non per l’ “uso” che ne è stato fatto al momento), intervallati dalla lexio magistralis di Massimiliano Greco di cui riporto alcuni brani tratti dai miei appunti presi con il cellulare.

Carducci si caratterizza per il fatto di essere pieno di contraddizioni. Amante degli autori classici (conosceva Ovidio a memoria), ma anche rivoluzionario e anticlericale, nasce come repubblicano e poi si farà sostenitore dello stato monarchico. Sarà però sempre coerente nel suo amore per la patria e per aver la patria come punto centrale nella vita e nelle opere. Si può dire che c’è stato un Carducci pre unitario e un Carducci post unitario, un Carducci che, sorretto dai miti e dagli eroi cantati dagli autori greci e latini che tanto lo affascinavano e di cui si fece profondo conoscitore, sognò un’Italia che proprio grazie ai classici e dunque al passato, paradossalmente (ma solo in apparenza) sarebbe potuta diventare un Paese nuovo, in cui l’istruzione e la formazione, attraverso appunto la conoscenza di questi classici (che non erano alla portata di tutti finché lui non li tradusse e li diffuse), avrebbero avuto un ruolo centrale. Per questo motivo, quando ottenne un incarico di docenza all’università di Bologna e gli fu assegnata l’aula che oggi porta il suo nome, egli visse l’insegnamento come una missione. Dopo tutto era stato Massimo D’Azeglio a dire: “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani” e Carducci sentiva di avere proprio questo compito, formare i cittadini, la classe dirigente, un compito che egli svolse con la massima dedizione, guadagnandosi la più profonda stima tra i suoi studenti (tra cui Giovanni Pascoli) che pur ogni tanto rimproverava, solendo ricordare spesso che: “L’ignoranza intollerabile specie se accompagnata dalla presunzione”. Purtroppo Carducci si ritrovò a vederne molta, d’ignoranza, nell’Italia post unitaria, Italia che gli apparve sprofondata, pregna d’inciviltà o, come diceva lui, di inclavità, un’Italia fatta di industriali arraffoni e di politici corrotti, un’Italia che non corrispondeva al suo ideale a quella che voleva creare. Un’Italia che comunque passò alla storia come terza Italia, quella che comunque dopo secoli di divisioni territoriali si è ritrovata unificata. Un’Italia di cui Carducci fu considerato il primo vate indiscusso, perché egli seppe vivificare più che mai il collante che già teneva unita l’Italia quando ancora non lo era politicamente: il classicismo che si esprime nella Poesia, quell’arte che non può essere di consumo, come invece il romanzo, che Carducci, ponendosi in netto contrasto rispetto al Manzoni, considerava arte borghese, di consumo (il che oggi sta diventando più vero che mai), mentre la Poesia non è fatta per vendere copie, per diventare un qualcosa di consumistico, è una fiamma, una luce, richiede studio,analisi, ricerca di opere che nascono come perfette in sé. Era questo che Carducci, definito il poeta della scuola, colui che insieme a Dante e Leopardi, ha contribuito più di tutti nella Storia a creare la nostra identità di italiani, voleva in primo luogo che si comprendesse, quando insegnava lezioni che non erano mai ripetitive e quando sognava di creare l’Italia nuova avvalendosi dei suoi capisaldi letterari (quelli della classicità, ma anche Foscolo ed altri più vicini a lui nel tempo). Voleva che si comprendesse come l’ordine, la serietà la disciplina fossero fondamentali per vivere in una società che potesse rispecchiare degli ideali e da cui prendere esempio.

In conclusione al suo discorso Massimiliano Greco ha accennato a dei progetti, che verranno esplicitati in seguito, per conoscere un Carducci più umano, quello che trascorse quindici estati a Madesimo e lì s’innamorò.

È poi venuto il turno dei poeti dell’associazione (oggi erano presenti e hanno letto Giusy Gosparini, la sottoscritta, Teresa Cattaneo, Erasmo dei Cas, Davide Rastelli, Maura Gurini, Luciano Fabris e Rosanna Zecchin) di aggiungere ai versi magistrali del Carducci i propri versi (che chissà il Carducci come avrebbe valutato).

Non resta che augurarsi che tutto questo abbia presa sulla gente in modo da organizzare più eventi rispetto ai tre inizialmente previsti.

 

Antonella Alemanni

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