Verso i mondiali juniores 2020: i ricordi di Barbara Baldissera, una giovanissima campionessa d’oro

Il vivaio della Bormio Ghiaccio da sempre sforna fior fiore di atleti che si fanno onore in tutto il mondo, a volte restando “in sella” per decenni (come il nostro Yuri Confortola, ancora in Nazionale dopo esservi entrato per la prima volta nel 2004), a volte raggiungendo risultati strabilianti ancor minorenni. E’ quel che accadde alla bormina Barbara Baldissera, che aveva giusto appena compiuto 16 anni quando partecipò alle Olimpiadi di Lillehammer 1994, la più giovane in assoluto per quegli anni. Ci facciamo raccontare la sua parabola sportiva, con la consapevolezza che il mondo dello short track le è rimasto dentro nonostante oggi svolga tutto un altro lavoro: Infatti quando posso vado a vedere le gare di short track, come l’ultimo Valtellina Trophy, perché è un ambiente a cui ho dedicato tanti anni e che mi ha lasciato molti bei ricordi…

Allora cominciamo dall’inizio…

Ho iniziato proprio come fanno ancora adesso tanti bambini, con il corso di avviamento… avevo 7 anni e mi è piaciuto subito, quindi ho deciso di proseguire, anche se mi dedicavo pure allo sci di discesa. E pensare che papà era allenatore di hockey! Allenava a Cortina e poi a Madesimo, dove era stato mandato a lavorare… Qui a Bormio invece si fece coinvolgere con lo short track e divenne allenatore e dirigente, ma io non lo ebbi mai come allenatore, il nostro gruppo era portato avanti da Adelio.

Sci alpino e short track: una vita giocata sulla velocità sin da bambina!

Eh già, e poi mi riusciva bene: alle gare di short track nella mia categoria andavo spesso a podio e per un bambino puoi capire che soddisfazione riuscire a vincere! Mi aiutava molto allenarmi con avversari altrettanto tosti, come Evelina Rodigari e Michele Antonioli: eravamo tutti nello stesso gruppo.

La tua distanza preferita?

Io sono un’amante della velocità quindi le distanze veloci erano le mie preferite: 500 mt o 777 mt, però gareggiavo sempre in ogni tipo di prova, come tutti. E a quell’epoca c’erano ancora tanti di noi pattinatori che gareggiavano in pista lunga, che poi sarà invece abbandonata.

Cosa ricordi di quegli anni?

Ero quasi una bambina, è passato un sacco di tempo! Ricordo che le trasferte mi sembravano lunghissime anche se andavamo solo in Valmalenco. A Lanzada c’era una società molto forte, con atleti bravissimi, però avevano ancora un campo di ghiaccio all’aperto e si gareggiava così, anche sotto il sole! Quei ragazzi erano bravissimi a mantenersi a certi livelli pur in quelle condizioni… con una di loro sono poi diventata amica e ancora adesso capita che ci sentiamo ogni tanto.

Si tende a pensare che nello sport agonistico non sia facile fare amicizia, per via della competizione…

Ma la competizione è una cosa sana, se poi gli atleti sono abbastanza intelligenti da saperla contenere nei suoi giusti limiti. Per esempio noi quattro [Barbara, Katia Colturi, Mara Urbani e Marinella Canclini] ci vediamo regolarmente 2/3 volte l’anno, abbiamo un gruppo whattsapp e nonostante abbiamo preso strade diverse ci piace tenerci in contatto e trovarci.

La convocazione in Nazionale: un sogno per tutti gli sportivi, figurarsi per una ragazzina!

Ero felice, certo, ma un po’ me lo aspettavo perché quando fai buoni risultati un po’ ci conti… Sono entrata nella Nazionale maggiore nel 1993 a 15 anni e l’anno successivo sono andata alle Olimpiadi di Lillehammer… un’emozione grandissima! Con la Nazionale sono andata ancora a Nagano nel 1998 e poi ho gareggiato sino al 2000, agli Europei di Bormio.

Qual era il vostro punto di forza?

La staffetta sicuramente. Prese singolarmente eravamo forti, ma in staffetta eravamo fortissime, tra le più forti al mondo… ed infatti nel 1996 abbiamo vinto il mondiale.

Raccontaci di quell’oro… quando eri in pista ti rendevi conto di quel che stavate realizzando per l’Italia?

No, quando sei in pista pensi solo a girare a mille, ad andare il più possibile, fai attenzione a non cadere e devi farti trovare pronta quando arriva il tuo turno di scattare! Io ero la prima a correre e prima del fischio la tensione si fa sentire… poi ci siamo lanciate: io spingevo Mari, che spingeva Katia, che spingeva Mara e così via per 3 lunghissimi km, 27 giri di pista che paiono infiniti.

Emozionante ancora adesso sentirtelo raccontare!

Poi noi avevamo tutto il pubblico dalla nostra parte, perché eravamo un po’ le outsider contro mostri sacri dello short track come Corea, Cina e USA. E non eravamo neppure sicure di arrivare fin lì. In semifinale c’era stata una caduta che ci aveva fatto tremare: la canadese era rimasta impigliata con un pattino e c’era la possibilità che incolpassero noi del misfatto squalificandoci dalla gara. Mentre eravamo in attesa di conoscere il verdetto, Hugo Herrnhof [oro a Lillehammer 1994 in staffetta con Maurizio Carnino, Diego Cattani, Orazio Fagone e Mirko Vuillermin] venne a darci la notizia ferale che saremmo state squalificate… ma poi esplose subito in una risata liberatorio: era uno scherzo! Tra l’altro il 1996 fu un anno magico per l’Italia dello short track, perché abbiamo fatto il record del mondo maschile e femminile, siamo l’unica nazione al mondo ad esserci riusciti.

Cosa ti è rimasto della tua esperienza nello short track?

Tantissimo. Anche se ho preso un’altra strada [oggi Barbara ha aperto un centro massoterapico, dopo essersi laureata] ho imparato la disciplina, il rispetto per gli altri; lo sport ti costringe a metterti alla prova, ti rende una persona più organizzata perché nelle tue giornate devi farci stare dentro tutto, ti fortifica il carattere. Anche adesso, quando vado nelle scuole a gestire progetti di sport, punto l’attenzione sui valori positivi che la pratica sportiva può trasmettere.

Tra pochi mesi a Bormio si svolgeranno i Mondiali Juniores di short track

Uhhh, che ricordi fantastici! Nel 1992 fui in Austria con la nazionale juniores e riuscii a vincere l’oro nei 500 mt, con record mondiale. A ripensarci sento ancora la pelle d’oca, perché la vita di un giovane atleta è molto sacrificante, ma poter arrivare alla fine di una gara e dire “Ce l’ho fatta” ti ripaga di tutto. Auguro ai nostri ragazzi di poter provare le stesse emozioni e dico loro di non mollare mai, nemmeno quando la strada sembra più in salita che mai.

 

Anna

Foto: Barbara durante una premiazione da una foto di Bormio Sport 1989

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