Gli angeli custodi delle gare di ciclismo

Quando si parla di eventi ciclistici si sorvola – in genere – sui tanti aspetti organizzativi che restano dietro le quinte ma che sono essenziali al buon andamento di una manifestazione, per non dire vitali. Ad esempio, chi avrebbe mai pensato che la Federazione ciclistica obbliga alla presenza di un certo numero di moto per seguire, accompagnare e vigilare lungo tutto il percorso di gara? Se per le forze dell’ordine, infatti, è spesso difficile distaccare personale per manifestazioni sportive, diventa sicuramente essenziale il servizio offerto da coloro che costituiscono – a tutti gli effetti – la cosiddetta scorta tecnica.  I motociclisti che svolgono questo compito sono anch’essi volontari, mi preme sottolinearlo perché per le ore e le domeniche passate sulle strade per il divertimento di tanti sportivi, non percepiscono che un piccolo rimborso spese a fronte di costi piuttosto significativi che gravano sulle loro tasche, a cominciare da quello di manutenzione e di attrezzatura della moto (che deve essere equipaggiata secondo le norme vigenti). L’aver trascorso qualche ora con gli amici della “Asd Gruppo Motociclisti Riva del Garda” mi ha dato l’occasione di toccare molti aspetti del loro servizio, che – come accade per ogni forma di volontariato – è mosso quasi esclusivamente dalla passione. Così, a ruota sparsa, mi sommergono di spiegazioni e di informazioni, ma senza alcun intento “professorale” tutt’altro! È una chiacchierata molto interessante perché permette a tutti noi di scoprire un aspetto nascosto del volontariato al quale va tutta la nostra gratitudine.

Tanto per cominciare, quanti siete?

In Italia esistono diversi motostaffettisti, ma la Lombardia fa sicuramente la parte del leone perché può contare su ben 226 abilitati, mentre il Comitato Trentino di cui fa parete anche il sodalizio di Riva del Garda, ne conta più di 70. Bisogna poi distinguere tra “motostaffettisti” e “scorta tecnica”, perché questo presuppone una preparazione molto diversa e una responsabilità diversa.

Quali sono i requisiti per entrare a far parte di un’associazione come la vostra?

Noi nasciamo tutti come semplici motociclisti, poi la nostra passione ci ha portato a voler dare una mano durante le manifestazioni di ciclismo, ma non è un percorso semplice. Anzitutto vi è una cilindrata minima da utilizzare. Inoltre bisogna seguire dei corsi di preparazione: c’è un primo corso per la qualifica di “motostaffettisti” e un secondo step, molto più impegnativo, per operare come “scorta tecnica”. In questo caso dobbiamo sostenere un esame scritto e un orale presso la Polizia di Stato. Ci viene fornita un’abilitazione che poi dobbiamo rinnovare tramite corsi di aggiornamento.

Dal punto di vista dell’attrezzatura come vi regolate?

Ognuno di noi ha il proprio mezzo e la manutenzione è a carico nostro, così come l’attrezzatura obbligatoria prevista dal Disciplinare (antenna, bandiera, ecc.). Noi riceviamo solo un rimborso spese per ogni “uscita”, non è certo un hobby in cui si guadagna e tutti noi lo facciamo solo perché siamo mossi dalla nostra passione e soprattutto dal fatto di sentirci come in una famiglia.

Qual è la storia della vostra associazione?

È nata all’inizio degli anni Novanta. I primi storici motociclisti erano anche tifosi di ciclismo e vollero mettersi a disposizione durante le gare. Da loro prese il via tutto il nostro movimento, che oggi conta circa 30 associati.

Ci potete fare una sorta di riassunto dei vostri servizi?

Ah non è subito fatto! Anzitutto non sempre i compiti sono gli stessi, dipende se lavoriamo come motostaffettisti o come scorta tecnica. In certi casi abbiamo solo compiti di segnalazione, in altri anche compiti di sorveglianza nei confronti di tutto ciò che accade lungo il percorso. È anche una grande responsabilità perché a volte ci si trova completamente avvolti da un gruppone di ciclisti e bisogna mantenere un bel sangue freddo per condurre la moto in mezzo a loro! Ci sono ciclisti che ti lasciano passare e quelli che ti chiudono la strada. Dobbiamo fare attenzione anche a non sbagliare la strada correndo il rischio di far sbagliare i corridori… perché poi sono grane! E le volte in cui capita di fare servizio ai professionisti sono le più difficili, anche perché siamo sotto l’occhio attento e inflessibile dei giudici di gara! Corriamo il rischio di sanzioni, in caso di mancanze… E quando operiamo fuori dall’Italia, come ad esempio nello scorso Tour of the Alps, con tappe previste in territorio austriaco, abbiamo limitazioni molto forti perché fuori dalla nostra giurisdizione.

Accidenti, verrebbe da dire “mai ‘na gioia”…

Mah no! Non è così terribile e non lo faremmo se non ce la sentissimo. Certo, è impegnativo, ma noi siamo soddisfatti della qualità del nostro servizio, sappiamo di essere utili e soprattutto ci troviamo molto bene tra di noi. Siamo come una grande famiglia e buona parte del merito va anche a Enzo Santoni, il nostro infaticabile segretario che tiene le fila di tutto.

Quante manifestazioni seguite in un anno?

Nel 2019 i nostri motociclisti sono stati chiamati ben 550 volte, per 43 gare distribuite in tutto l’arco alpino e spesso in contemporanea. Tenendo conto che la stagione dura circa 6/7 mesi e che noi siamo circa una trentina, significa quasi ogni domenica occupata! C’è molto “lavoro” perché non siamo tantissimi e il nostro servizio è espressamente previsto dal Codice della Strada e dal Disciplinare della Federazione Ciclistica Italiana. Senza di noi non si potrebbero effettuare le gare.

Quali aspetti contano di più nel fare bene il vostro “hobby”?

L’esperienza sicuramente, perché impari dalle situazioni a gestire meglio gli imprevisti. Poi bisogna avere calma, non farsi prendere dal panico o dalla fretta. Certo, poi tutto è migliorabile… ad esempio per noi sarebbe fondamentale poter contare su una rete di comunicazione efficiente perché è essenziale poterci scambiare informazioni e segnalazioni. Ci arrangiamo come possiamo, ma sarebbe utile una frequenza dedicata come nelle gare famose. A volte l’organizzazione dà una mano: ad esempio voi come US Bormiese avete fatto la scelta di chiudere le discese al cronometraggio e per noi vuol dire un’enorme responsabilità in meno, perché in questi anni abbiamo visti frotte di ciclisti a rischio di ammazzarsi per non perdere un centesimo di secondo! Voi avete aperto una strada che tutti dovrebbero imboccare e non perché lo diciamo noi, ma per la sicurezza di tutti. Un altro aspetto importantissimo per noi è quello della segnaletica: sembra banale, ma per chi viene da fuori non è scontato sapere qual è il percorso da seguire.

Avete giovani che vi seguono in questo servizio? Perché la sopravvivenza del volontariato e delle associazioni è inevitabilmente legata al ricambio generazionale…

Siamo riusciti a coinvolgerne alcuni che hanno fatto il corso. Incrociamo le dita e speriamo che la loro passione per la moto non si manifesti solo nei confronti di loro stessi, ma venga messa a disposizione anche degli altri.

 

Anna

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