“Non strappiamo i sogni di un bambino!”

Quando il 26 settembre Alessio Martinelli da Valdidentro ha vinto la medaglia d’argento ai mondiali juniores di ciclismo, buona parte dell’Alta Valle (me compresa) si è svegliata sbigottita, per l’impresa ma soprattutto per la sorpresa di scoprire di avere questo talento in casa. Poi, ascoltandolo il 9 ottobre 2019 alla serata che gli è stata dedicata a Rasin, ho capito il motivo: basso profilo e tanta modestia, il che significa fare umilmente il proprio ‘lavoro’ senza sbandierarlo in giro, nemmeno quando si viene convocati in Nazionale! Alessio ha solo 18 anni e in questi giorni – come tutti i suoi coetanei – si fa coinvolgere volentieri nei festeggiamenti della coscrizione. Un ragazzo come tanti, verrebbe da dire, tranne per il fatto che ha corso per l’Italia ed è addirittura arrivato secondo al mondo! Come ci è arrivato?

Io riassumerei tutto con tre ingredienti fondamentali, che a più riprese sono emersi durante la serata: famiglia, impegno, passione. Avere una passione che ti rende felice (tanto da saltare su una bici ogni volta che si può, anche per scacciare i cattivi pensieri!), dedicarvisi con sacrificio e impegno (Alessio studia a Tirano, ha buoni voti e riesce ad allenarsi e studiare nonostante le difficoltà di chi vive in montagna), ma soprattutto poter contare su una famiglia che ti sorregge e ti segue, accompagnandoti ovunque (Alessio corre da circa 7/8 anni – dice il padre Fulvio “Fucio” Martinelli – e la trasferta più corta è di 6 ore…).

Con il presentatore Stefano Faifer, Alessio ha ripercorso alcune tappe della sua ancor giovane vita: dagli esordi giovanili con le prime gare (inizialmente in Unione Sportiva Bormiese e poi con il Valdidentro Bike Team) alle chiamate nei team ciclistici che lo hanno fatto crescere tecnicamente (team Giorgi e il prossimo anno team Colpack) sino alla recente convocazione in Nazionale. Un percorso lineare, dietro al quale c’è tanta, tantissima dedizione e una passione sconfinata. Senza mai dimenticare chi lo ha reso e lo rende tuttora possibile: i suoi primi allenatori, la famiglia Fontana che lo ospita a Tirano, i patron dei gruppi ciclistici che credono in lui e – ovviamente – i suoi famigliari e parenti.

Alessio ha risposto a tante domande e curiosità del pubblico, dimostrando una maturità di gran lunga superiore ai suoi anni, a partire dal ruolo che la scuola – così tanto denigrata da molti suoi coetanei – deve avere nella formazione di una persona: Non è detto che la bici mi assicuri un futuro per la vita, quindi la scuola è fondamentale. I suoi primi anni da Esordiente e da Allievo, ad esempio, non sono stati una passeggiata e lo dichiara serenamente: Sono stati anni duri e i risultati faticavano ad arrivare, ma questo anche per il gap fisico che mi penalizzava rispetto agli altri ciclisti; crescendo mi sono irrobustito e quindi adesso riesco ad esprimermi meglio, anche se rimango il più piccolo del gruppo. Però stare insieme agli altri è un grande aiuto: anche se il ciclismo è uno sport individuale è importante far parte di una squadra e condividere le stesse esperienze… certamente senza la squadra non avrei ottenuto gli stessi risultati.

Vederlo a soli 300 mt dall’americano Simmons, medaglia d’oro, ha acceso la speranza in noi tutti e in lui per primo: speravo di prenderlo ma è stato più dura, le gambe bruciavano e quindi ho puntato al migliore risultato possibile in quel momento. Ma è un argento che pesa come un oro, quello guadagnato dal 18enne di Valdidentro, anche se lui, nonostante l’exploit lo abbia reso celebre ovunque, non si siede certo sugli allori perché sa che da qui inizierà un percorso ancora più impegnativo: la mia preparazione è ancora da affinare, ho tanto da imparare. Cercherò di migliorarmi in tutto perché non sono ancora in grado di gareggiare come i grandi, soprattutto nelle crono dove perdo terreno, ma spero di diventare un professionista e lavorerò per questo obiettivo.

Insomma, un ragazzo con la testa sulle spalle e con un grande sogno che ha coltivato sin da bambino, pur senza esasperazioni: Da bambini si deve provare tutto, per avere occasioni di sperimentare, poi si potrà scegliere la propria strada. Io, ad esempio, ho iniziato con la mountain bike e ho corso tanti anni sulle ruote grasse, poi sono passato alla bici da corsa perché trovavo maggiore soddisfazione. La mtb mi ha forgiato e mi ha insegnato ad avere un migliore controllo della mia posizione all’interno del gruppo, ma poi ho seguito la mia inclinazione senza forzature. Credo che la cosa più importante di tutte sia non strappare i sogni di un bambino!

Anna

Foto: Raisport

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