Molti gli Amici … che hanno ricordato don Giovanni Rapella in un duplice “momento”

Valdidentro (Sondrio) – Una ricorrenza, quella che ricorda il compianto rev.do don Giovanni Rapella, che oramai da dodici anni esatti (luglio 2007 – luglio 2019) dalla “sua salita” in braccio al Buon Dio … torna puntuale (grazie all’associazionefondazione che porta il suo nome e soprattutto agli infaticabili Angela Martinelli ed Erasmo Schivalocchi) in Alta Valtellina e in modo particolare nella “sua” caratteristica chiesettina, ovvero quella dedicata a Sant’Antonio da Padova (alle Pradelle di Pedenosso)!

Qui – anche quest’anno – si sono trovati: sua sorella Clelia, molti suoi ex parrocchiani, parecchi suoi estimatori e i tanti soci dell’associazione – fondazione, oltre ad un nutrito gruppo di “bergamaschi” provenienti dalla zona di Endine – Gaiano (paese natale del fra de Cancan, al secolo padre Giuseppe Oldrati) e comunque tutti desiderosi di ricordare la figura di questo straordinario Uomo di Fede e di parroco che – per l’intera comunità della Valdidentro (Isolaccia e Pedenosso) – è stato un faro, una guida, un pastore molto umile e disponibile, soprattutto al servizio di tutti … nessuno escluso!

Dopo la S. Messa, officiata da don Carlo Radrizzani proprio all’interno della chiesettina tanto caratteristica ed edificata alle Pradelle di Pedenosso e voluta fortemente da lui, la giornata è proseguita con l’annuale incontro – con i soci – dell’associazione di cui sopra abbiamo accennato e dove la sua figura è stata ricordata da molte testimonianze degli intervenuti!

“DonGio”, come tutti lo chiamavano, è stato per tutti quelli che lo hanno conosciuto e soprattutto apprezzato, uno storico molto preparato, un amante della montagna squisito e un cultore sopraffino del “bel canto” e a tale proposito l’anniversario della sua scomparsa (luglio) e della sua nascita (settembre) è stato anche occasione della riuscita e ben organizzata serata corale – presso le Ferriere Corneliani di Premadio – dove si è esibito il coro de La Bajona di Bormio (giunto quest’anno alla sua quarantaquattresima stagione concertistica – 1975 – 2019) diretto magistralmente da Amos Sertorelli di Valdisotto (Piatta).

Un ricordo vivo ed indelebile, quello di don Giovanni Rapella, che rimarrà – in eterno – nella mente di tutti coloro che lo hanno incontrato e frequentato come sottolinea un vecchio adagio:

<<Per dare un vero senso alla nostra vita è importante comportarsi con saggezza e umiltà, cercando di seguire un “cammino” di crescita personale; ma essere umili non vuol dire assolutamente essere inferiori agli altri, o essere ignoranti; al contrario l’umiltà è una caratteristica fondamentale delle persone che cercano sempre di migliorarsi, non sentendosi mai arrivati; le persone umili traggono vantaggio dai loro errori e non cercano di negarli o nasconderli>>.

 

Silvio M.

 

 

 

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