Caro ciclista… ti detesto!

Ogni estate, puntuali come i tormentoni musicali e le zanzare, arrivano gli insulti via social contro i ciclisti sulle strade: una “razza” che certe volte fa di tutto per farsi odiare, ma che sul web sconta una sorta di discriminazione che non è riservata ad altre categorie della strada. Io non sono una ciclista, o meglio, sono nello stesso tempo pedone, ciclista e automobilista e sono stata in passato anche motociclista; ebbene, non capisco l’odio che periodicamente le persone rigurgitano pubblicamente sui ciclisti, quasi che fossero solo loro la risposta a tutti i mali della viabilità odierna.

In realtà vedo tanti ciclisti prepotenti, arroganti e irrispettosi del codice della strada non meno di tanti automobilisti e non meno di tanti pedoni. Eppure, raramente riscontro lo stesso interessato trattamento contro i genitori-automobilisti che si appostano in doppia-terza fila all’uscita delle scuole (6 giorni su 7 per 9 mesi l’anno!), creando non pochi problemi di circolazione e occupando ogni spazio libero (marciapiedi compresi). E quante volte gli “hater” si sono scagliati contro i pedoni che camminano sulla strada e magari attraversano con l’occhio fisso sul cellulare? Avete mai percorso una via con gli studenti delle superiori che escono da scuola e si buttano in mezzo alla strada incuranti delle macchine che stanno per sopraggiungere (“tanto si fermano”, è il loro mantra)? Oppure provate a percorrere su due/quattro ruote la via De Simoni a Bormio in periodo turistico, con i capannelli di pedoni che si fermano a parlottare in mezzo alla strada o con i cani sguinzagliati… E dei motociclisti che sfrecciano in mezzo alla carreggiata senza rispettare alcun limite (né di velocità, né di sorpasso, né di distanza di sicurezza)? Sinceramente mi sembra che tutti siamo un po’ ribelli a qualche regola del Codice della Strada…. perciò cari amici che puntualmente vi sfogate contro i ciclisti, pensate bene a quello che combinate voi quando siete al volante o siete appiedati: magari non siete molto diversi da coloro che tanto vituperate, magari anche voi tenete dei comportamenti che urtano un’altra categoria di utenti della strada.

Se ad ogni insofferenza altrui imparassimo a risvegliare il nostro senso di tolleranza anziché sollecitare il tribunale di Facebook, sempre pronto a dare addosso, forse ci sarebbe meno cattiveria nell’aria che respiriamo. E non dimenticate che chi fomenta l’odio non è meno colpevole di chi lo mette in pratica.

 

Anna

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