1894-1901: immagini inedite dell’Alta Valle nella mostra inaugurata al Museo Civico di Bormio

“L’Alta Valtellina nella fotografie di un girovago pintor di meridiane” è la mostra che si è inaugurata oggi nelle sale del Museo Civico di Bormio a cura del Centro Studi Storici Alta Valtellina: se il titolo non vi dice nulla, armatevi di pazienza e fate un salto al castello De Simoni, non ve ne pentirete e resterete sbalorditi di fronte a quanto vi verrà mostrato dai pannelli espositivi! Ottantadue immagini, nitidissime nel primordiale loro bianco e nero, che ci trasportano immediatamente a cavallo tra Ottocento e Novecento, quando un eccentrico personaggio (il capitano Enrico Alberto De Albertis, genovese giramondo) percorse l’Alta Valle raffigurandola su lastre e così fissandola per sempre e consegnandola alla storia. Sono fotografie di una poesia e di un realismo unici, dove lo spazio visivo è dominato da prati, polvere e campi coltivati, dove si respira la povertà contadina, dove traspare la fiera dignità dei soggetti raffigurati, che si ritraggono quasi vergognosi per essere stati “carpiti” dalla “infernale” macchina fotografica. Paesaggi dove la visione bucolica dei sorridenti “Signori touristes” si contrappone all’aspetto severo dei paesani,  con le loro case diroccate e i carretti sgangherati. Pochi anni (tra il 1894 e il 1901) in cui il capitano De Albertis girovagò per la Valtellina, lasciando un po’ ovunque le sue testimonianza: fotografie, meridiane e siamo sicuri che seppe “seminare” anche rapporti di amicizia fecondi con la gente del posto (ne fanno fede gli appunti presi durante il suo soggiorno valtellinese).

Dobbiamo a una serie di fortunate coincidenze (se non vogliamo parlare di “predestinazione”…) la scoperta di questo immaginifico personaggio. Da una semplice ricerca storica, iniziata con Gisi Schena ed Elena Galli, si è messa in moto una catena che ha condotto al Castello De Albertis di Genova, il buen retiro costruito dal capitano per trascorrervi gli anni della sua vecchiaia, circondato dalle migliaia di oggetti collezionati durante i suoi viaggi (basti pensare che fece il giro del mondo per ben 3 volte!). La parte più sensazionale di quest’uomo e del suo Museo – che è anche ciò che dà il senso alla sua esistenza – è la possibilità di restituire oggi, a un secolo di distanza, quello che ha raccolto e fare in modo che torni utile anche a noi contemporanei. Lo ha spiegato bene la dottoressa De Palma, direttrice del Museo: Essere qui a Bormio oggi, in questa occasione, è anzitutto dare un senso al lavoro di questo personaggio, grande amante della vita, curioso e assetato di conoscenza. La responsabilità di un Museo è quella che il suo contenuto venga conosciuto e la collaborazione con il CSSAV ci offre non solo di poterlo “restituire”, ma ci dà anche l’occasione per recuperare preziose informazioni sui luoghi visitati dal capitano e – di conseguenza – anche su una parte della sua vita che ci era sconosciuta. Credo che nelle vostre valli, così chiuse e silenziose, egli abbia avuto la possibilità di andare alla scoperta di un mondo nuovo e trasferirvi le sue passioni”.

Per la figura del capitano si rimanda all’articolo di Gisi Schena pubblicato nel volume “Valtellina terra di migranti” (qui un estratto: http://www.cssav.it/attivita-del-centro/quaderni-del-centro-studi/valtellina-terra-migranti)

Per informazioni sul Museo De Albertis:

http://www.museidigenova.it/it/content/castello-dalbertis

 

Anna

 

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