Il Premio Paolo Consiglio a due giovani alpinisti dell’Alta Valle

Il “Premio Paolo Consiglio” è un importante riconoscimento che il CAAI (Club Alpino Accademico Italiano) assegna annualmente, di concerto con il CAI, a spedizioni leggere, autonome da iniziative commerciali e formate preferibilmente da giovani alpinisti che abbiano realizzato o progettino di realizzare attività extraeuropea di rilievo, in stile alpino, con buone caratteristiche di stampo esplorativo e nel rispetto dell’ambiente. Questo perchè, come si legge nelle motivazioni fondanti del Regolamento, il Premio nasce dall’esigenza di supportare un tipo di alpinismo più tradizionale e che soprattutto parta dall’iniziativa di giovani generazioni.

A partire dalla sua fondazione, avvenuta nel 1995, il Premio Paolo Consiglio è stato assegnato a diversi alpinisti di ogni provenienza, italiani o stranieri; nel nostro caso, poi, si era registrata una sola occasione in cui la Valtellina aveva ottenuto il riconoscimento, grazie a Michele Compagnoni che aveva scalato nel 2008 la parete Nord del Gasherbrum II insieme a Bernasconi e Unterkircher.

E’ di pochi giorni la notizia che per il 2019 altri due giovani dell’Alta Valle si possono fregiare di questo Premio: Federico Martinelli e Federico Secchi, unitamente a Davide Limongi, Enrico Mosetti, Luca Vallata e Daniele Castellani, sono stati insigniti per la spedizione Chareze Ri North compiuta nell’estate 2018 in India, dove hanno aperto una nuova via in stile alpino con un bivacco in parete.

Questa la motivazione: “Si è voluta premiare un’iniziativa di carattere esplorativo, che è culminata nella salita di una cima inviolata e si pone come esempio significativo di alpinismo di esplorazione e valida alternativa alle mete più gettonate e inflazionate, recita la motivazione. “Al di là delle pur apprezzabili difficoltà tecniche, il significato simbolico di questa salita è importante, proponendo un alpinismo di ricerca e la concreta possibilità, anche per alpinisti giovani, con tempo e budget limitato, di continuare ancora oggi il filone di un alpinismo classico di scoperta e di avventura, sfatando il mito ‘dell’ormai c’è ben poco da fare che non sia iper estremo”.

 

 

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