Cultura, storia e tradizione si uniscono del Carneval Vecc di Grosio

Grosio vanta un apprezzatissimo carnevale, testimonianza di una cultura popolare profondamente legata alle sue origini contadine.

Riproposto ogni anno con un’adesione spontanea ed unanime, il carnevale si basa sulla presenza delle vecchie maschere, indossate sempre dalle medesime persone e lasciate poi ai figli a mo’ di eredità e sulla gara dei carri allegorici che ogni contrada è impegnata ad allestire.
Festa e spettacolo domenica 9 marzo 2014 per l’evento che ha coinvolto tutto i paese e non solo.

La peculiarità del Carneval Vecc di Grosio è quella delle sue maschere. Maschere molto particolari, “doppie”, derivate dal teatro e realizzate sulle più originali tradizioni grosine.
La maschera più cara ai Grosini è la “Bernarda”: in una gerla, portata da una finta vecchietta, c’è un uomo mascherato da poppante: figura doppia, derivata forse dal teatro francese, si richiama alla vecchia diceria secondo cui a Grosio lavorerebbero solo le donne, mentre gli uomini si limiterebbero ad accompagnarle.
Poi c’è il Paralitico. Un finto consorte portato a cavalluccio sta avvinghiato ad una figura femminile dall’aspetto vistosamente caricaturale; il “Carneval Vecc”: un vecchio accompagna una figura femminile decisamente esile, ovvero la “Magra Quaresima”. Questa coppia, come tutte le altre maschere popolari, offre diversi spunti di lettura dell’arguzia campestre. Il messaggio più immediato ammonisce che il tempo dei bagordi e dell’abbondanza volge al termine, quindi è già ora di cominciare un lungo periodo di privazioni e di sacrifici per ricostituire il gruzoletto che ogni famiglia che si rispetti possiede per far fronte agli imprevisiti. Propriamente con il nome di Carneval Vecc si indica un fantoccio goffo e imbottito di paglia con le corna in testa, simbolo della miseria dei tempi da dimenticare tra canti e scherzi in compagnia.
L’usanza stabilisce infatti che alla fine della festa il fantoccio venga bruciato in un rito che annuncia l’avvento di tempi migliori e della buona stagione. Antichi documenti parlano di “fuochi di carnevale” riferendosi all’incendio di rovi nei sentieri di campagna per facilitare il passaggio dei contadini e dei mezzi agricoli in primavera. Anche l’Ors, un grande orso bianco con due piccoli testicoli neri in bella vista, insieme all’ammaestratore costituisce un gruppo che comunica con gli spettatori attraverso la mimica: il plantigrado tende freneticamente a grattarsi le sue” macchie” troppo in contrasto col bianco della sua pelliccia, ma deve evitare di essere scoperto dal severo ammaestratore che lo minaccia con una frusta. Allo spettatore che sogghigna osservando la scenetta viene detto che siamo soliti ingigantire i nostri piccoli difetti, anche quelli più nascosti, specialmente quando qualcuno tenta di costringerci a nasconderli.

Ecco il racconto fotografico del nostro super inviato speciale, Stefano Pini

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