i due

Amos Rinaldi e Luca Soltoggio

TIRANO – Certo occorre essere un po’ folli per fare cose stravaganti. Oppure essere geniali. E se gli ostacoli e le difficoltà scoraggiano i mediocri, al contrario, invece, al genio sono più che mai necessarie. Spesso addirittura lo alimentano.   E di difficoltà i tiranesi Luca Soltoggio, 35 anni, ed Amos Rinaldi, 33 anni, ne hanno dovute superare davvero tante per concretizzare il singolare progetto da loro ideato chiamato “Actarus” ( https://actarusprojectitalia.wordpress.com/ ). Forse non saranno due geni i due giovani valtellinesi, informatico l’uno, elettricista l’altro, accomunati dalla passione per l’elettronica e la scienza e da sempre in prima linea nel creare iniziative interessanti ed innovative, ma stavolta l’hanno pensata davvero bella: lanciare in cielo un pallone sonda per… scattare foto “semispaziali”.
Un progettino mica da ridere insomma e per il quale hanno dovuto “sudare” parecchio alla ricerca delle regolari autorizzazioni e non solo. Una idea che però ha conquistato immediatamente, e fortunatamente, anche diversi sponsor. In Italia, a quanto pare, vi sono soltanto altre due persone avventuratesi in un similare progetto. E questo fa dire che una “marcia in più” i due valtellinesi devono per forza averla. Ma sentiamo direttamente da loro come è nato il progetto.

Rivista 2Da cosa nasce l’idea e cos’è la “mission” Actarus? “L’idea è nata nel 2011 per curiosità ed emulazione” – spiegano Luca e Amos – “vedendo alcuni lanci effettuati negli Stati Uniti. Degli americani avevano, infatti, lanciato una sonda nella stratosfera, strato dell’atmosfera che parte dai circa 15km di altitudine ai 50km di altitudine, e ammirando le foto bellissime che erano state fatte ci è venuta la voglia di vedere come fosse la nostra valle vista dallo spazio!”. Effettuare foto “semispaziali” della piccola Tirano, quindi, grazie ad un pallone sonda giunto direttamente dall’America. “Sì, l’abbiamo fatto arrivare proprio dall’America!”. Presa la decisione si sono, quindi, messi subito al lavoro per realizzarla. “A partire dal 2011 abbiamo effettuato test a bassissima quota con dei classici palloncini, acquisito informazioni. Ci siamo confrontati parecchio e abbiamo scattato alcune foto di Tirano vista dall’alto”. Per dare vita al sogno è stato necessario però superare lo scoglio burocratico. Il primo senza dubbio è stato quello di ottenere le necessarie autorizzazioni per concretizzare l’idea e soprattutto capire a chi chiederle. “Infatti è così! Un giorno ho preso la guida telefonica ed ho chiamato l’Ente nazionale dell’Aviazione Civile di Orio al Serio e sono riuscito a parlare con la persona preposta che ci ha spiegato l’iter per ottenere tutte le autorizzazioni” – precisa Luca – “Bisogna sapere che le autorizzazioni vanno chieste 45 giorni prima del lancio a ben 7 autorità aereoportuali diverse, civili e militari, le quali valutano il cosiddetto “notiziario speciale” e danno il parere riguardo l’attività. Così abbiamo fatto inoltrando la domanda con tutti i dettagli richiesti alle autorità competenti”. Cos’è un pallone sonda? “Un pallone sonda è fondamentalmente un palloncino gigante di lattice a cui è collegato un payload, ovvero un carico che normalmente contiene varie sonde, per raccogliere dati. Ad una certa altezza il pallone scoppia ed il payload cade a terra frenato da un paracadute. Vengono usate normalmente dai vari servizi metereologici”. Quali dati intendete raccogliere lanciando un pallone sonda e come questi dati vengono raccolti e trasmessi a terra? “In realtà l’obiettivo finale del progetto è quello di far si che il payload torni a terra tramite un drone guidato via satellite, in maniera tale che possa ricadere nel punto di partenza semplificando il recupero del pallone stesso.
In questa prima missione non ci sarà il drone, ma servirà a raccogliere informazioni utili alle missioni successive. In particolare oltre alle foto verranno raccolti, salvandoli su un computer di bordo da noi progettato, i dati di temperatura interna ed esterna oltre alla pressione, all’accelerazione e alla posizine Gps”. Il lancio è fissato per il 21 giugno 2013. Il luogo sul territorio tiranese è, però, ancora da definire e la scelta avverrà in base alle previsione dei venti. “Normalmente questi lanci vengono effettuati in ampi spazi (tipo deserti o pianure) in cui il recupero non è problematico. Nel nostro caso data la conformazione del territorio, la cosa è un po’ più complessa. Abbiamo in nostro aiuto un sito internet che da delle previsioni attendibili uno-due giorni prima del lancio. Ci aspettiamo che atterri in un punto accessibile con tutti i dati a bordo”. Pensate che la vostra esperienza possa “fare scuola” per altri? “Sicuramente il fatto del “Return To Launch” con il drone, progetto unico al mondo, potrà aiutare gli scienziati che normalmente lanciano palloni sonda, ma che hanno la difficoltà del recupero soprattutto in territori impervi”. La mission Actarus, realizzata per buona parte con materiali low-cost, è costata all’incirca 1.500 Euro “costo quasi interamente coperto dai nostri sponsors che vogliamo ringraziare veramente di cuore per aver creduto in questo progetto”. Il progetto completo invece (con il drone), “che comprenderà all’incirca una decina di lanci” dovrebbe costare, usando i migliore materiali disponibili sul mercato, all’incirca 30.000 Euro complessivi.

(Foto gentilmente concesse da Luca e Amos e scattate dal fotografo professionista Ivan Previsdomini).

Gabriela Garbellini

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