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SONDRIO – Ad indicare le candidature sono i giornalisti sportivi che lavorano nei media diffusi in provincia di Sondrio. A decidere, poi, è il consiglio del Panathlon Sondrio che, da diversi anni, premia i migliori interpreti dello sport in Valtellina e Valchiavenna. Sportivi, atleti, studenti, dirigenti, benemeriti e altro ancora…

In questa edizione il riconoscimento nella categoria studenti-atleti è andato ad un quintetto di ragazze che studia nelle scuole dell’Alta Valtellina e che pratica sci da fondo con le società dell’Alta Valle. Si tratta delle Team del Leibniz di Bormio formato da Alice Canclini, Lisa De Lorenzi, Marta Grosini, Ilary Rastelli e Vania Zini.

Ecco le schede per tutti gli atleti premiati dal Panathlon in questa edizione (riferita ai risultati conseguiti nella passata stagione sportiva)

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Alice Canclini, Lisa De Lorenzi, Marta Grosini, Ilary Rastelli e Vania Zini
Non è facile conciliare lo studio con la pratica di una disciplina sportiva, in particolar modo se comporta la necessità di affinare la tecnica e migliorare la tenuta fisico-atletica conducendo allenamenti su allenamenti, nell’ottica di partecipare a competizioni che ti costringono ad affrontare lunghe trasferte. A Bormio è operativa una Scuola, il Liceo Sportivo Leibniz, che tiene conto di queste esigenze, andando incontro agli atleti.
Ecco perché il Liceo Leibniz, più che ogni altra realtà, sforna bravi atleti che sono altrettanto bravi nello studio. Non stiamo ad elencare i campioni maturati in questa scuola, vogliamo concentrare l’attenzione sulle ragazze che praticano sci nordico, ora diciassettenni e diciottenni, lo scorso anno vincitrici della medaglia di bronzo ai Campionati Mondiali Studenteschi disputati a marzo in Trentino. Sono, in ordine alfabetico, Alice Canclini, Lisa De Lorenzi, Marta Grosini, Ilary Rastelli e Vania Zini. L’elenco dei titoli e delle medaglie, d’oro, di argento e di bronzo, che hanno vinto nella loro ancor giovane carriera, individualmente o gareggiando in staffetta, è sorprendente, il tempo non ci permette di farvelo conoscere, ma vi assicuriamo che è tale da far invidia. Campionati Italiani Sprint e su distanze più lunghe, Trofeo Topolino, Minisgambeda, Coppa Italia, ce n’è per ogni gusto.
Andiamo a curiosare nel sito del Comitato Provinciale Coni per comprendere l’impresa di cui si sono rese protagoniste. “I campionati mondiali studenteschi di sci sono un appuntamento sportivo a cadenza biennale organizzato dalla Federazione Internazionale Scuola Sport. Vengono assegnati i titoli mondiali di specialità e possono partecipare giovani studenti provenienti da tutto il mondo per lottare per il titolo (a squadre) di Campioni del Mondo di sci. Su 500 atleti presenti in Trentino in rappresentanza di 20 nazioni (19 europee + Iran), le grandi favorite erano Germania, Austria e Francia. Invece sul podietto sono salite le nostre ragazze: 1) Germania, 2) Francia, 3) Italia, 4) Austria … Le nostre ragazze hanno partecipato ai Mondiali in quanto vincitrici del titolo italiano. Sono state accompagnate nell’avventura da Luigi Azzalini e sono state raggiunte sul posto anche da Marco Rainolter dello SC Alta Valtellina, che ha curato i materiali (“Ha preparato in modo ottimale gli sci” hanno detto all’unisono le ragazze).
Due le giornate di sci che le hanno impegnate. Nella prima, 3 marzo, una “individuale” di 5 km., la somma dei piazzamenti è valsa la 2^ piazza di squadra. Nella staffetta 4×4 si sono piazzate al 3° posto. Così, al termine delle due giornate, sono salite sul terzo gradino del podio mondiale.
Le ragazze sono rimaste entusiaste non solo per l’aspetto agonistico,, ma anche per lo spirito che è aleggiato: un senso di amicizia, scambio, aggregazione. Particolarmente gradito un gioco a squadre di 10 elementi ciascuna, di nazionalità assortita (pensate un po’, nella concitazione del gioco, in una squadra si parlavano tutti gli idiomi possibili, iraniano compreso. Prove di Europeano?). EPPURE SI SONO INTESE. Non a caso sono stati battezzati “Giochi senza Frontiere dedicati all’amicizia”.

Categoria atleti, Elia Silvestri
E’ nato a Lecco, la sua famiglia è dell’Alta Valle, risiede a Talamona. In estrema sintesi queste sono le origini di Elia Silvestri, che viene premiato dal Panathlon in qualità di migliore atleta del 2010 per i risultati ottenuti gareggiando nella specialità del ciclocross.
Ventuno anno il prossimo 29 marzo, Elia si è divertito per otto anni, dagli otto ai sedici, alternando la pratica dello sci di fondo, che lui stesso ha avuto modo di definire il suo primo amore, a quella della bicicletta vestendo la casacca dell’Alpin Bike.
Nel momento in cui sulle due ruote non ha più avuto in Valtellina rivali è iniziata la sua escalation nelle diverse categorie, esordienti, allievi, juniores, under 21 e under 23 anni. Il suo palmarés nella specialità del ciclocross, dove è un erede accreditato di Renato Longo, cinque volte campione mondiale negli anni sessanta-settanta, Vito Di Tano, due titoli iridati, e Daniele Pontoni, un titolo, è particolarmente significativo.
Pur limitando l’elenco alle tappe nazionali e internazionali più importanti, la scheda che ne esce è da incorniciare. Nel 2006 vince il primo titolo tricolore. A sedici anni, in categoria allievi, si classifica al terzo posto a Lucca nel campionato nazionale, è terzo in Belgio nella Kalmthout, secondo a Milano in una kermesse internazionale. Nel 2008 a Scorzè conquista la maglia tricolore, sempre in categoria allievi. L’anno seguente vince due medaglie d’argento, a Frenkendorf in Svizzera e a Zolder in Belgio. Nel 2010 si classifica all’ottavo posto ai mondiali di Tabor in categoria under 23 anni, al terzo posto nella Aigle in Svizzera e, dulcis in fundo, conquista il titolo di vicecampione europeo a Frankfurt am Main alle spalle dell’olandese Lars Van Der Haar.
«C’è molto rammarico per un oro a dir poco sfiorato – ha raccontato Silvestri nel dopo gara – Nell’ultimo tratto sono riuscito a guadagnare cinque metri al mio rivale. Purtroppo l’ultima curva non l’ho affrontata al meglio, l’olandese mi ha raggiunto e ci siamo giocati il tutto allo sprint. È pur sempre una medaglia che conta, ma l’amaro in bocca rimane!».
Nella vita quotidiana Elia è un giovane come tanti. Ama stare con gli amici, è un fan di Valentino Rossi, ascolta lo Zoo di 105, apprezza i Rolling Stones e Elvis Presley, si diverte a vedere i Simpson, lo appassiona il motocross. Per il futuro ha idee precise. Lo attendono quattro mesi di ciclismo su strada con il Team Brilla. A luglio e agosto si dedicherà alla mountain bike, quindi completerà la preparazione in vista dell’appuntamento per il titolo continentale di Lucca della prima domenica di novembre nel Circuito delle Mura. “Elia – spiega il suo team manager Guerciotti – dovrà rivincermi l’italiano under 23 di cross. Preparerà il Mondiale di Koksijde 2012 allenandosi in Puglia su percorsi molto sabbiosi, attentamente osservato dal direttore sportivo Vito Di Tano. Elia deve velocizzarsi sui tratti poco pedalabili. Nel 1986 a Lembeek, che è in Belgio come Koksijde, la Guerciotti ha vinto il Campionato del Mondo con Di Tano; c’era il fango. Spero che la Guerciotti in Belgio riesca a vincere anche il Mondiale di cross sulla sabbia con Silvestri”.
Noi ci associamo all’augurio con trepidazione. Crepi il lupo, Elia!!”

Categoria benemerito dello sport, Franco Schena
La pratica costante di una disciplina sportiva è senza dubbio estremamente utile per migliorare le condizioni di salute della gente, ancor più in questa nostra società moderna nella quale lo stress del lavoro, dei rapporti sociali, non poche volte dei rapporti familiari è tale da creare mille insidie. E quando si parla di pratica sportiva il pensiero si indirizza, ovviamente, ad una pratica pura, nella quale sono la costanza dell’allenamento e il miglioramento della tecnica, oltre alla naturale predisposizione, a fare la differenza, non altri “aiutino” che, purtroppo, troppo spesso sono di attualità.
E se per coltivare un’attività sportiva in forma dilettantistica ci si può “arrangiare” da soli, per formare un’atleta, prendendolo dall’infanzia e seguendolo nella crescita, sono necessarie risorse per la parte didattica, la dotazione di materiali, la partecipazione alle gare, e così di seguito. Tra le tante figure necessarie, dunque, quello dello sponsor assume un ruolo fondamentale, esattamente come quella del tecnico-preparatore, del fornitore di materiali….
Questa premessa serve ad introdurre la figura di Franco Schena che, a ragione, può essere ritenuto uno degli sponsor storici dello sport valtellinese. Appassionato di sci, che ha sempre praticato, il suo appoggio all’attività sportiva del capoluogo risale alla seconda metà degli anni ’70 quando concede l’abbinamento Ina Assitalia, di cui è agente generale in provincia, alla Sondrio Sportiva Nuoto e allo Sci Cai Sondrio.
Ma il suo capolavoro è il varo del Trofeo Ina, circuito dello sci alpino e nordico valtellinese, che data dall’ormai lontano 1978 ed è, quindi, già proiettato verso le 35 edizioni, anche grazie al fondamentale apporto di Fermo Nobili, attuale presidente del Comitato Provinciale Fisi, sempre presente sui campi di gara dello sci alpino fin dalla prima edizione.
Attraverso varie tappe, che toccano a turno le più importanti stazioni invernali della provincia, da Livigno a Medesimo, dalla Valgerola alla Valmalenco, transitando per Bormio, Aprica, Valfurva, si confrontano i giovanissimi (dalla categorie Baby alla Allievi), i migliori dei quali accedono poi alle fasi regionali e nazionali. Sono molti gli atleti che dal Circuito Ina sono approdati ai massimi livelli, facendo onore alla maglia azzurra. Nominiamone alcuni: Deborah Compagnoni, Pietro Vitalini, Betty Biavaschi, Matteo Nana, Giorgio Rocca, Irene Curtoni, Elena Curtoni, Maurizio Pozzi, Marianna Longa. Ma, soprattutto, sono migliaia i ragazzi che hanno potuto svolgere un’attività agonistica molto utile per la loro formazione.
Da qualche anno Franco Schena ha passato il testimone al figlio Sergio, agonista proprio nella fase iniziale del Trofeo, che con immutato entusiasmo ne assicura la continuità.

Categoria dirigente-allenatore,  Luciano Gorla
Ci troviamo di fronte ad un personaggio che, pur essendo ancora lontano dalla soglia dei quarant’anni, avrebbe potuto in passato, e potrebbe al presente, essere assegnatario di un riconoscimento per meriti sportivi in una qualsiasi categoria prevista dal Panathlon.
Da giovane è stato uno fra gli atleti valtellinesi più promettenti nel gioco del rugby. E quanto fosse bravo lo si è visto in seguito quando, da adulto, è approdato alla serie A per essere selezionato più volte in rappresentative che hanno difeso i colori azzurri a livello internazionale.
Forse troppo precocemente ha cessato l’attività agonistica per dedicarsi alla preparazione atletica e tecnica. Per quanto ha fatto come atleta studente, atleta e allenatore si potrebbe, quindi, tranquillamente candidarlo fra i benemeriti dello sport.
Per concludere è fuori discussione che in venticinque anni da rugbista si sia costantemente comportato da perfetto gentleman. Insomma, è un esempio di lealtà per tutti, nella vita come nello sport. Quanto a dire un modello ideale di fair play.
La sua carriera sportiva inizia nel 1987 con la Polisportiva Montagna, in quegli anni la fucina naturale di gran parte dei rugbisti destinati ad essere arruolati nelle fila del Rugby Sondrio. Risalgono agli inizi degli anni novanta le prime chiamate nelle nazionali giovanili. Nel 92-93 fa parte dell’under 19 anni che disputa test/matches contro Scozia e Galles.
Nel 1995 si trasferisce alle Fiamme Oro di Roma dove rimane per cinque stagioni. Colleziona numerose presenze in nazionale rugby a 7 e nella nazionale militare a 7 invitata al torneo internazionale di Parigi. L’anno successivo esordisce nelle coppe europee con la maglia del Rugby Roma. Nel 2000 difende i colori del Rugby Parma, quindi ritorna al Rugby Roma. In cinque anni colleziona altre quattro presenze in competizioni continentali.
Nel 2005 rientra a Sondrio dove per un paio di anni continua a giocare in prima squadra conseguendo, nel frattempo, presso il centro Coni il terzo grado di preparatore atletico per l’alto livello. Sempre al centro Coni partecipa a cinque seminari di specializzazione nella preparazione atletica e nella “match/analisis”.
Queste professionalità, unite alle esperienze maturate negli anni, vengono messe a disposizione della società del capoluogo, nel 2006 nella preparazione fisica dei giocatori, l’anno seguente, assieme a Jimmy Grillotti, alla guida della prima squadra che riapproda alla serie B.
Nel 2010 cede la responsabilità della panchina al giovane francese Cavaignal, ma prosegue nell’impegno di preparatore atletico. Il percorso verso la serie A2 della squadra non ammette defezioni e Luciano Gorla rappresenta un tassello fondamentale. Quest’anno, con i debiti scongiuri, potrebbe finalmente essere la volta buona!

Categoria fair play,  Roberto Della Maddalena
Ci sono voluti nove anni per colmare il vuoto nella casella della categoria “fair play”, dopo l’assegnazione del premio avvenuta nel 2001 a Nicola Franceschina, atleta dello short track dell’Alta Valle. Ricordiamo l’evento: di fronte al riconoscimento del record mondiale per il tempo fatto segnare in una gara internazionale, Nicola aveva sollecitato la misurazione della distanza percorsa, facendo rilevare che era inferiore a quella stabilita. La conseguenza immediata fu la cancellazione del primato, nel medesimo tempo la consapevolezza di trovarsi di fronte ad una persona onesta e leale come non capita frequentemente di trovare.
E veniamo a Roberto Della Maddalena, che è nato a Sondrio il 26/04/1982. Ha iniziato la carriera calcistica nel 1996 in categoria allievi, contestualmente alla nascita del progetto Pentacom fra i comuni di Montagna, Poggiridenti, Tresivio, Ponte in Valtellina e Chiuro. Ha vissuto due stagioni da protagonista, una delle quali contrassegnate dalla realizzazione di cinquanta reti. Dalla stagione 1998/99, in considerazione del fatto che Pentacom ai tempi si occupava del solo settore giovanile, si è trasferito al Piateda in terza categoria, dove si è fatto apprezzare per le sue doti tecniche e fisiche superiori alla media. Successivamente è stato ceduto all’Inter Club Ponchiera in seconda categoria, da qui è passato alla Tiranese per ritornare in seguito al Ponchiera.
Ha vissuto una breve parentesi nel calcio a 7 CSI con la Petroil Pentacom, che ha dominato la fase provinciale ed è arrivata da protagonista alle finali regionali.
La stagione 2009/10 è stata caratterizzata dal suo rientro al calcio a 11 nelle fila della Penta ‘08. Al termine di un’annata positiva, complici gli impegni lavorativi, è ritornato al calcio a 7 con la formazione Pentacom Illumina.
A detta dei tecnici valtellinesi Roberto è un atleta dalle doti tecniche e fisiche straordinarie, tali da consentirgli di giocare in categorie superiori rispetto a quelle in cui ha militato. Gli hanno fatto difetto la costanza e la maturità arrivata, per un’aspirante calciatore, in ritardo. Rimane in ogni caso un atleta di esemplare onestà in campo come fuori, in possesso di spiccate doti umane.
Concludiamo con la descrizione dell’episodio, così come è stato riportato dalla stampa locale, che ha fatto conoscere il cuore di Roberto. “La scorsa settimana sul punteggio di 1-1 a pochi minuti dalla fine del match tra Illumina e Falegnameria La Rasiga di Tirano, in mezzo all’area dei tiranesi è giunto un lancio lungo dalle retrovie sul quale si sono avventati un attaccante dell’Illumina e il portiere tiranese. Scontro violento tra i due, il portiere rimane a terra, l’arbitro non fischia e la palla finisce a Della Maddalena che è solo a due metri dalla porta…. Accortosi dell’accaduto calcia fuori… Strette di mano e applausi da parte di tutti i giocatori, da parte dell’arbitro Lanfranco Epifani e del presidente-giocatore dell’Illumina Eugenio Formolli”.

A cura di Giuliano Mevio

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