Dalla Val Cedec, 26.10.2008

Dalla Val Cedec, 26.10.2008

“Mi raccomando: la festa delle Bormiadi è un’occasione in cui ci si deve divertire… Solo che quando si è in compagnia si tende a strafare, a bere troppo, a voler fare i gradassi. Tu prima di salire in macchina pensaci bene, stai attenta che chi guida non abbia bevuto troppo!”. Così dicevo ieri sera a mia figlia che stava per uscire.

E’ tornata questa mattina alle 5.45. Poco prima ha salutato i suoi amici e si sono divisi su due auto. L’altra è uscita di strada e Andreas Cusini, un ragazzo di 24 anni di Livigno, è morto.

Oggi il tempo era splendido, sono stato con amici a camminare in montagna. Ma la mia testa non c’era: pensavo alla fantastica idea delle Bormiadi, una festa in cui tutta l’Alta Valle si sente coinvolta ed ai nostri giovani, che hanno la fortuna di abitare in posti incantevoli e di poter praticare tanti sport.  Pensavo al fatto che per divertirsi di debba uscire alle 22 e tornare alle 6. Pensavo che in Val Cedec non c’erano giovani. Pensavo a mia figlia che piangeva a casa. Pensavo a un ragazzo che non c’è più.

E poi pensavo che non basta vivere in un bel posto. Che noi, gli adulti, i genitori, i parenti, gli amministratori, tutti, dobbiamo sforzarci per trovare i modi per ridurre, se non eliminare, le probabilità che questi giovani finiscano così. Con l’educazione, con le parole, con l’esempio, certo.

Ma anche con i fatti: ad esempio limitando o eliminando l’alcool dopo una certa ora e facendo capire ai nostri ragazzi che ci si può divertire – magari di più – senza alcool e tornando a casa più presto. Ma mi rendo conto che è difficile o, forse, addirittura impossibile farlo localmente.

Una cosa, però, certamente si può fare: in occasioni come la festa di fine Bormiadi si possono organizzare dei trasporti pubblici adeguati, che portino i ragazzi a casa senza pericoli. Cosa che potrebbe, con un po’ più di difficoltà, essere replicata ogni sabato all’uscita dai locali notturni.

Può darsi che esistano altre, migliori, idee. Vi invitiamo a farcele conoscere per mezzo del nostro sondaggio. Cercheremo, nel nostro piccolo, di promuovere le iniziative più votate presso gli Enti competenti.

Per far sì che le nostre feste restino tali e non si trasformino in tragedie.

Renato Fuchs

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2 Readers Commented

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  1. compa on 26 Ottobre 2008

    Non sono più giovane, ma ho vivissimo il ricordo di come si è da giovani, di come si pensa, di ciò che si sceglie, di cosa si preferisce. Da giovani si segue il gregge. Se il capobranco beve, si beve; se il capobranco si droga, ci si droga, se il capobranco manifesta in piazza, si manifesta in piazza; se il capobranco se la ride delle raccomandazioni dei genitori o delle prescrizioni delle autorità, non c’e’ cosa più bella che seguirlo.
    Cambiano solo le trasgressioni e le passioni, a seconda dell’epoca storica. A seconda del momento in cui si vive, cambia anche il tipo di pericolo nel quale si può incorrere, ma gli adolescenti sfideranno sempre la vita e la legge. E’ un modo di affermarsi e di affermare il proprio stato adulto.
    Più le autorità impongono norme più queste vengono derise e disattese. L’unico modo per ridurre i rischi nei quali i giovani si infilano con prepotenza è cercare di cambiare i modelli. Non dall’alto però (non servirebbe a niente), ma infiltrando tra i loro leader la cultura della vita.

    Per piacere, evitiamo di dettare ricette che tentano di buttare su altri le responsabilità, e stringiamo in un abbraccio i genitori che in questo momento soffrono in un modo atroce.

  2. renato on 27 Ottobre 2008

    27 ottobre 2008: mi dicono, ora, che il pullmann c’era. Un fatto che dà ancor più ragione a Compa, che ringrazio per il commento.
    Voglio solo chiarire che non ho mai voluto buttare su altri alcuna responsabilità ma, anzi, assumermene una parte e sollevare un dibattito su ciò che si può e si deve fare.
    “Infiltrare tra i loro leader la cultura della vita” è certamente una frase affascinante e condivisibile. La sua attuazione richiede, però, che cambino modelli sociali su una scala ben più ampia della nostra.
    Nel frattempo, continuo a chiedermi, possiamo fare qualcosa?
    A margine, ma ovviamente è la cosa più importante, credo che la vicinanza ai genitori non possa essere espressa da queste modeste righe e da chi, purtroppo, non li conosce, senza sembrare soltanto di facciata.

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