Il centro sportivo di Bormio

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BORMIO – La vicenda del lascito del “Pio Istituto” rappresenta da diversi anni argomento di forte discussione. Un patrimonio di strutture e terreni per iniziative di carattere educativo destinate alla gioventù messo a disposizione dei comuni del mandamento con in atto di Caterina Alberti che negli ultimi 15 anni è stato utilizzato anche per finalità non propriamente aderenti a quella originaria indicazione. Un patrimonio che il Comune di Bormio ha gestito in nome e per conto di tutti i Comuni beneficiari; ma da parte di qualche amministrazione delle Valli, non soltanto in questi ultimi mesi, qualche osservazioni era già stata sollevata.

Appare fin troppo chiaro, soprattutto agli addetti ai lavori, in particolare gli amministratori dei comuni dell’alta valle, che sulla vicenda serve fare ampia chiarezza. E magari iniziare a spiegare a tutti i cittadini che cos’è il “Pio Istituto”, quali sono le finalità, quale è esattamente in patrimonio di oggi e quello originario…
Intanto, sulla questione che è stata recentemente affrontata nel consiglio comunale di Valfurva (di cui abbiamo riferito il 4 ottobre) riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera del sindaco di Bormio.

Con una delibera di giunta sul limite del fine mandato (N. 79 del 3 maggio 2006) il Futuro di Bormio stabiliva di cedere al comune di Valfurva “uno o più appezzamenti di terreno” in cambio di aree in zona Pentagono. Forse non ci sarebbe stato nulla di strano, se non si fossero ignorati due elementi essenziali.
Il primo: quei terreni sono oggetto di contesa giudiziaria tra i comuni sociali e la Curia arcivescovile di Como. Non sto ad illustrare la complessa vicenda, che prende origine nel lontano 18 maggio 1611 con l’atto di donazione della ND Caterina Alberti (istituzione del Fondo del cosiddetto Pio Istituto Scolastico indirizzato ai comuni di Bormio e delle Valli per iniziative a favore dei giovani). In buona sostanza comunque, ancora pende avanti al Tribunale una causa per attribuirne la proprietà.
Il buon senso quindi impone la prudenza: non si può cedere “uno o più appezzamenti di terreno” in permuta a chi non sappiamo se sia davvero il proprietario del terreno che andiamo ad acquisire.
Secondo: dimostrando molto buon senso, gli altri due comuni sociali (Valdisotto e Valdidentro) avevano già provveduto a cedere al comune di Bormio le loro quote, per il valore simbolico di euro 10. Si veniva così a crere una evidente disparità tra i comuni.
Ma perchè è così importante che il comune di Bormio acquisisca, in via esclusiva, i terreni in zona Pentagono? Perchè deve perfezionare, dopo 16 anni, una vendita incompleta.
Nell’anno 1992, quando fu venduto il Pentagono alla società omonima, il comune di Bormio (che incassò circa 1 miliardo e 700 milioni di Lire) non potè però trasferire anche la proprietà dei terreni su cui la struttura insiste, in quanto proprietari risultano anche i Comuni Sociali, in forza del cd. lascito Alberti (delibera di C.C. N. 67, 25 settembre 1992).
Il problema qual’e’? In mancanza di tale titolo di proprietà, la società Pentagono non può accedere alla stipula di un muto del quale ha estrema necessità per coprire gli oneri delle opere di messa a norma realizzate nell’anno 2004-05 (poco meno di Euro 700.000). Sappiamo tutti che i debiti bancari costano molto ed incidono pesantemente sul bilancio di una società: con un mutuo le cose sarebbero diverse e la situazione sopportabile.
L’indubbia valenza sociale del Pentagono, per il turismo e le iniziative collettive del mandamento, impone che l’amministrazione metta in condizione la società stessa di sopravvivere.
Ma anzichè sanare, una volta per tutte, l’increscisa situazione, l’amministrazione del futuro di Bormio stabilisce con delibera di CC N. 74 del 30 novembre 2004 di caricarsi un onere di 32.000 Euro all’anno per 20 anni.
Ora finalmente, dopo oltre 16 anni, l’amministrazione di questo Sindaco che viene accusato di non essere di Bormio, ha provveduto a concludere una vicenda incredibile e grottesca, senza cedere un solo centimetro di suolo pubblico.
Con delibera di giunta N. 107 del 21 agosto 2008 abbiamo infatti revocato la permuta (del maggio 2006) e stabilito di acquisire dal comune di Valfurva il terreno sito in località Pentagono per il valore nominale di euro10.
La nostra proposta è stata accolta il 3 ottobre dal Consiglio Comunale di Valfurva che ha saggiamente valutato l’utilità della struttura, anche per la propria popolazione. Anche le stesse opposizioni di Valfurva, responsabilmente, non hanno demagogicamente cavalcato “la marcia indietro” e la rinuncia a “uno o più appezzamenti di terreno” a suo tempo richiesti e accordati, non hanno dileggiato il Sindaco, non lo hanno umiliato: hanno capito e aiutato.
Questo Sindaco di Bormio che è stato accusato, in tutti i modi, in tutti i luoghi e senza che nessuno lo difendesse, di aver venduto terreno a Livigno (che minacciava l’esproprio per ampliare la sede stradale della Forcola) ha rimediato quindi ad un grossolano errore di amministrazioni precedenti, sicuramente native e con i quattro quarti di borminità, ma che forse non avevano ben compreso che non si possono concedere “uno o più appezzamenti di terreno” in cambio di un’area, se non si sa ancora di chi questa sia.
I loro padri si sarebbero rivoltati nella tomba.

Elisabetta Ferro Tradati, Bormio 9 ottobre 2008

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1 Readers Commented

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  1. PaoloB on 9 Ottobre 2008

    In un altro articolo su questo giornale c’è il proverbio “Chi l’ghà miga vantador li se vanten de per lòr”. Consiglio alla sindaca di farlo proprio… Quando poi troverà il tempo, ci comunichi che ruolo ricopriva, nelle passate amministrazioni colpevoli di tutto, il suo assessore “Salto della Quaglia”!

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