BORMIO – Domenica scorsa un centinaio di persone ha accompagnato don Giuseppe Negri, arciprete di Bormio, sul luogo dove dal 1901 è stata innalzata la “croce della Reit”. La scorsa primavera, dopo oltre 100 anni ed a causa delle intemperie che hanno fatto cadere l’originario simbolo, la croce è stata rifatta e ricollocata nello stesso luogo e domenica 7 settembre 2008 è stata benedetta nel corso della cerimonia che si ripete da alcuni anni ai suoi piedi.

Correva l’anno 1901; era il 13 settembre, quando più di 500 persone salirono del pendici del monte Reit per posare, a quota 2.300 metri, il simbolo cristiano della croce. Fu Pietro Pedranzini, all’epoca segretario comunale a Bormio, l’artefice di quella iniziativa. Qualche anno prima, nel 1866, con i suoi “cacciatori delle alpi”, Pedranzini aveva condotto un’azione militare a difesa dell’abitato di Bormio e della contrade circostanti proprio al passo a quota 2.899 metri, che prese il suo nome. Ed in ricordo di quella azione, auspicando nel tempo la protezione per il bormiese, si fece promotore dell’iniziativa che ebbe subito importante partecipazione.
Oltre un secolo di storia e di memoria per la comunità di Bormio che da qualche stagione, proprio ad inizio settembre, ha preso a ricordare la prima salita e la posa della croce con un vero e proprio pellegrinaggio. Storia, tradizione e pietà popolare che si ritrovano nei racconti di chi – come Giuseppina Mosconi Pedranzini – ebbe modo di annotare in quella fine estate del 1901; in quegli appunti ricordava la presenza, con i suoi 75 anni, anche del cavalier Pedranzini. Ricordi, emozioni e documenti che si tramandano i discendenti di Pietro Pedranzini ed oggi custoditi da Pier Marino che coltiva qualcosa di più di una semplice tradizione di famiglia…
La “croce della Reit” è diventata nel tempo un punto di riferimento turistico, per quanti percorrono le pendici della montagna partendo dalla “pedemontana”; ma anche sportivo, visto che su quel sentiero si corre la ormai mitica “strafadiga”. Senza dimenticare una profonda dimensione spirituale. Un simbolo che la scorsa primavera, dopo oltre 100 anni di sfide alle intemperie, ha ceduto, crollando a terra.
Subito Pier Marino Pedranzini ha coinvolto la comunità locale, con l’arciprete don Giusepe Negri in testa. Il sostegno non s’è fatto attendere e nello spazio di pochi mesi una nuova croce è stata realizzata – ad opera dell’artigiano locale Giuseppe Secchi – e trasportata con un elicottero a quota 2.300 metri nel giorno speciale della festa patronale dei santi Gervasio e Protasio. “Oggi – aveva detto l’arciprete in quella occasione – è stata trasportata in quota la nuova croce; saliremo la prima domenica di settembre per il consueto pellegrinaggio e per la benedizione”.
Il maltempo, nell’ultimo fine settimana, ci ha messo lo zampino; pioggia e nebbia, però, non hanno scoraggiato il centinaio di valligiani che ha accompagnato don Giuseppe al passo Pedranzini.
La croce originaria, ci ricorda Pier Marino Pedranzini, recava la data e la dedicazione al “Cristo redentore”: “ha resistito oltre un secolo ed ora verrà collocata, dopo qualche intervento conservativo, nell’area circostante la chiesa parrocchiale. Al passo Pedranzini, da quest’estate, c’è una nuova croce: “Giuseppe Secchi, artigiano locale del legno, si è offerto di costruire – spiega Pier Marino – un simbolo in tutto simile all’originale; sulla nuova croce una targa ne racconta la storia e intorno l’area è stata sistemata per momenti di raccoglimento”.
La croce della Reit, diventata una delle classiche passeggiate estive, si raggiunge prendendo la “pedemontana” che muove dalla località Pravasivo arrivando dalla strada dello Stelvio poco prima dei Bagni Vecchi. Sopra l’abitato di Bormio dalla “pedemontana” si stacca il sentiero che si inerpica sulla montagna. Per raggiungere la località detta “pianon dei laresc” (il piano dei larici) si devono superare 20 tornanti; ed altri 38 sono quelli che ancora si devono superare per arrivare alla quota 2.300 della Croce. Una bella camminata lungo attraverso la natura del parco dello Stelvio e le pagine di storia della “magnifica terra”.
Armando Trabucchi
Fotocronaca di Fernando Testorelli ©

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