MILANO – Sono due gli “ecomusei” in provincia di Sondrio riconosciuti dalla Giunta regionale su proposta dell’assessore alle Culture, Identità ed Autonomie della Lombardia, Massimo Zanello, in attuazione della legge regionale n. 13 del 12 luglio 2007. Sono gli ambiti della Val Gerola e della Valle del Bitto.“Il riconoscimento degli ecomusei – ha spiegato Zanello – punta alla valorizzazione della cultura e delle tradizioni locali ponendosi come fine ultimo l’ambiente, il paesaggio, lo sviluppo culturale, turistico ed economico. Regione Lombardia riconosce ad ogni ecomuseo una denominazione esclusiva ed originale, un marchio ed un ruolo specifico a tutela del territorio che rappresenta”. Gli ecomusei riconosciuti in tutta la Lombardia sono 18. Da notare che altri 13 sono in lista di attesa e potranno essere riconosciuti se adotteranno le raccomandazioni dei tecnici regionali.
In provincia di Sondrio la Regione Lombardia ha assegnato il riconoscimento all’Ecomuseo della Valgerola, Gerola Alta ed all’Ecomuseo Valle del Bitto di Albaredo, Albaredo San Marco.

La Valgerola è ecomuseo

La Valgerola è ecomuseo

MA CHE COS’E’ UN ECOMUSEO
I musei contemporanei tendono a occuparsi più di “concetti” che di “cose” e per questo è sempre più difficile stabilire qual èil loro campo di interesse. Gli ecomusei non fanno eccezione a tale tendenza ed è stato così fin dalle origini. Una delle definizioni più efficaci di ecomuseo è quella originariamente proposta da Riviére e de Varine e che fa riferimento alle differenze fra musei tradizionali ed ecomusei: “MUSEO: Collezione – Immobile – Pubblico. ECOMUSEO: Patrimonio, Territorio, Popolazione”.
La definizione sulla quale lavora il Laboratorio Ecomusei è quella di un patto con il quale una comunità si impegna a prendersi cura di un territorio. “Patto”, e non norme che obbligano o proibiscono qualcosa, ma un accordo non scritto e generalmente condiviso. “Comunità”, ovvero i soggetti protagonisti non sono solo le istituzioni poiché il loro ruolo propulsivo, importantissimo, deve essere accompagnato da un coinvolgimento più largo deicittadini. “Prendersi cura”, cioè conservare ma anche saper utilizzare, per l’oggi e per il futuro, il proprio patrimonio culturale inmodo da aumentarne il valore anziché consumarlo. “Territorio”, inteso non solo in senso fisico, ma anche come storia della popolazione che ci vive e dei segni materiali e immateriali lasciati da coloro che lo hanno abitato in passato.
FONTE: Agenzia di stampa Lombardia Notizie (12 agosto 2008)

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