Marco Confortola

K2, PAKISTAN – Marco Confortola è arrivato al campo base ed in elicottero verrà ora trasferito a Skardu per le cure mediche necessarie. Ancora non decisa la data del suo rientro in Italia. Intanto dal sito ufficiale arrivano notizie ed informazioni che offrono la misura di quanto è accaduto e dell’eimpresa che comunque ha portato a termine l’alpinista della Valfurva.

Dal sito
www.marcoconfortola.it

Ora che Marco è arrivato al CB e attendiamo che l’elicottero possa trasportarlo all’ospedale di Skardu, ora che la tensione si allenta un po’, abbiamo nuovamente il tempo di pensare, di riflettere.
Presto, da questo sito, sarà nuovamente Marco a poter raccontare la propria storia, a trasferirvi le proprie impressioni…ma nell’attesa permettete anche a noi, che abbiamo vissuto con angoscia questi giorni nell’attesa di saperlo salvo al CB, e abbiamo vissuto con sgomento la crescente constatazione di essere, nostro malgrado, protagonisti indiretti di una delle più grandi tragedie dell’alpinismo, di poter esprimere alcune riflessioni che, precisiamo, in alcun modo, vogliono avere la pretesa di aggiungere o togliere nulla a questa storia.
In questi giorni abbiamo ricevuto, come già detto, moltissime mail di sostenitori di Marco: commoventi per il calore umano, per la partecipazione e per la sincera apprensione circa la sorte di Marco. Testimonianze umane che, vi assicuriamo, lasciano il segno. Ma non sono mancate, ancora una volta, le domande sul perchè si compiano imprese come questa, ritenute inutilmente rischiose, perché si azzardi la ricerca dell’estremo a scapito di una vita più tranquilla e normale…..quanti, che per una ragione o per un’altra si occupano o vivono di alpinismo, non hanno sentito farsi questa domanda almeno una volta, trovandosi a dover dare una risposta sensata?
Noi possiamo darvi il nostro personalissimo punto di vista, senza per questo pretendere di dare la risposta “giusta” a nessuno….in fondo, la risposta giusta, ognuno di noi alla fine la trova in se stesso.
Crediamo che la cosiddetta ricerca dell’estremo, ciò che ai più appare come amore per il rischio, altro non sia che una delle tante espressioni dell’animo umano. A questo proposito vorremo riportare uno stralcio della biografia di Chris Bonington che, a chi obiettava sul perché mai tutta quest’attrazione per il rischio, ha risposto così: “…ma non cercavo il rischio in sé e certamente non mi piaceva rischiare, perché per molti versi io sono timido e detesto avere paura, non vorrei mai mettermi in una situazione in cui devo lottare per salvarmi la vita. Apparentemente questi sentimenti sono contraddittori, ma ogni volta che affronto una salita cerco il massimo della sicurezza,…., ragionando su ogni mossa prima di farla…Facendo questo, baro con il pericolo, perché trasformo un qualcosa che in sé è rischioso in una cosa perfettamente sicura”.
E questo è solo un esempio di come possano essere diverse le cose viste da un “altro” punto di vista.
Crediamo che non esista un modo “giusto” per tutti di vivere la vita, riteniamo che non ci siano modi migliori o peggiori di confrontarsi col mondo. Ma possiamo affermare che chi si mette in gioco, chi sceglie di vivere sino in fondo le proprie passioni, fa una scelta importante e ammirevole. E non solo perché non è poi così semplice farlo ma, anche e soprattutto, perché sceglie di vivere fino in fondo i propri sogni, lottando per trasformarli nella vita di tutti i giorni, per essere se stesso e libero, dove a libertà intendiamo attribuire il significato più profondo ed alto e non quale puro sinonimo di egoismo. In un mondo dove troppo spesso si ha paura di sognare, in cui si crede raramente in ciò che si fa, in cui tante vite muoiono un po’ tutte le mattine, ringraziamo coloro che, inseguendo con tenacia le proprie passioni, ci parlano su un piano diverso, inconscio e profondo, permettendoci di avvicinarci un po’ di più al senso della vita.
Questo è un modesto omaggio a tutti coloro che, per aver inseguito i propri sogni, oggi non ci sono più, a tutti coloro che ancora cercano un sogno e a tutti coloro che l’hanno trovato e si battono ogni giorno per tenerlo vivo. Per se stessi e anche per noi.

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