Nona tappa 2

Avventure ciclistiche

Non potevo credere che ci fosse qualcuno disposto a pedalare per 5.000 (cinquemila!) chilometri – o, se preferite, 3.000 miglia – fermandosi soltanto quando, sfinito, non potesse fare a meno di riposare qualche ora. Tempo totale di percorrenza: 9 giorni!!

Per questo, quando l’amico Mario Zangrando mi ha parlato di questa gara (chi vuole approfondire può visitare il sito della RAAM Race Across America) ho dovuto farmi ripetere un paio di volte la cosa. Mario, però, non si è limitato a questo… Infatti mi ha detto che, per festeggiare i suoi cinquant’anni, aveva deciso di emulare questi pazzi, effettuando lo stesso percorso a livello amatoriale e cioè in 20 giorni, pedalando quindi per una media di 250 chilometri al giorno e fermandosi ogni notte a dormire.

Mario, quando ce la fa dopo la faticata quotidiana, manda una descrizione della “tappa” a suo figlio Francesco: le trovate nei commenti a questo articolo (che sono a mio nome ma in effetti sono scritti da Mario!).

Per chi, come me, fare un paio di chilometri in bici è già un successo, ovviamente la cosa ha dell’incredibile. Ma posso immaginare il fascino che una sfida di questo tipo eserciti su un vero appassionato della bicicletta: una sfida a sè stesso, alla natura, agli anni che passano… Una fantastica ed unica avventura da portarsi dentro, raccontare agli amici, descrivere a figli e nipoti.

Ti invidio, Mario: per la grande passione verso questo sport, per il coraggio dimostrato nel decidere di partecipare a questa avventura, per la capacità di affrontarla e, ne sono certo, di portarla a termine.

Vorrei che sulle prime pagine dei giornali tu e gli amici che ti accompagnano prendeste il posto di quel Riccardo Riccò (e dei suoi omologhi), grande “campione” che per esserlo non ha esitato ad assumere sostanze vietate. Salvo poi essere considerato “eroe” da suo padre, per il solo fatto di aver confessato di averle davvero assunte, quelle sostanze.

Voi rappresentate il vero ciclismo: quello fatto di passione vera e di autentica fatica. Voi ne siete i veri eroi.

Renato Fuchs

Per maggiori informazioni:

Da Innolandpuntoit: descrizione della spedizione e elenco delle tappe

Coast to Coast 2008: Il sito dell’avventura di Mario e amici

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3 Readers Commented

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  1. renato on 3 Agosto 2008

    SETTIMA, OTTAVA E NONA TAPPA
    Scusatemi anzitutto per l’italiano ma sono le 10,30 di sera mi sono alzato alle 4 e ho fatto 320 km 280 dei quali a temperature >40-45 ° C.
    Oggi siamo partiti da Trinidad e purtroppo abbiamo lasciato le bellissime montagne in Colorado e quel po’ di fresco che laggiu’ , badate bene sopra ai 3000 mt slm abbiamo trovato.
    La 7^ tappa da Durango (bellissima cittadina –finalmente- tipicamente western con tanto di saloon con ragazza e pianista le cui foto non so ora dove sono finite) ci siamo trasferiti ad Alamosa attraverso uno scenario finalmente montano ma esagerato in dimensioni e distanze. Immaginatevi un Cancano all’ennesima potenza. Si pedala per centinaia di miglia tra boschi pascoli laghi parchi con altitudini sempre sopra i 2000 mt.
    Nel corso di questa tappa siamo addirittura arrivati al passo Wolf Creek 3308 mt cima Coppi del ns. tour.
    Un Passo immerso in uno splendido quadro su cui sfrecciano in uno stradone a 4 corsie i soliti camion americani giganteschi.
    Non meno bella l’8^ tappa ancora tra scenari “alpini” allargati da alamosa a trinidad con ancora 2 passi La Veta PASS di 2980mt e il Passo della Cugera di 3008 mt.
    Oggi (9^ tappa) come già detto da Trinidad a Ulisses 198 miglia!!! Rettilinei di 40 miglia senza UNA CURVA.
    Ai lati sterminate praterie con mandrie di vacche e tori allo stato brado.
    Il territorio è riserva Indiana Comanche, la temperatura manco a dirlo BOLLENTE.
    Un gestore di store da noi assaltato per il solito Ice e Water è rimasto scandalizzato nel sapere il percorso che stavamo percorrendo in qs. periodo dell’anno in bici, da loro secondo lui a meno che sia molto bene pagato NON PUO’ fare qs. pazzie…ma tant’è anche qs è fatta
    Ora Vado xchè sono ormai le 23 e sono cotto la sveglia è alle 5
    Mario

  2. renato on 3 Agosto 2008

    10^ TAPPA ULYSSES-PRATT KM 240
    Finalmente siamo al giro di boa, 10 tappe fatte ancora 10 da affrontare.
    La prima considerazione che mi viene da fare è quella che probabilmente in Kansas le automobili, i camion ed in genere ogni mezzo di locomozione potrebbe essere immatricolato senza lo sterzo…
    Una volta usciti di casa, infatti basta scegliere una direzione, quindi si va diritti sino alla meta.
    Un unico, infinito rettilineo da seguire.
    Un assurdo rettifilo a prova di sonno nelle prime ore del giorno con l’ennesima alba americana vissuta in diretta. Un “demenziale” percorso come prova di sopravvivenza nelle prime ore meridiane quando il sole a picco sopra i caschi riflette vampate infuocate sull’asfalto.
    Ampiamente meritato quindi l’ennesimo “very crazys”, che il gestore del solito e quanto mai agognato store con ICE, ci affibbia vedendoci pedalare con simili condizioni ambientali.
    Partiti da Ulysses a bordo strada i pascoli diventano presto immensi recinti con centinaia di capi di bestiame, stalle con migliaia di vacche ci accompagnano per miglia.
    Per un breve tratto finalmente proviamo l’emozione di cavalcare le nostri bici fianco a fianco a dei veri Cow Boys impegnati a facilitare il carico del bestiame sui quei bestioni di tir che ci accompagneranno poi per tutto il tratto di strada odierno.
    La tappa di oggi ci ha mostrato poi il vero Kansas, il “ granaio” d’America.
    Qui niente è normale. I campi coltivati a grano e/o mais, per motivi irrigui a forma di cerchio, sono immensi. I trattori (naturalmente John Deere) sono immensi, I silos di raccolta a bordo strada sono immensi. L’America è immensa. Ma noi pedalata dopo pedalata per metà ce la siamo già bevuta!

  3. renato on 5 Agosto 2008

    11^ tappa Pratt – Eureka 232 km
    Per tutto il giorno ho pedalato con la testa altrove ed il cuore gonfio di lacrime. Mi chiedo che senso ha ciò che si fa nella vita di fronte a notizie come questa.
    Ciao MITICO GRAPPEGGIA SMEUS.
    Sarai sempre con noi.

    12^tappa Eureka – Ermitage 290 km

    Partenza alle 5 del mattino, buio pesto. Le deboli e discrete luci montate sulle bici accendono la strada di quel tanto che basta. L’atmosfera è ovattata, nessuno fiata, il sonno di tanti è ancora percepibile tra sbadigli e occhiaie e sbandamenti.
    Le rare auto che sopraggiungono riportano per un attimo alla realtà. Subito torna il buio e persino l’aria pare più fresca.
    Poi come sempre eccolo apparire all’orizzonte. Grande, rosso, molto scenografico e non ancora bollente. Ci si illude che almeno per oggi non sia così feroce. Ci si illude appunto.
    Dalle 9 eccolo già lì pronto a fare il suo dovere, del tutto indifferente alle nostre pene, insensibile alle nostre speranze. Tappa interminabile lunghissima, dal Kansas al Missouri con gli ultimi 50 km sull’ottovolante. Su e giù con l’orizzonte come sempre inavvicinabile. L’arrivo dopo aver costeggiato il bel lago artificiale di POMME De Terre abbandona finalmente gli stradoni per appropriarsi di una stretta strada di collina che ricorda l’Appennino emiliano.
    Ci accoglie a Ermitage allo Shire Motel, Joe, scappato dalla California causa la non più sopportabile moglie. Vedendolo, difficile dare torto… alla moglie.

    13^ tappa Ermitage- Hermann 245 km

    Si parte alle 6, scelta sbagliata: un’ora in più di bagno turco.
    Così è infatti. Pedalare in California-Arizona-Colorado è come piazzare il Ciclosimulatore in sauna e spararsi dai 200 ai 300 km. In Missouri cambia tutto il simulatore lo dovete mettere nel bagno turco: 42°C -98% Umidità. Naturalmente il paesaggio cambia radicalmente, molto verde, lussureggiante. Boschi che arrivano fin sul bordo delle strade con conseguenze devastanti per gli abitanti della foresta.
    Un’autentica strage su queste road di armadilli, procioni, tartarughe, puzzole volpi e daini.
    La tappa oggi ci ha fatto vedere un’America sicuramente più “benestante” con ranch che ostentano lusso fin dalle staccionate di recinzione, la cui proprietà è ben evidenziata e marcata.
    Non come capitava di vedere in Arizona dove la proprietà sembrava solo la conseguenza del fatto che nessun altro al mondo avrebbe mai avuto l’interesse a rivendicarne la stessa.
    Più benessere ha per noi la non proprio gradevole conseguenza di portare molto più traffico.
    La tappa ci porta ad attraversare Jefferson City la cui sede centrale è situata in una molto appariscente costruzione la cui forma richiama la cupola di San Pietro in Roma.
    Il fatto di essere in anticipo sulla tabella ci permette di visitare il palazzo al cui interno è allestito un interessante museo sulla storia del Missouri. Incredibile come pur vestiti in modo sicuramente non adeguato al luogo veniamo ben accolti dal personale di custodia.
    La tappa finisce con asfissianti ed impegnativi mangia e bevi ad Hermann, cittadina posta proprio sul fiume Missouri fondata nel 1882 da una comunità tedesca.

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