“Estate d’arte contemporanea” ad Aprica
31 luglio 2010

APRICA – Una nutrita serie di opere del pittore Lino Brunelli sono all’Aprica per la personale intitolata “Estate d’arte contemporanea”. Si trovano esposte da qualche giorno nell’ampio spazio della hall presso l’Hotel Edelweiss di Aprica, in corso Roma 99, dove resteranno fino al 20 agosto. Una ghiotta occasione per apprezzare la pittura di questo poliedrico artista – è tra l’altro autore del grande murale all’ingresso di contrada Madonna – e per conoscere egli stesso personalmente.

Se vogliamo provare ad entrare nel mondo artistico del Maestro Brunelli, accostandoci in punta di piedi al suo poliedrico, complesso universo creativo dalla mirabile empatia con l’Uomo, dobbiamo affrontare un percorso sfaccettato attraverso l’iter che lui stesso defi¬nisce di “attività archeologica della conoscenza”. Per questa strada filosofica troveremo una innumerevole quantità di “tracce” emerse dal logico fluire del tempo sulla terra e nello spazio, unite alla ricerca umana dell’interazione con esse. Quindi tutto lo sviluppo seman¬tico di quello che è stato prodotto nei secoli è “percepito”, come nota Mario De Marco a proposito di Brunelli, da colui il quale “possiede la chiarezza della consapevolezza… L’artista si avvale di quel ‘terzo occhio’ che gli consente di cogliere nitide intuizioni”. Questo processo di scavo nella complessità del cosmo, dagli eventi naturali o indotti, porta il Maestro a cavalcare i tempi storici e culturali fin dai primordi, assumendo il ruolo di chi, al pari “dei grandi umanisti del Rinascimento, possiede grandi conoscenze di tutto ciò che è collegato all’arte, all’estetica, alla storia ed al pensiero socio-politico”. Questo pensiero è del critico d’arte Ramon Casale, eminente autore delle biografie di artisti quali Mirò e Gaudì.

Possiamo continuare a farci condurre per questo sentiero fantastico di rilevazione sim¬bolica ed approfondimento intellettuale, dalle parole esplicative di Marina De Stasio, che parla dell’opera concreta dell’artista che “mette in relazione l’interno chiuso della terra con l’esterno sconfinato dell’universo, ma forse anche l’universo è guscio e grembo, an¬ch’esso si incurva scintillante intorno all’uomo, come una cupola bizantina”. Ancora ri¬cordiamo, infatti, il rifulgere dell’oro del periodo My Gold con riferimenti al mosaico ed accostamenti plurimaterici.

Mentre su altri piani si è mossa la narrazione creativa di momenti pittorici altrettanto inte¬ressanti, come Anima Mundi, a proposito del quale Roberto Sanesi si esprime così: “uno spazio in cui le figure vengono isolate in una gestualità sospesa, a volte monumentali, arcaiche”, cogliendone il riferimento alchemico, quasi che li Nostro incarni il ruolo di mago contemporaneo dalle multiformi doti di affabulatore.

Così come, date le sue origini di scenografo teatrale in templi dell’opera quali l’Arena di Verona o il Mozarteum di Salisburgo, ci soffermiamo pure sulle caratteristiche plastiche ed espressive delle sue composizioni, dove gli elementi primigenii riempiono il nostro im¬maginario: l’aria, l’acqua, il fuoco e la terra vivono combinati in armonie segniche astratte, per piani paralleli e intersecanti che ricordano, nella sapiente distribuzione dell’oro sulla tela, i grandi maestri trecenteschi o il vigore compositivo di un Velasquez” (Maria Elvira Ciusa). Troviamo ancora il prezioso metallo a definire spazi scenici e riferimenti ai momenti storico-artistici più interessanti ed evolutivi del passato.

Ma non è solo dal punto di vista puramente tecnico o cromatico che stiamo seguendo la poliedrica attività di Brunelli; abbiamo anche esperimenti interessanti di simbiosi fra pit¬tura e musica, la cosiddetta “sinestesia”, che necessita, secondo il prof. Giacomo Gava, docente di Filosofia della Scienza all’Università di Padova, di “una memoria prodigiosa e di una straordinaria personalità, analoghe a quelle del Kandinskij che tracciava una corri¬spondenza tra i colori ed i suoni di specifici strumenti musicali”. L’excursus analitico attraverso i “mondi” esplorati dall’artista non può che concludersi con un’osservazione fatta da lui stesso: «Da sempre mi sono avventurato ad indagare l’animo umano per comprendere le recondite potenzialità creative che hanno portato in superficie le doti geniali di molti artisti, tra cui spiccano maestri come Braque, Kandinskij, Picasso, Siqueiros, dei quali ho capito le ‘tracce’ da loro lasciate sia sul piano figurale che in quello intellettuale. Sì, sono ‘tracce’ le loro opere lasciate nei musei, non sono la totalità dei loro esseri; è impossibile anche per un genio rivelare integralmente ciò che il suo ‘cervello-universo’ concepisce».

E siamo altrettanto grati al Maestro di aver lasciato anche a noi delle “orme” su cui tentare di ricalcare scoperte, intuizioni, emozioni ed indagini psicologiche sull’arte, sull’essere umano, sullo scibile e sull’inconoscibile. Il suo lavoro ”dentro e fuori” la tela ci può accompagnare e sostenere nelle nostre personali ricerche, quali promesse di eternità.

Chi è Lino Brunelli

Nato a Verona nel 1931, pittore e scultore, si è formato in questa città con i maestri Casarini, Nardi, Pigato, Farina. Con Casarini ha collaborato più tardi per alcune scenografie “areniate”. Ma fin dall’età di cinque anni ha seguito, periodicamente, il pittore Pajetta dal quale ha appreso i primi “rudimenti ‘ della pittura raffigurante il paesaggio della ‘bassa veronese, luogo dove Brunelli è vissuto fino all’età di undici anni. Trasferitosi a Verona, intraprende gli studi medi, per proseguire fino alla maturità concludendo la sua preparazione accademica con architettura a Venezia. Consegue poi l’Abilitazione all’Insegnamento all’università di Padova.

Entra nel campo della scenografia a Verona, dove lavora per l’Arena ed il Teatro Romano progettando scenografie operistiche e di prosa. Lavora anche per il Mozarteum Teatre di Salisburgo e per altre quattordici locations per il “Festival dell’Estate” del Comune di Verona. Vengono allestite sue Mostre Personali in mezzo mondo: dall’America all’Australia, dalla Nuova Zelanda al Giappone, dalla Francia alla Russia, dalla Germania alla Jugoslavia.

Lavora per un quinquennio in Toscana, dove conosce e fraternizza con Marino Marini, con Agenore Fabbri, con Alfiero Cappellini, con Vasco Melani, Direttore del Museo Civico di Pistoia e di quest’ul¬timo diventa grande amico e collaboratore nel campo dell’Archeologia. Vasco Melani gli fa conoscere Giorgio Morandi ed Henry Moore.

Al suo ritorno a Verona, gli viene assegnata, per -chiara fama-, la Cattedra di Disegno al Liceo Artistico, nel quale poi crea un Corso Accademico per lo studio del nudo. Si trasferisce a Venezia, città adottiva per i suoi studi, dove insegna Disegno e Pittura al Liceo Artistico e Accademia per più di un decennio. Torna a Verona per assumere la Cattedra di Disegno ed Educazione Visiva all’Istituto d’Arte di Stato, nel quale istituisce un corso Superiore di Scenografia per i giovani diplomati dell’Istituto stesso. Espone In ambiti Museali e Gallerie Pubbliche in Italia e all’estero e viene invitato ad esporre le sue opere del periodo 1985-1994 con una personale al Forum Expo Bonlieu di Annecy a rappresentare l’Italia per “le Rencontres Du Cinema Italien 94″.

Per la seconda volta, gli viene allestita una mostra personale “dieci anni di lavoro ” al Museo della Scienza e della Tecnica -Leonardo da Vinci- di Milano. Successivamente, una mostra disposta in cinque sale al Museo di Milano dal titolo “archeologie mnemoniche” mette in luce la notevole conoscenza dell’artista nel campo dell’Archeologia, Astronomia e Filosofia,

Gli viene assegnata la Cattedra di “Analisi dei Linguaggi Artistici” all’UNI-3 di Milano ed alterna la sua attività d’insegnante con quella di scenografo. Tiene periodicamente conferenze sull’Arte Contemporanea focalizzando i suoi argomenti su: Picasso, Braque, Kandinskij e Siqueiro, suoi “modelli culturali” iniziatori di teorie artistiche-filosofiche “basilari”, nelle quali l’artista veronese si è fermamente identificato.

Brunelli, infatti, è autore di grandi murales in Italia e all’estero ed è anche per questa sua predilezione al grande spazio e alla rapidità di esecuzione dell’immagine espressiva che viene considerato “il più significativo prosecutore contemporaneo della Scuola Picassiana in Italia” (Maria Terea Ocaña, directora del Museo Picasso de Barcelona).

Nell’Anno Accademico 1993-94, Stefania Manzoni dell’Accademia di Brera, si laurea con una tesi: “Geometrico, Astratto, Spazio, Scena” sulla pittura di Lino Brunelli. Il Maestro veneto è membro fondatore del “Michelangelo Lyceum” Istituto de Estudio, Investigacion y Divulgacion de las Artes Platicas de Barcelona. È Direttore Artistico della San Marco – Expo – As¬sociazione Culturale di Quarto D’Altino (VE).

È membro dell’IRRSAE, Istituto Regionale di Ricerca, Sperimentazione Aggiornamenti Educativi della Lombardia.

Nel luglio del 2006 viene nominato dal Comune di Passy (F) Direttore Artistico della “Biennale In¬ternational de Sculpture”, una delle manifestazioni più prestigiose della Francia del sud. Ha lo studio a Verano Brianza (MB) in Via Molino Ponte 1.

Note biografiche del M° Lino Brunelli, estratte dalla tesi di laurea di Stefania Manzoni prodotta nell’anno Accademico 1993-94 a Brera MI): www.linobrunelli.it – E-mail: vitalibr@tin.it.

A cura di Antonio Stefanini

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