MILANO – I restauratori lombardi chiedono il rispetto della loro professione, oggi messa a rischio da alcuni provvedimenti ministeriali che di fatto riducono da qualche decina di migliaia a poche centinaia i restauratori qualificati, quelli abilitati a progettare e a dirigere un intervento di restauro. Per tutti gli altri, rimane la sola qualifica di collaboratore restauratore, cioè di tecnici di secondo livello, a prescindere magari da anni e anni di esperienza maturata su opere di grande valore e prestigio. Tra i laboratori che rischiano di essere declassati, per fare solo due esempi, molte botteghe dei liutai cremonesi e le suore benedettine dell’isola di San Giulio sul lago d’Orta. Anche molti restauratori assunti negli anni dal ministero dei beni culturali con questa normativa non hanno più il riconoscimento diretto.
